Mostra Guadagnuolo in occasione della Canonizzazione Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII

Mosta di Guadagnuolo libreria Leoniana

Mosta di Guadagnuolo libreria Leoniana

Una mostra a Roma di Guadagnuolo per celebrare i Beati Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII

            Il pittore Francesco Guadagnuolo considerato uno dei maggiori artisti del rinnovamento iconografico dell’arte sacra, già ritrattista di Karol Wojtyla in tante occasioni del suo pontificato, grazie anche alla conoscenza personale col Pontefice, non poteva, con la sua sensibilità, restare indifferente o semplice spettatore di un simile evento. E, infatti, ecco esporre a Roma una grande mostra dedicata a Giovanni Paolo II e a Giovanni XXIII, che sarà inaugurata a Roma il 24 aprile presso la storica Libreria Leoniana Via dei Corridori, 28, adiacente al Vaticano, accanto al Braccio destro del colonnato berniniano (guardando la Basilica) e rimarrà aperta fino al 30 maggio 2014 con orario 8,00 alle ore 18,30 e il giovedì: 8,00/13,00 15,00/18,30 con ingresso libero.

Francesco Guadagnuolo ripercorre con la sua arte il Pontificato di Giovanni Paolo II, da cui l’artista aveva meritato particolare stima personale e di cui si è fatto “cantore” sia delle opere letterarie sia del suo drammatico percorso di sofferenze e di universale esemplarità negli ultimi anni.


 In occasione della Canonizzazione del Beato Giovanni Paolo II pubblichiamo il saggio di Mons. Sante Montanaro, già Segretario della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra, che descrive il lavoro artistico di Guadagnuolo.

 

LE OPERE D’ARTE DI FRANCESCO GUADAGNUOLO SULL’APOSTOLATO DI GIOVANNI PAOLO II

 

           “Durante il suo lungo Pontificato, iniziato il 16 ottobre 1978, Giovanni Paolo II mostrò sempre più ampiamente e incisivamente la sua capacità di comunicare con ogni tipo di persone, dalle più semplici alle più colte, interessandosi ad ogni campo dell’attività umana, come al mondo della cultura, delle arti e dello spettacolo. In quest’ultimo ambito Egli coltivò fin da giovane, nel 1942, l’amore per il teatro, scrivendo vari testi, in cui compariva come autore e anche come attore nel Teatro Rapsodik di Cracovia, il più noto dei quali è “La Bottega dell’Orefice” composto nel 1960 sotto lo pseudonimo di Andrzej Jawień. Testo di profondo contenuto morale, esso riguardava le tematiche familiari, degli sposi, dei genitori e dei figli.

Nel 1979, dopo che Karol Wojtyla salì al soglio pontificio, “La Bottega dell’Orefice” fu illustrata da Francesco Guadagnuolo su sollecitazione dell’Arcivescovo Mons. Giovanni Fallani, Presidente della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia. Il giovane artista siciliano produsse sei acqueforti che manifestavano in lui una notevole capacità di interpretazione espressa con un tratto ad un tempo incisivo e delicato. Per il pittore Guadagnuolo si trattò di un sicuro successo che lo fece entrare negli ambiti spazi della cultura romana. Da allora costituì l’inizio della sua grande avventura d’arte per cui oggi è considerato uno dei più qualificati e prolifici pittori innovatori dell’arte sacra contemporanea. Degna cornice dei favorevoli commenti che filosofi, storici e critici d’arte come Rosario Assunto, Ferruccio Ulivi, Nicola Ciarletta, Pasquale Rotondi, Ennio Francia, Pietro Amato, Vittorio Stella, Mario Scotti, Vito Riviello, Franco Simongini, Sandra Orienti, riservarono alle sei acqueforti de “La Bottega dell’Orefice”, è quanto Monsignor Fallani scrisse al Guadagnuolo. Lo trascriviamo qui di seguito: Roma, 24 gennaio 1980 «Carissimo Artista, ... desidero che ti giunga l’affettuosa parola di stima per le sei acqueforti che hai eseguite, ispirate allo stupendo dramma della “Bottega dell’Orefice” di Papa Wojtyla. Sei penetrato nel dramma, hai sentito la verità dei personaggi e la gravità del loro problema. Nei volti e negli atteggiamenti si legge la nobiltà dei pensieri che muovono l’azione, nella quale è presente, anche se invisibile, il Personaggio principale. La via da te seguita non è la più facile: al dono della chiarezza hai aggiunto, senza timore, la forza del pathos che caratterizza questa sacra rappresentazione. Mi auguro che il pubblico presente raccolga il messaggio e la tua interpretazione, che unisce, nel clima della giovinezza e dell’arte, una volontà nuova, la quale iniziando così bene mi auguro che andrà molto lontano. Con il più cordiale saluto, affettuosamente». + Giovanni Fallani, Vescovo. Alla grande stima goduta presso l’Arcivescovo Fallani è anche dovuto l’invito del 1980 al maestro Guadagnuolo affinché realizzasse una grande tela sul tema “Cristo nel dolore umano”, da inserire in una mostra d’Arte Sacra e Liturgica da allestirsi nell’Abbazia di Montecassino in occasione del XV centenario della nascita di San Benedetto. Pur essendo il più giovane, il Guadagnuolo era stato invitato insieme con i più noti maestri Pietro Annigoni, Pericle Fazzini, Emilio Greco, Giovanni Hajnal, Pietro Canonica, Francesco Messina, Sante Monachesi, Domenico Purificato, Bruno Saetti, Gregorio Sciltian, Riccardo Tommaso Ferroni.

Di Papa Giovanni Paolo II, all’inizio del suo Pontificato, il significativo messaggio «Non si comprende l’uomo senza Cristo» colpì nel profondo dell’anima l’artista Guadagnuolo, portandolo ad essenziali riflessioni sui rapporti dell’essere umano con Dio. Forte di questa sua convinzione, Papa Wojtyla dimostrò subito la volontà di concentrare la sua attività pastorale sull’uomo contemporaneo, con le sue angosce e i suoi problemi materiali e spirituali. Su questo spirito si fonda la sua prima Enciclica dal titolo “Redemptor hominis”, che proclamava il messaggio salvifico di Cristo, seguita l’anno successivo da una seconda Enciclica intitolata “Dives in misericordia”, nella quale sottolineava il dovere della Chiesa di conciliare trascendenza ed immanenza nell’opera di compassione attiva verso l’infelicità umana.

Stimolato da queste profonde manifestazioni del pensiero del Pontefice, sotto la guida dell’Arcivescovo Giovanni Fallani, Francesco Guadagnuolo rese questi concetti in efficaci immagini. Per il tema filosofico e cioè l’“Humanitas”, produsse una cartella di sei acqueforti (1979/’80). Il maestro Guadagnuolo ha inteso rappresentare la vita umana in tutte le sue problematiche che investono i temi filosofici esistenziali, quali il mistero della vita stessa e della sua fragilità che genera angoscia e insieme a tutto questo la speranza che nasce dalla fede. Nell’illustrare i principi contenuti nell’Enciclica di Giovanni Paolo II “Dives in misericordia”, l’artista ha prodotto una cartella di incisioni nelle quali raffigura accanto alla paura delle armi atomiche e all’ingiustizia, la pietà umana che si richiama ai grandi valori cristiani.

A ben riflettere, il nostro artista, consapevole o meno, aveva con la sua produzione artistica anticipato quel grandioso avvenimento: il Giubileo Straordinario della Redenzione, proclamato da Giovanni Paolo II nel marzo 1983 per commemorare i 1950 anni dalla morte di Cristo. Mons. Fallani ha invitato Guadagnuolo per il Giubileo della Redenzione, a trattare un importante tema “Dio-uomo”. L’artista giunse a realizzare un’opera intensa rivelante fede e trascendenza nel Dio fatto Uomo.

I numerosi incontri dell’artista Francesco Guadagnuolo con Monsignor Giovanni Fallani, teologo, storico e critico d’arte, per una reciproca e migliore conoscenza del pensiero religioso di Papa Wojtyla e l’assidua presenza dello stesso artista negli ambienti della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra per l’organizzazione di convegni e mostre di arte religiosa e sacra avevano finito con il creare fra quei due personaggi una quasi familiarità e una tale confidenza per cui il Fallani, acuto conoscitore di uomini e di talenti, un giorno, parlando del Guadagnuolo, lo aveva definito un eccellente interprete dei drammi della coscienza umana e un artista capace di presentare con ottime rappresentazioni pittoriche la realtà politica dei nostri tempi. Rispondendo ad una richiesta dello stesso Mons. Fallani, Guadagnuolo si dedicò alla trasposizione visiva di quattro commedie di argomento politico scritte da Vittorio Alfieri tra il 1802 e il 1803. I titoli “L’Uno”, “I Pochi”, “I Troppi”, “L’Antidoto”, si riferiscono a diverse forme di governo e precisamente: la monarchia assoluta, l’oligarchia, la demagogia, alle quali Alfieri (fiero nemico della “tirannide”) contrappone, con una visione moderna e anticipatrice per quei tempi, la monarchia costituzionale come la forma più giusta per attuare il buon governo. Non ne sono sicuro, ma c’è da credere che il Guadagnuolo, mentre andava escogitando i segni e le forme con cui esprimere i tre veleni della società, avrà pensato in anticipo a ciò che il Cardinale Roger Etchegaray avrebbe affermato nel 1988 riguardo all’azione concomitante della Chiesa: «Essa nell’ambito di quelle che sono le sue fondamentali convinzioni, i suoi principi, i suoi valori, indica all’uomo le strade da percorrere per costruire una società fondata sull’amore, sulla giustizia, sulla solidarietà». Lo stesso Cardinale sottolineava poi la grande importanza dell’azione moralmente incisiva di Giovanni Paolo II, esplicatasi anche in ambito politico internazionale, in particolare nei confronti di capi comunisti, quali i generali Wojciech Jaruzelski, Augusto Pinochet e Fidel Castro.

Anche di una fusione tra letteratura e arte in un linguaggio unico di poesia e in un messaggio di verità e fede occorre parlare a proposito degli “Inni Sacri” di Alessandro Manzoni e della Divina Commedia di Dante Alighieri. Sugli “Inni Sacri” del Manzoni Francesco Guadagnuolo lavorò nel 1985, in occasione del secondo centenario della nascita dello scrittore. Ne vennero fuori nove incisioni che furono presentate in diverse città, tra le quali a Roma, nella Sala dei Cento Giorni del Vasari al Palazzo della Cancelleria e a Sant’Ivo alla Sapienza. Le acqueforti ispirate all’artista dalla lettura e dalla meditazione degli “Inni Sacri” di Alessandro Manzoni rendono efficacemente l’alto livello di spiritualità che quei componimenti poetici esprimono, dopo il superamento da parte del grande scrittore del proprio tormento interiore, acquietatosi nella fede e in una speranza cristiana sincera e profonda.

Per la mostra “Dante in Vaticano” (1985, Braccio di Carlo Magno-Basilica di San Pietro) Guadagnuolo eseguì alcune acqueforti sulla Divina Commedia tra cui “San Domenico nella gloria del Paradiso”. Essa fu occasione per l’artista di un colloquio con Papa Giovanni Paolo II, durante il quale il Pontefice auspicò che quell’opera rappresentasse l’inizio rispetto ad alcune ispirazioni alla Divina Commedia di più ampio respiro.

Assisi: San Francesco e i giovani

Nel 1978, all’inizio del suo Pontificato, Papa Giovanni Paolo II aveva concluso così una sua calda preghiera a San Francesco: Assisi, 5 novembre 1978 «… Aiutaci, San Francesco d’Assisi, ad avvicinare alla Chiesa e al mondo di oggi il Cristo. Tu, che hai portato nel tuo cuore le vicissitudini dei tuoi contemporanei, aiutaci, col cuore vicino al cuore del Redentore, ad abbracciare le vicende degli uomini della nostra epoca. I difficili problemi sociali, economici, politici, i problemi della cultura e della civiltà contemporanea, tutte le sofferenze dell’uomo di oggi, i suoi dubbi, le sue negazioni, i suoi sbandamenti, le sue tensioni, i suoi complessi, le sue inquietudini…

Aiutaci a tradurre tutto ciò in semplice e fruttifero linguaggio del Vangelo. Aiutaci a risolvere tutto in chiave evangelica affinché Cristo stesso possa essere “via–verità–vita” per l’uomo del nostro tempo.Questo chiede a te, figlio santo della Chiesa, figlio della terra italiana, il Papa Giovanni Paolo II, figlio della terra polacca. E spera che lo aiuterai».

Questa preghiera era ben conosciuta dall’incisore e pittore Francesco Guadagnuolo il quale sapeva pure bene quanto Giovanni Paolo II aveva a cuore l’invio di un bel messaggio francescano che riuscisse ad avvicinare i giovani a Cristo. Nel 1984 trovò ispirazione nel nostro artista di realizzare una cartella di grafica su “San Francesco e i giovani”. Ammirando le sei acqueforti che vi erano contenute, Monsignor Fallani si espresse in questi termini: «… Questa volta il messaggio parte da San Francesco, il Santo che ha illuminato di speranza la vita. Egli sa che le sofferenze possono trasformarsi in pietre di luce da offrire a Dio. Guadagnuolo interpreta questo messaggio e lo trasmette ai giovani, fiducioso che possa avere il consenso di altri e continuare così ad una missione, che tocca le coscienze e rende sana la vita… L’artista ha voluto unificare, come nel suo spirito, così nell’immagine, l’arte e la spiritualità… ».

Nel 1984, c’era stato il messaggio: “San Francesco e i giovani”; nel 1986 il Papa volle e indisse ad Assisi il primo incontro di tutte le religioni del mondo in nome della Pace e del rispetto reciproco.

Uomini anch’essi di pace, il Cardinale Sebastiano Baggio e l’artista Francesco Guadagnuolo s’immedesimarono nelle preoccupazioni del Santo Padre per i pericoli a cui era esposto il valore della vita umana nel mondo contemporaneo così pieno di contraddizioni e di conflitti.

Pertanto, Guadagnuolo realizzò la cartella incisoria “La Pace valore senza confine, presentata dapprima a Roma nell’Istituto San Francesco a Ripa e poi in Assisi, monumento aere perennius, per l’Anno Mondiale della Pace.

Con il 1987, l’opera artistica del Guadagnuolo segnò una più attenta e ponderata riflessione in vista di sempre nuovi spazi d’indagine, riguardanti grandi temi della storia sacra con la realizzazione di tavole pittoriche quali: Maria e la sua vita, Passione e morte di Cristo.

Un anno dedicato a Maria

Nel 1987 cadeva l’anniversario del Concilio Ecumenico Niceno II, celebrato milleduecento anni prima, nell’847, durante il quale i saggi Padri diedero fondamento teologico all’arte nell’ambito religioso, aprendo così la strada agli artisti dell’Europa cristiana.

Nello stesso anno, Papa Giovanni Paolo II, pubblicata il 25 marzo l’Enciclica “Redemptoris Mater”, uno studio sulla Madre di Dio della quale veniva ricordata la centralità quale mediatrice divina fra Dio e l’uomo, indiceva l’Anno Mariano, durante il quale, a cura del Collegamento Mariano Nazionale, furono programmate varie manifestazioni religioso-culturali. Fra queste memoranda resta l’esposizione d’arte su “La Vita di Maria”, facente bella mostra di sé nel celebre Santuario Mariano del Divino Amore, durante la visita del Santo Padre in tale località. Questa particolare produzione di Francesco Guadagnuolo ispirata alla Madonna mostra una spiritualità così intensa da superare i limiti del tempo e la caducità che il suo scorrere comporta.

Crocifissione e Morte del Signore

In un articolo de Il Corriere della Sera del 17 febbraio 1988, dal titolo «In mostra la “Crocifi ssione”» di Guadagnuolo, Pietro Lanzara ricordava Max J. Friedländer, conoscitore d’arte, il quale, trattando il solenne evento della Passione di Cristo, scrisse: «Pensiamo al Crocifisso di Grünewald che offre al nostro sguardo, crudamente, da vicino, con estrema chiarezza, il culmine del tormento fisico. Come mai rimane uno spettacolo sopportabile, come mai non ne deriva un’onda di orrore a travolgere il piacere della contemplazione? Perché, nonostante il massimo naturalismo, non il corpo martoriato ci sorge dinanzi, ma la sua immagine. Perché il maestro ci trasmette la sua visione, e quindi il suo religioso fervore, con tanta purezza e decisione che la nostra fantasia, distolta dal doloroso inesorabile presente, vive il grande avvenimento lontano; e l’orripilante diventa commovente dramma. In quel quadro, Cristo non muore ora, non qui, ma dappertutto e sempre, quindi mai e in nessun luogo».

Queste or ora riportate meditazioni sono le medesime che si provavano anche di fronte alla “Crocifissione”, di Guadagnuolo un grande olio su tela, posto in verticale, di tre metri per due, esposto a cura dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana “G. Treccani” nella Sala Igea del Palazzo Canonici Mattei in Roma, sede romana dell’Istituto.

Fissando bene il dipinto, si notavano tre suddivisioni orizzontali: in alto lo scorcio di ciò che rimaneva di un paesaggio, brandelli di case distrutte; al centro le tre croci nel momento culminante del martirio di Cristo; nella parte sottostante s’intravedevano i peccati della società che umiliano i valori umani. Unico conforto la figura luminosa di Cristo che svelava pace e risurrezione.

La “Crocifissione” del Guadagnuolo va oltre la storia per descrivere le cronache della vita con i propri drammi e le proprie vicissitudini, dove l’umanità si ritrova a patire congiuntamente alla grande sofferenza divina.

Il crollo del comunismo

9 novembre 1989, crollo del muro di Berlino: questa data è ormai incisa nella Storia come l’inizio della caduta di un regime, quello comunista, che per lunghi anni aveva assoggettato i popoli dell’Est europeo alla sua dittatura. Gli avvenimenti che portarono a quest’evento decisivo videro come principali protagonisti il Presidente americano Ronald Reagan, Papa Giovanni Paolo II, Michail Gorbaciov, Segretario PCUS dal 1985. Uno degli episodi più significativi era stato in precedenza il viaggio di Papa Wojtyla nella nativa Polonia nel 1979; intorno a Lui, Portatore della Fede, si era raccolto pacificamente il popolo polacco, a contraddire la propaganda atea del Regime.

In seguito, la visita in Vaticano, il 1° dicembre 1989, di Gorbaciov, accompagnato dalla moglie Raissa ed ormai Presidente dell’URSS, sottolineava ufficialmente il cambiamento di rotta della Federazione russa, che la Santa Sede riconobbe il 1° gennaio 1992, dopo i gravi fatti del 1991. In questo periodo, infatti, era avvenuta l’improvvisa presa del potere da parte di Eltsin, con l’esclusione del riformatore Gorbaciov. Il crollo di un’utopia così diffusa qual era stato il comunismo sovietico e i conseguenti problemi di grave instabilità che preoccuparono tutto il mondo, incisero profondamente nel sensibilissimo animo del pittore Guadagnuolo che nel 1991 si affrettò a preparare ed allestire una grande mostra d’arte dal titolo “San Pietroburgo. C’era una volta Lenin”. In essa si prefiggeva di fissare in immagini, con tratti vigorosi e incisivi e colori intensi, lo stato d’animo di tutti di fronte agli ultimi avvenimenti che deludevano le molte speranze di un’apertura dell’Unione Sovietica alla democrazia, dimostrando come all’artista spetti anche il compito di testimoniare e di fissare la Storia.

L’Intergruppo Parlamentari per il Giubileo dell’Anno 2000

Nell’anno 1997, Francesco Guadagnuolo, ormai quarantunenne, già noto come pittore, e in possesso di una vasta cultura filosofico-letteraria che gli suggeriva tematiche di tipo diverso e sconfinanti dall’area mitologica a quella religiosa, da quella sociale a quella politico-economica, era maturo per entrare in ambienti molto più prestigiosi, stringere rapporti d’amicizia e collaborazioni culturali con eminenti personalità del nostro tempo, raccogliere dai documenti pontifici e dall’instancabile attività di Giovanni Paolo II le opportunità per andare incontro alle molteplici problematiche del mondo, esaltando la ricerca del mistero esistenziale. Già nel 1987 il Pontefice aveva sottolineato, nell’Enciclica “Sollicitudo rei socialis”, l’improrogabile necessità per la Chiesa di intensificare il proprio impegno nel sociale, rivolgendo anche un intenso appello in questo senso ai vari Paesi. Nell’approssimarsi dell’inizio del nuovo Millennio aveva poi emesso la “Tertio Millennio adveniente”, nella quale sollecitava il dialogo tra i popoli e il superamento delle disuguaglianze economiche e sociali, in particolare l’urgenza di soccorrere i Paesi in via di sviluppo, indebitati verso i più ricchi senza possibilità di riscatto se non attraverso un condono o un’attenuazione del debito. In amorevole adesione agli insegnamenti del Santo Padre contenuti nei sopraccitati documenti, al fine, inoltre, di sostenere il grande evento dell’anno 2000 sulle finalità della giustizia sociale, nell’anno 1997, su iniziativa della Senatrice Ombretta Fumagalli Carulli, era stato costituito l’ “Intergruppo Parlamentari per il Giubileo”, con la convinta partecipazione di 250 tra Deputati e Senatori italiani. Tale Intergruppo, tra le attività, opportunamente decise che alle problematiche di giustizia sociale per cui era sorta, si desse veste artistico-estetica, affidando gli incarichi delle opere pittoriche da eseguire all’illustre maestro di Caltanissetta, Francesco Guadagnuolo.

Primo suo incarico fu la realizzazione del bozzetto di una grandiosa pala d’altare intitolata “Maria Madre del Giubileo” da installarsi in una nuova Chiesa della Diocesi di Roma. Il bozzetto dell’opera, realizzata in ceramica, fu donato al Santo Padre in occasione della serata-evento del 5 novembre 1998, per celebrare il ventesimo anno del suo Pontificato.

Il suo secondo incarico riguardò un olio su tela di 100×100 cm sul tema “Il Debito Estero”, consegnato al Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan per una sua esposizione permanente nella Sede dell’ECOSOC (il Consiglio Economico e Sociale) del Palazzo di Vetro a New York. Di tale opera fu tirato un certo numero di esemplari in serigrafia, il primo dei quali fu donato al Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi e gli altri distribuiti fra i 185 rappresentanti delle Delegazioni presenti nel Palazzo di Vetro.

Nel Gennaio dell’anno 2000, al Guadagnuolo fu fatta realizzare anche l’opera pittorica “Il cammino dell’Umanità” che venne esposta a Palazzo Marini della Camera dei Deputati, in occasione di un importante incontro tra gli Ambasciatori presso il Quirinale e quelli presso la Santa Sede a riguardo dell’Anno Santo.

Tale dipinto esprime la collettività umana che, al suono del biblico corno di montone, si avviava verso la Basilica di San Pietro, punto convergente del Grande Giubileo.

Sul mondo, nel frattempo avevano esercitato una grande presa i numerosi viaggi di Giovanni Paolo II, durante i quali Egli aveva potuto constatare da vicino l’indigenza dei Paesi sottosviluppati, tormentati dalla fame e da conflitti interni che violentano divese parti del Mondo, specie nella Terra Santa. A questa tematica s’ispirò, nel marzo 2000, il pittore Guadagnuolo nel realizzare un dipinto tra l’utopico e il profetico, interpretando lo storico incontro fra Israeliani e Palestinesi, avvenuto nel 1993 ad Oslo. Tale indovinata opera d’arte sulla quale Shimon Peres e Yasser Arafat avevano scritto contemporaneamente la parola ‘Peace’, fu dall’autore consegnata al Presidente Arafat. Per farlo si avvalse del viaggio in Terra Santa della Delegazione per l’Intergruppo Parlamentari, di cui l’artista fece parte, al fine di prepararvi un viaggio-pellegrinaggio di 1000 fra Parlamentari e Capi di Stato, il quale, a conclusione di otto tappe, avrebbe dovuto concludersi in Vaticano il 5 novembre 2000 con la “Giornata del Giubileo dei Governanti e dei Parlamentari”. Per motivi di disordini bellici in Terra Santa, l’interessante progetto fu rinviato; di esso restò, però la testimonianza artistica del nostro artista il quale aveva realizzato otto grandi dipinti ispiratisi al viaggio Sulle Orme di San Paolo. I temi degli otto pannelli che in seguito elencheremo, erano gli stessi di quelli che, a sfondo religioso ed etico-sociale, i politici avrebbero dovuto trattare in ciascuna delle otto tappe del viaggio-pellegrinaggio. Nello specifico i temi erano: “La Famiglia”, ideata per la tappa di Betlemme; “La Pace”, per la tappa di Gerusalemme; “Il Debito Estero”, per Cipro; “La Dignità della Donna”, per Efeso; “Mass Media, Economia e Globalizzazione”, per Atene; “I Giovani”, per Malta; “Il Dolore”, per Siracusa; “L’Arte”, per Messina.

Rinviato il viaggio-pellegrinaggio, non fu però rinviata la data del 5 novembre 2000 quale data per il “Giubileo dei Governanti e dei Parlamentari”. Vi parteciparono 2000 fra Capi di Stato e Parlamentari a ciascuno dei quali fu donata una copia del pregevole libro d’arte “Il Segreto della Vita”, pubblicato nel 2000 da Leonardo International Mondadori-Milano. Vi si possono ammirare, autore il pittore Guadagnuolo, di quindici tavole sull’ “Apocalisse” e quattordici tavole sulla “Vita di Maria”; ognuna delle quindici e delle quattordici tavole a colori, è commentata da un eminentissimo Cardinale; profonde ed edificanti sono poi le prefazioni della Senatrice Ombretta Fumagalli Carulli, di Monsignor Crescenzio Sepe, oggi Cardinale, del Senatore a Vita Giulio Andreotti, del poeta Mario Luzi e del giornalista-vaticanista Lorenzo Gulli.

Se nell’Apocalisse, che si apre con il libro “Il Segreto della Vita”, le sette visioni allegoriche: “La Donna ammantata di sole”, “La bestia che sale dal mare”, “La bestia che viene dalla terra”, “L’agnello con il suo seguito”, “Tre angeli che annunciano la lotta fra l’agnello e il drago”, “Il figlio dell’uomo che getta una falce sulla terra”, “Sette angeli apportatori degli ultimi sette flagelli” e i due capitoli che aprono e chiudono le visioni “Dio tiene in mano un libro con sette sigilli preannuncianti eventi profetici” e “La nuova Gerusalemme che scende dal cielo”, sono connotati da un’intensa drammaticità, questa viene superata dall’artista nella sottolineatura visiva della dimensione spirituale che l’uomo di oggi può vivere nel suo rapporto con Dio, malgrado le avversità presenti nel seno della società attuale. Inoltre le tavole sulla “Vita di Maria”, collegando tra loro i messaggi spirituali dell’Antico e del Nuovo Testamento, sono emblematiche del percorso dell’Umanità che, nel mistero della vita e della morte che contrassegnò quell’esistenza prediletta, può ritrovare lo sbocco verso la speranza cristiana.

Ritornando al viaggio in Palestina del marzo del 2000 con la Delegazione dell’ “Intergruppo Parlamentari per il Giubileo”, Guadagnuolo nell’incontrare l’allora Presidente Yasser Arafat, nel clima di speranza in una prossima pacifica composizione delle controversie tra israeliani e i palestinesi, l’artista intendeva offrire il suo contributo rappresentando in una grande tela questa felice prospettiva. Ma, essendo intervenuti nello stesso anno gravi episodi di violenza che annullarono le attese di una pace vicina, egli realizzò l’opera “Palestina Anno 2000” ossia “Pace in Terra Santa”. Su questa tela di grandi dimensioni (175 x 400 cm) morti e feriti raffigurati su varie prospettive rappresentano gli effetti della lotta cruenta; nel centro giace un uomo come crocifisso, compianto da una donna amorevole (qui si rinnova il sacrificio di Cristo); in basso i simboli cristiani del pane e del calice e gli strumenti della Crocifissione; in alto due mani che sorreggono una colomba bianca, simbolo di libertà e di pace; sullo sfondo una cattedrale illuminata in cui si scorge la figura del Pontefice col manto del Giubileo.

Francesco Guadagnuolo, cattolico praticante, è stato un attento osservatore di quanto di nuovo nei gesti, negli atteggiamenti, e nelle aperture mentali e di dialogo Giovanni Paolo II aveva amato farsi promotore. Profonda impressione avevano prodotto in lui, fra le tante iniziative del Pontefice in questo senso, due fondamentali eventi svoltisi in San Pietro, rispettivamente nel 1995 e nel 2000. Il primo era costituito dalla visita che Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, aveva fatto il 27 giugno 1995 a Papa Giovanni Paolo II ed alla Chiesa di Roma, con la concelebrazione delle due Santità nella Basilica Vaticana, seguita dalla firma di una Dichiarazione Comune. Il secondo riguardava la “Giornata del Perdono dell’Anno Santo 2000”, celebrata il 12 marzo di quell’anno, durante la quale il Pontefice aveva pronunciato a grande voce i mea culpa della Chiesa romana per le guerre di religione, per la persecuzione contro gli Ebrei, per il silenzio davanti alle ingiustizie sociali, per gli scismi e per tante altre miserie umane, esprimendosi con queste parole: «perdoniamo e chiediamo perdono!» ne è nato un sentito ritratto del Papa davanti al Muro del Pianto di alta intensità emotiva.

Sotto l’onda di tali ricordi, durante l’Anno del Giubileo 2000, nel mese di agosto il valente artista Guadagnuolo, invitato dall’Ambasciata della Turchia presso la Santa Sede, in una mostra che rappresentasse l’Italia, prese il coraggio ed espose opere a carattere sacro ad Aivalik in Turchia, un

Paese ad alta densità musulmana. Nell’incontro che l’artista ebbe con il Patriarca ortodosso, mentre veniva consegnata al Presule un’opera grafico-pittorica di carattere religioso, fu fatta memoria dell’incontro ecumenico del 1995, quando Papa Giovanni Paolo II e Bartolomeo I si erano fraternamente abbracciati, rievocato dal pittore Guadagnuolo con un’opera pittorica densa di significati.

L’anno 2001 fu proclamato dalle Nazioni Unite come “Anno Internazionale del Volontariato”. Invitato dal Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute a dare il suo contributo per il migliore svolgimento delle celebrazioni di quell’Anno, il pittore nisseno realizzò una grande opera che intitolò “Il Buon Samaritano del Terzo Millennio”. Il dipinto, esposto nella Sala Nervi in Vaticano e presentato dal Cardinale Javier Lozano Barragàn al Papa nel quale l’artista, autore dell’opera, aveva intravisto il ‘Buon Samaritano’ sempre in cammino attraverso le vie delle sofferenze del mondo, attirò l’attenzione e l’unanime plauso di tutti i partecipanti al simposio che, per l’occasione, era stato organizzato, quale appropriato simbolo dei valori umanitari e di civiltà che il volontariato cristiano quotidianamente attua con passione a servizio del prossimo.

Anche negli anni 2002 e 2003, Francesco Guadagnuolo si è sentito molto onorato nel mettere i suoi talenti artistici a disposizione di cause molto nobili.

Tre eventi della Chiesa

16 giugno 2002: Canonizzazione di Padre Pio da Pietrelcina.

Papa Giovanni Paolo II aveva conosciuto personalmente e visitato nel Convento di San Giovanni Rotondo Padre Pio. Francesco Guadagnuolo, in occasione della sua Canonizzazione, realizzò una serie di ritratti del Santo monaco e dei Papi che avevano scandito la sua vita, (1887 – 1968), da Leone XIII a San Pio X, da Benedetto XV a Pio XI, da Pio XII al beato Giovanni XXIII sino a Paolo VI, pubblicati nel libro: “Padre Pio, Giovanni XXIII. I Papi del monaco santo” di Mario Cinelli e Lorenzo Gulli (RAI-ERI Roma, 2002).

16 ottobre 2002: Il Papa introduce nel Rosario i misteri della “luce” e indice un Anno del Rosario (ottobre 2002 – ottobre 2003).

Giovanni Paolo II, con lettera apostolica “Rosarium Virginis Mariae”, indisse l’Anno Mariano e introdusse nel Rosario altri cinque misteri, quelli della luce. Al Papa ‘mariano’ fece riscontro il pittore Guadagnuolo che, con una sua mostra dedicata a “Maria”, dando ascolto al Papa che esortava: «con Maria contempliamo il Volto di Cristo», riuscì con l’essenzialità e la tensione religiosa delle sue varie opere, a offrirci, fra i tanti Volti del Cristo, quello Consolatore che dà speranza di vita e di salvezza.

19 ottobre 2003: Beatificazione di Madre Teresa da Calcutta.

Papa Giovanni Paolo II ha proclamato beata Madre Teresa di Calcutta, una coraggiosa religiosa della quale erano ben note l’eccezionale semplicità, la grande dolcezza, e l’esemplare adattamento alla sofferenza, certamente, frutto del suo profondo amore per Cristo. Preso dell’ammirazione per questa suora, nel cui corpo minuto albergava un’eccezionale forza interiore, Guadagnuolo ha eseguito una serie di ritratti che testimoniano le opere straordinarie di carità compiute dalla Beata, le sue preghiere, le sue parole colme di speranza cristiana”(Sante Montanaro).

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