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Il vulcano Marsili dorme. Non esistono prove del suo risveglio

Published on mag 31 2012 // scienze e tecnologia     Questo articolo è stato scritto da Francesco Piazza

Il vulcano Marsili dorme. Non esistono prove del suo risveglio Il pericolo Vulcano Marsili: esiste o no? E’ attivo o è spento? Si sta scaldando per distruggere  l’Italia del Sud? Molteplici teorie si alternano ora dopo ora. In ogni caso uno dei pareri degni di nota è certamente quello di Daniele Ingemi che in un interessante articolo apparso su meteoweb spiega come e perchè Marsili potrebbe essere una delle principali e costanti fonti di rischio-tsunami del mar Tirreno e di tutto il Mediterraneo.

Marsili, come abbiamo già accennato non è però l’unico vulcano che potrebbe mettere a rischio l’Italia. Sulle ipotesi di tsunami nel Mediterraneo e nel Tirreno importante risulta essere lo studio del professor Franco Ortolani, ordinario di geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli Federico II.

Secondo gli esperti di meteoweb, che, a quanto pare osservano quotidianamente il  Marsili  e sottolineano in più parti di un interessante editoriale che “il  Marsili non si è assolutamente risvegliato, è laggiù fermo e inabissato, sempre silente così come l’abbiamo conosciuto grazie al lavoro e alle ricerche degli studiosi che ci rivelerebbero subito un suo eventuale stato di risveglio.”

Intanto nell’archivio di meteoweb si scopre che  il dott. Marcello Martini, Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, aveva dichiarato, in materia di vulcani sommersi e fucine energetiche del Tirreno che, tutto è possibile.
“Sì, se n’è parlato di recente: il Marsili è una possibile fonte di tsunami. Anche il Vavilov: sappiamo che “ne manca un pezzo”, cioè in passato su una sua dorsale c’è stata una grande frana. Il rischio tsunami c’è come per le Eolie, basti pensare allo Stromboli e a quanto accaduto il 31 dicembre 2002 quando una frana lungo la sciara del fuoco determinò un maremoto in tutto il tirreno: per fortuna era dicembre e non agosto, altrimenti chissà cosa sarebbe potuto succedere. Comunque siamo molto più preoccupati del Vesuvio, anche come possibilità, rispetto ai vulcani sottomarini del Tirreno, in quanto i problemi immediati sono molto più elevati. Per quanto riguarda il Marsili, il Vavilov e gli altri vulcani sommersi nel Tirreno, pensiamo da anni allo sfruttamento dell’energia geotermica. Pensate che il Marsimi il più grosso vulcano d’Europa con una base di oltre 170 chilometri: si potrebbe sfruttare proprio l’energia geotermica. Però forse ci sono molte zone più accessibili sulla terra ferma. Anche sui Campi Flegrei stiamo facendo uno studio simile: sarà scavato un piccolo “pozzo” per studi fino a quasi 4 mila metri di profondità, non sarà verticale perchè dopo mille metri devierà verso il centro della principale caldera flegrea, partendo dai bordi. Vedremo cosa ne verrà fuori“.

Marsili diventerà un grande produttore di energia geotermica entro il 2015.

Certo niente di tutto ciò esclude un maremoto o uno tsunami, nè per il prof Martini nè per il prof Ortolani.

Cercando in rete poi si trovano le ipotetiche pericolosità del Marsili. Infatti, il peggior timore dei geologi tuttavia è un’eruzione sottomarina, che comporterebbe  rischi non trascurabili, ma la vera paura è che una ipotetica  eruzione possa determinare il crollo di una parete dell’edificio vulcanico; evento che causerebbe uno tsunami di proporzioni inquietanti mettendo a rischio l’incolumità degli abitanti di ben quattro regioni: Calabria, Sicilia, Sardegna e Campania.

Solo se il Marsili dovesse risvegliarsi sarebbe plausibile un tale scenario, sopratutto perchè buona parte delle rocce che compongono il Marsili è a bassa densità , fattore che accresce il pericolo di un collasso di grande entità in quanto ha come conseguenza la fragilità delle stesse; in tal caso l’altezza dell’onda del maremoto potrebbe raggiungere i 20 m.

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