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Il Coisp sui processi di Poliziotti a Napoli e Chioggia:

Coisp:  “Assolti dopo anni da incubo, se non è tortura questa. Chi li risarcirà o li riabiliterà come meritano? Ledere l’onore di un Servitore dello Stato è il peggio che gli si possa fare”

Ci risiamo. Ancora Poliziotti usciti da inferni giudiziari puliti ma non illesi. Ancora processi lunghi anni e anni, e con conseguenze irrecuperabili sulle persone, sulle famiglie, sulle carriere, sui Servitori di uno Stato che non pare dare peso al fatto che accusare ingiustamente uno di loro e non fare chiarezza in un tempo accettabile significa minare l’immagine dell’intero Corpo e indebolirlo sul piano operativo. Dell’immagine della Polizia ci si preoccupa, in verità, solo quando il presunto errore di un collega finisce al centro di bufere mediatiche che obbligano a assumere comode posizioni politiche, ma quando in ballo c’è l’esistenza delle singole persone che portano la divisa non frega poi molto a nessuno. Ma a noi sì. E non ci stancheremo mai di ricordare a tutti che è molto facile accanirsi contro chi fa il nostro difficile lavoro, che in tanti hanno mille ragioni per farlo, ma che sarebbe molto più sano e utile non cedere alla caccia alle streghe di cui siamo continuamente vittime, perché alla fine dei giochi chi ci rimette sono i cittadini la cui difesa viene lesa dagli stessi attacchi che vengono rivolti contro di noi. Subire accuse ingiuste e non poterne uscire salvaguardando il proprio onore è il peggio che possa accadere a chi serve lo Stato, e vedere minata la fiducia dei cittadini nei nostri confronti è il peggio del peggio. Se non è tortura questa…”.

Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo l’esito di due distinte vicende giudiziarie che hanno riguardato Poliziotti finiti sotto processo e poi completamente scagionati. Anzitutto quella dei dieci “Falchi” in servizio a Napoli accusati di falso e peculato nell’ambito della famigerata “operazione prosciutti”. I fatti risalivano al 2010 e, a seguito di una operazione antirapina, gli Agenti furono accusati e addirittura tratti in arresto poiché ritenuti responsabili di reati gravissimi, ma adesso sono stati assolti dal Tribunale partenopeo. E poi la vicenda di Rosteghin e Agostinetto, due poliziotti di Chioggia finiti sotto processo: il primo, in particolare, per presunte percosse con una paletta a un ragazzo in motorino che non si era fermato all’alt. Il Poliziotto fu assolto in primo grado, ma in appello la Corte ritenne che ci fosse una sua responsabilità civilistica. Seguì il ricorso in Cassazione, che annullò tale ultima sentenza cassando pesantemente la pronuncia della Corte d’Appello veneta. Ma l’incubo per il Poliziotto non finì, poiché il ragazzo protagonista della vicenda fece ricorso al Tribunale Civile, chiedendo al Ministero di essere risarcito del danno. L’Avvocatura dello Stato perse la causa e non fece neppure appello, malgrado la sentenza assolutoria fosse contestuale e malgrado i solleciti del difensore dell’Agente, l’avvocato Gianpaolo Bevilacqua. Qualche anno dopo la Corte dei Conti, attraverso il suo Procuratore Generale, citò in giudizio il Rosteghin perché venisse obbligato a risarcire allo Stato l’importo liquidato al ragazzino, sul presupposto ovviamente che Rosteghin fosse penalmente responsabile, cosa errata. Ma la difesa di Rosteghin non si è data per vinta, ed ha ottenuto dalla prima un supplemento istruttorio e poi l’accoglimento pieno delle proprie tesi. Risultato? Anni e anni, e ogni possibile sede per vedere finire un incubo che ha inseguito e ancora continuerà a inseguire un Poliziotto colpevole solo di aver fatto il proprio lavoro.

Un tempo infinito – conclude Maccari – per ottenere un risultato che doveva arrivare da subito, e tutto a causa della pervicace volontà di insistere a pretendere che i Poliziotti vengano crocifissi solo, magari, per ottenere qualche spicciolo, o anche solo per puro odio e intolleranza verso di noi. Vicende così sono dietro l’angolo della strada di ognuno di noi. Vere e proprie trappole da cui ogni giorno di più non possiamo difenderci, anche e soprattutto perché chi dovrebbe preoccuparsi di fornirci maggiori e più seri strumenti di tutela non fa che assecondare, invece, la volontà di torturarci di chi ha solo da guadagnarci”.

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