Embargo ore 22,30:Mons.Nosiglia Veglia Pasquale in Cattedrale

rp_Cesare-Nosiglia-220x220.jpgVeglia Pasquale 2014. OMELIA DELL’ARCIVESCOVO DI TORINO CESARE NOSIGLIA, SABATO 19 aprile
Cattedrale di Torino, a partire dalle ore 21.30.

Durante la veglia l’Arcivescovo conferisce i sacramenti
dell’iniziazione cristiana a 23 catecumeni.
[INFO: don Andrea Fontana, +39 3471129801]

<<EMBARGO ORE 22,30.
“Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà”.
Con questo forte invito l’apostolo Paolo richiamava i suoi cristiani
di Efeso ad alzarsi da una situazione di torpore spirituale in cui
erano caduti dopo aver accolto la luce della fede in Cristo. E
aggiungeva: “Un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore.
Comportatevi come figli della luce; il frutto della luce consiste in
ogni bontà, giustizia e verità” ( Ef.5-8.14).

In questa notte santa della Veglia pasquale il cero
acceso, simbolo di Cristo risorto, illumina le tenebre e si alza il
canto entusiastico della Chiesa: “O notte veramente gloriosa in cui la
luce di Cristo ha vinto le tenebre del peccato e della morte”.
Celebrare la Pasqua significa lasciarsi illuminare da questa luce e
passare con Cristo dalla morte alla vita. Si tratta di un passaggio
che, iniziato con il Battesimo, si attua giorno per giorno durante
tutta l’esistenza del cristiano. Per questo tra poco rinnoveremo le
promesse del nostro Battesimo e avremo la gioia di accogliere nuovi
membri nella nostra Chiesa nei catecumeni, che riceveranno i tre
sacramenti della iniziazione cristiana. Tutto ciò ci richiama con
evidenza i doni di grazia che tutti abbiamo ricevuto e che insieme con
loro vogliamo confermare.

Sono doni di vita vera ed eterna, che immettono nella
nostra esistenza di peccatori il germe di quella rinascita spirituale
che ci fa creature nuove e sante per opera dello Spirito che ci è
stato dato. Ma tocca a noi rispondere a questi doni con l’impegno di
morire con Cristo al peccato una volte per tutte e rinunciare a
seguire il nostro egoismo, le nostre passioni ingannatrici, la nostra
innata superbia per imparare ad amare e a servire. Per questo, grida
ancora l’apostolo Paolo: “Consideratevi morti al peccato ma viventi
per Dio in Cristo Gesù”. Siamo dunque liberi dal peccato e dalla morte
perché siamo stati uniti a Cristo, sepolti con lui nella morte e resi
partecipi della sua risurrezione. Si tratta di una libertà che ci fa
forti e capaci di vincere il male, che è in noi e attorno a noi, e ci
rende portatori nel mondo della Pasqua del Signore. È questa la
certezza di fede che deve risuonare nelle nostre coscienze personali,
in ogni famiglia e comunità, nell’intera società. La risurrezione di
Cristo da morte infatti innesta nella storia una forza sconvolgente di
cambiamento di cui  noi cristiani siamo chiamati a farci carico
“comportandoci con ogni bontà, giustizia e verità”  per dare al mondo
la testimonianza che siamo “figli della luce”. Un impegno che ci
sprona a lottare affinché la vita trionfi sempre sulla morte,  la
dignità e l’accoglienza di ogni persona prevalgano su interessi
commerciali o politici, il vero bene dell’uomo sia perseguito ad ogni
costo, anche sul piano familiare, sociale ed in ogni ambito del
vissuto e delle attività umane, dal lavoro alla cultura, dalla
politica all’economia, al tempo libero.

Non possiamo rassegnarci di fronte ad un mondo dove il
valore primario della vita viene considerato sempre meno e dove solo
una vita giudicata buona, bella e felice è degna di essere messa in
grado di esistere. Promuovere la vita di tutti e di ciascuno significa
farsi carico con impegno delle situazioni più estreme di morte e di
emarginazione, che tendono a prevalere nella mentalità, nella cultura
e nella stessa legislazione che regola l’esistenza della persone.

“Non abbiate paura, voi!” dice l’angelo alle donne accorse al sepolcro
di Cristo “So che cercate Gesù  il crocifisso. È risorto, non è qui”.
Cristo non è più nel sepolcro, non abita là dove c’è l’impotenza e la
paura di testimoniare e vivere la verità sull’uomo e sulla vita,
l’indifferenza verso gli altri,il rifiuto di chi è diverso da sé per
cultura, nazione o religione, l’egoismo che uccide più di tante
guerre. Cristo abita là dove c’è un uomo che sa amare, sperare,
soffrire fino a dare la vita per il prossimo; là dove la vita è difesa
e promossa a qualsiasi costo dal suo sorgere al suo naturale
tramonto,là dove si deve lottare perché i diritti al lavoro, a una
casa e a una famiglia, a una sanità dove la persona del malato sia
presa in carico per le sue necessità fisiche e interiori,a un ambiente
salubre e ricco di relazioni positive siano garantiti ad ogni
cittadino e la giustizia e legalità siano promosse  in vista del bene
comune di tutti.

Viviamo in un tempo di tiepidezza spirituale e civile, in
cui il torpore e una rassegnazione investono anche tanti cristiani e
stemperano gli slanci generosi di fede, e di solidarietà, all’interno
di una quotidianità tesa solo a gestire al meglio la propria vita,
senza entusiasmo e progettualità per il futuro, dove chi è povero lo
diventa sempre di più e chi sta bene riceve profitti e ricompense
sempre più grandi. La Pasqua rompe tutti questi schemi precostituiti
da scelte economiche e sociali che privilegiano i pochi a scapito dei
molti, ci spinge a superare le nostre paure, penetra con la sua forza
dirompente dentro le situazioni stagnanti in cui ci muoviamo e ci
invita a svegliarci dal sonno dell’acquiescenza sterile e dello
scoraggiamento. La luce di Cristo, che ci illumina, non lascia niente
nell’ombra e ci permette di vedere bene il cammino da compiere insieme
per un progresso che investa l’esistenza di ogni persona e la renda
protagonista del suo futuro per una città più giusta e solidale.

Tutto è possibile per chi crede in Cristo risorto, nessun
traguardo gli è escluso e nessuna situazione, anche la più tragica e
definitiva, resta tale senza possibilità di cambiamento. Ma occorre
che questo messaggio lo proclamiamo, noi credenti, ogni giorno e lo
viviamo con coerenza in famiglia, nell’ambiente di lavoro, nella
professione e nella società.

“Andate a dirlo ai discepoli che Gesù il crocifisso è
risuscitato dai morti”: è la consegna data alle donne, ma è anche la
consegna che questa notte la Chiesa ci invita ad accogliere, il
mandato missionario che tocca la coscienza e l’esistenza di ognuno di
noi per spronarci a rendercene responsabili e divulgatori. Non
possiamo tacere ciò che questa notte ci unisce insieme nella
professione della fede e nella celebrazione dell’evento stupendo della
nostra salvezza. Se siamo convinti che Cristo è veramente risorto da
morte, lo dobbiamo testimoniare con scelte concrete di vita nuova, a
tutti senza timore e con grande gioia. La Pasqua del Signore infonda
nel nostro animo la determinazione di mostrare che solo in lui, il
risorto e il vivente, c’è il riferimento più sicuro per dare ad ogni
persona e all’intera società la luce necessaria a percorrere la strada
dell’autentica promozione umana e della vera pace. Le promesse
battesimali, che tra poco rinnoveremo, siano il suggello del nostro
impegno ad vivere la fede in Cristo morto e risorto con una coerente
accoglienza del Vangelo e con una sua coerente attuazione coraggiosa
di fronte a tutti.

Amen.

+Cesare Nosiglia
Arcivescovo di Torino>>
EMBARGO

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