I 500 desaparecidos del Mediterraneo. Una odissea infinita per giovani tunisini irreperibili

I 500 desaparecidos del Mediterraneo. Una odissea infinita per giovani tunisini irreperibiliMediterraneo cimitero liquido, frontiera fluida di quella strana Fortezza Europa che delude i figli del mondo desiderosi di un briciolo di aria diversa. Migliaia sono i giovani che hanno tentato di attraversaee quelle poche miglia marittime, centinaia di milioni di euro buttati, dai migranti che pagano i Caronte del mare, dallo Stato italiano che cerca di far fronte ad una immensa massa umana. Le immagini di Lampedusa sono ancora fresche ed i ricordi feriscono gli animi.

Ma ci sono ragazzi che sono spariti, scomparsi nel nulla. Così si legge sul Corriere della Sera.

 Mohamed Bouthoure, è il padre di un ragazzo che a marzo dello scorso anno è giunto a Lampedusa, Meherz sarebbe partito lo scorso 29 marzo da Sfax, Mohamed ha riconosciuto il volto ripreso da un cameramen di Tg5, che riprendeva i primi sbarchi di massa dei giovani che fuggivano dalla Tunisia “rivoluzionaria”. Mohamed, scrivono sul Corriere, ha riconosciuto quel suo inconfondibile giubbotto grigio e i suoi jeans azzurri, gli stessi vestiti con cui, poche ore prima, l’aveva visto partire da casa alla volta del sogno europeo. Mohamed aveva perso le speranze se non fosse che in quel video sembra esserci suo figlio, ma non sa dove è, non ha mai ricevuto una telefonata, un segnale di vita.

Intorno ad almeno 500 migranti c’è un fitto mistero, molti sono rimasti inghiottiti nel cimitero liquido, alcuni di quelli che le famiglie cercano disperatamente sono certamente morti nel maxi naufragio del 14 marzo 2011, poi ci sono gli altri, i fantasmi quelli che pare siano stati visti nei videos.  20 si sa sono vivi, i familiari li hanno visti nei videos e nelle foto dei tanti reportes che sono stati a Lampedusa. Il Corriere della Sera ha raccolto diverse testimonianze : “«Avevano paura di affrontare il viaggio verso Lampedusa, ma la speranza di una vita migliore li riempiva di coraggio» racconta Laifa Seuli, madre di Saber, partito il 29 marzo da Sfax. Non si dà pace neppure Faouzi Hadeji, fruttivendolo a Genova e fratello di Lamjed, partito il 29 marzo, sempre da Sfax. Anche lui ha riconosciuto suo fratello in un servizio televisivo: «Sto diventando pazzo perché ho visto mio fratello in video, a Lampedusa, ma sono nove mesi che non lo sento. Prima di imbarcarsi, mi aveva promesso che mi avrebbe raggiunto a Genova, ma non è mai arrivato. Vorrei sapere dove si trova».” La ricerca è continua e ci pensa  Rebeh Kraiem, responsabile dell’associazione Giuseppe Verdi di Parma, che è impegnata nella ricerca dei 500 giovani perchè il governo ed i consoli tunisini non li riconoscono anzi così dichiara Kraiem:  «Consoli e ambasciatore sono ancora legati al vecchio regime – spiega Rebeh –. Considerano i profughi traditori della patria e per questo non vogliono aiutarci. E’ vergognoso, trattano questi ragazzi come cani». Rebeh ha organizzato tante iniziative, a Genova, a Palermo, ovunque si possa manifestare.

I ragazzi probabilmente sono in qualche CIE non possono essere scomparsi ma perchè non danno notizie? Questo di certo è molto molto strano.

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