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Introduzione e commento a “Se questo è un uomo” di Primo Levi

Published on gen 19 2013 // rubrica     Questo articolo è stato scritto da Acquario

giornata della memoria” Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no. “

Sono questi alcuni dei versi della poesia introduttiva del romanzo “Se questo è un uomo” di Primo Levi , versi ispirati all’antica preghiera dello Shemà, e ne spiegano il titolo.
Primo Levi, ebreo e partigiano riesce a sopravvivere all’incubo del lager ma, affinchè questa esperienza di totale disumanizzazione, di perdita di ogni dignità e identità umana non debba mai più ripetersi è necessario, dice Levi, che tutti sappiano che cosa ha significato essere prigioniero nei lager nazisti e mai lo dimentichino

La poesia  “Se questo è un uomo” è una poesia in versi libero con quattro strofe, che si può dividere in 4 parti.
La prima che si indirizza ai destinatari del libro
La seconda che descrive le condizioni di vita per gli uomini e le donne nei campi di concentramento e che mostra l’assenza di valore della loro vita nei campi.
La terza che indica il desiderio di testimonianza del libro e l’importanza della memoria
La quarta che comporta delle minacce a quelli che decidono di non mantenere la memoria di quest’orrore.

Nella prima parte della poesia, Primo Levi si indirizza direttamente ai suoi lettori con l’uso del ‘voi’ collettivo. Levi fa diretto riferimento alla condizione del lettore, descrivendo in modo confortante quelle che sono le certezze della vita di ogni individuo (una casa, parenti ed amici, il cibo). In questo modo, sentendosi chiamato in causa e potendosi anche riconoscere nei primi versi, il lettore ha in primis tutta l’attenzione dello scrittore e, poi, può anche sentire ancora più forte e cruda la descrizione della vita dei deportati nei Lager, priva di certezze, che procede invece con ritmo incalzante nella seconda parte della poesia.

La seconda parte della poesia costituisce una rottura rispetto alla prima parte. In questa parte, Primo Levi si indirizza direttamente ai suoi lettori per lasciarli giudicare se quello che sta per dire è normale o no
Primo Levi evoca il loro lavoro faticoso e avvilente l’ umiliazione la vita da schiavi, la fame e l’assenza di solidarietà il continuo stato di ansietà. Levi descrive in quali condizioni erano ridotte le donne. Queste ultime perdevano tutta la loro bellezza, e la loro femminilità, simboleggiata nella poesia dalla capigliatura.
Oltre la bellezza, le donne hanno perso la volontà di ricordare il passato e il loro grembo è freddo perché hanno perso i loro bambini oppure perché sono talmente deboli che non sono più capaci di avere bambini, o ancora perché perdono la capacità di essere madri, di dare la vita. Il seno, simbolo del latte dato ai bambini è freddo, perché non c’è più il calore della vita a riempirlo. Il paragone finale con la rana animale gelido e viscido e l’evocazione dell’inverno , la stagione più fredda e nella quale non c’è più vita, metafora del freddo simbolo di morte .

Nella terza parte, Primo Levi, con l’uso del verbo ” meditate” aspetta una riflessione da parte dei suoi lettori dopo la lettura del libro.  Non vi è menzogna nel racconto ”  questo è stato ” è realmente accaduto anche se sembra completamente assurdo e orribile.

Nell’ultima parte, infine, Primo Levi dà al lettore una responsabilità : il lettore deve continuare a parlare di quello che è successo agli altri, deve mantenere la memoria dell’accaduto ” Vi comando queste parole “, non deve dimenticare i fatti : ” scolpitele nel vostro cuore “.

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