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Karate: l’essenza del vivere rispettando gli altri

L’origine delle lotte senza l’uso delle armi, come in occidente, anche in Giappone è remotissima, ma per cercare un qualcosa che si avvicini al moderno Karate dobbiamo ritornare all’inizio di questo secolo, quando il m°Funakoshi tramutò in attuale il vecchio modo di combattere a “mani vuote” (traduzione della parola karate), che si usava nell’isola Okinawa da quando il signore del luogo proibì l’uso delle armi per poter imporre a suo piacimento tasse sempre più alte senza il pericolo di sanguinose rivolte.

Questo nuovo sistema fu accolto con tale entusiasmo che Funakoshi dovette abbandonare l’insegnamento presso l’università, per accontentare le richieste che gli provenivano da Tokio.Da allora in molte scuole si insegna il Karate, che ormai ha acquisito tale popolarità anche come sport agonistico.

Il perchè il Karate, come disciplina, ha ottenuto in così breve tempo un notevole successo è da ricercarsi nella sua completezza sportiva, che cura oltre al fisico, anche il carattere dell’uomo con la ricerca del dominio dei propri istinti ed impulsi attraverso un continuo controllo ed allenamento mentale.

La serietà di questi intenti comporta notevoli sacrifici, sia fisici che psichici, che sono tuttavia compensati adeguatamente dai risultati, non solo nel piano sportivo, ma anche nella vita quotidiana, conferendo all’atleta ed all’uomo capacità di autocontrollo, fiducia nei proprio mezzi, abitudine a superare le difficoltà, rafforzando il carattere ed esercitando il rispetto di sè e degli altri.

Questa disciplina, nel solco della più alta tradizione delle filosofie orientali, rappresenta un validissimo esercizio morale, una lezione di vita che accresce in ognuno il sentimento di amicizia e fratellanza tra gli uomini; inoltre la pratica di questa arte marziale è di beneficio per i giovani e gli anziani: i giovani ottengono una buona condizione fisica, coordinazione, spirito sportivo, autocontrollo e movimenti armoniosi.

Nell’allenamento del Karate deve esserci equilibrio tra forza del corpo e quella dello spirito: l’interesse è incentrato non soltanto sull’autodifesa, ma anche sullo sviluppo interiore. Il praticante acquista il rispetto della società aiutando coloro che sono in difficoltà; maggiore è il livello dell’arte che si raggiunge, più profondi sono l’umiltà e il rispetto dimostrati dal karateka. Questa disciplina non è soltanto una forma di sport salutare, ma anche un mezzo per rafforzare il carattere attraverso il coraggio, la dolcezza, la coordinazione corpo-mente, ben dosati con l’autocontrollo.

Giovani, adulti o anziani, uomini o donne possono praticare il Karate e dopo breve tempo l’allievo avrà già un’apprezzabile capacità di controllo e coordinazione; dopo molti anni l’allievo può comprendere gli effetti che donano freschezza e giovinezza della pratica del Karate e con l’incremento della energia e della sicurezza, l’autodifesa diventerà efficace.

Il Karate libera il corpo dalle impurità, stimola la circolazione e migliora la qualità del sangue, tonifica il corpo e rafforza la salute, poichè tutti i muscoli vengono rafforzati e parallelamente si sviluppano agilità e prontezza di riflessi.

Nella pratica sportiva lo scontro tra due avversari prende il nome di Kumite e viene affrontato con spirito di lealtà, applicando così, anche in questa fase, i principi spirituali che stanno alla base di questa e di tutte le arti marziali.

Il kata è una serie di  movimenti che si svolgono secondo un ordine preciso in sincronia, ritmo e coordinazione e che raffigurano un combattimento con più avversari; come il Karate di cui fa parte, ha sempre scopo di difesa e ciò è dimostrato dal fatto che inizia e finisce con una parata, così che risulti chiaro che il karateka non deve mai attaccare per primo e che, attraverso la disciplina mentale e spirituale del Karate, egli arriva al controllo di se stesso, oltre che alla padronanza delle tecniche: cioè alla superiorità dello spirito.

I praticanti devono il massimo rispetto verso il Maestro, gli istruttori, verso le cinture superiori, verso i compagni di corso e verso il dojo. Oss.

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Comments

  • T’ai Chi Ch’üan , la quiete del movimento | Mediterranews 25 agosto 2011 at 6:53 PM

    […] Pugno della Suprema Polarità. Questa denominazione indica che il T’ai Chi Chuan è un’arte marziale il cui principio fondamentale è il Wu wei , che può essere tradotto come: non agire, niente fare, […]

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  • Per volare alto bisogna saper cadere | Mediterranews 2 novembre 2011 at 10:35 PM

    […] Ju Jitsu, Aikido, Judo hanno il loro fondamento in raffinate tecniche di proiezione e sbilanciamenti, dove chi subisce queste tecniche (detto uke) deve essere in grado di assorbire le cadute con strategie e tecniche particolari. […]

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