“Riportiamo a casa un frammento di storia della Daunia”, la raccolta fondi per la Stele Daunia

Stele Daunia_cartelloneXcolletta_FondApuliaFelix_FG14032017Da anni conservata nel British Museum di Londra giace in buone condizione una Stele Daunia. Non sappiamo con estrema certezza come quando sia arrivata li e se ha seguito l’iter burocratico e legale. Non sappiamo neanche se chi ha impreziosito il museo britannico con il nostro pezzo di storia abbia violato dalla Legge n. 364 del 20 giugno 1909 che sommariamente afferma che chi dovesse ritrovare reperti archeologici non può vantarne la proprietà, poiché tali reperti sono generalmente rinvenuti nel sottosuolo o nei fondali marini che sono parte del demanio pubblico. L’unica presunta verità comprovata dai dati forniti è quella del venditore. Noi dovremmo credergli, se non fosse per l’altra amara verità del mercato clandestino di mercenari dell’arte –meglio conosciuti come tombaroli, i famigerati trafugatori di tombe –. Come riporta il sito web che presenta l’asta della Stele, c’è scritto che la “Stele Daunia  è del VII – VI secolo a.C. ed è alta cm 62. È una Stele Daunia su lastra rettangolare in pietra calcarea, ricomposta in diversi frammenti. La decorazione è incisa ed è disposta su vari registri orizzontali e verticali che inquadrano una fascia centrale con raffigurazione stilizzata di figure maschili e femminili in processione. Molto interessanti le decorazioni a motivo geometrico con cerchio emergente da asticella verticale e caratterizzato da punto centrale: potrebbe trattarsi della raffigurazione di kymbala, sonagli magici usati per allontanare gli spiriti maligni, o del papavero d’oppio, il cui uso era molto diffuso presso la civiltà daunia, specialmente in ambito religioso. La PROVENIENZA è da una collezione privata inglese, acquistata negli anni 2000 dalla Herakles Numismatik und Antiquitäten GmbH (Monaco di Baviera); precedentemente acquisita nel mercato antiquario europeo durante il decennio 1970”.

Crediamoci… ma il dubbio, permettermelo, rimane, col senno di poi di tanti trafugamenti avvenuti nella nostra Terra di Capitanata e che casualmente il museo londinese detiene pezzi a noi noti.

Tuttavia un dato è certo, che quella Stele, la nostra, della Daunia, è lì e che tutti noi vorremmo ammirarla nel museo di Foggia, semmai facendo da ponte storico con gli altri musei della Capitanata.

Sarebbe un bel vedere e maggiormente un bel avere se potessimo ammirare “in casa” sia la Stele Daunia in compagnia, seppur a distanza di pochi chilometri, con i Grifoni e le policromie dei marmi di Ascoli Satriano, con i siti archeologici di Faragola, del Passo di Corvo, di Ordona, di Siponto, di Arpi, con i vasellami e reperti vari conservati a Foggia, San Severo, Ascoli Satriano,  con le preziosità cristiane delle chiese di quasi tutti i paesi della provincia di Foggia e dei suoi piccoli comuni ricchi di palesi borghi antichi medievali, come per esempio il Rosone della cattedrale di Troia, con l’Anfiteatro Romano di Lucera e il Castello di Federico II di Svevia, con annessi siti federiciani sparsi nel territorio foggiano, con l’unicità delle bellezze archeologiche del Gargano per le sue chiese, abbazie, castelli. Sarebbe bello anche rivedere alla luce la famosa e sempre chiusa Tomba della Medusa cui ho dedicato due video e più inviti alle istituzioni per salvarla– , un sito archeologico di inestimabile valore di un ipogeo del III sec. a. C. rinvenuto da una nostra archeologa, Marina Mazzei, ahinoi, abbandonato da una burocrazia disattenta e spendacciona per milioni di euro svaniti negli incartamenti della Regione Puglia. Sarebbe bello che la Capitanata abbia finalmente quel polo museale fruibile per la collettività e per un’economia che con la storia, la cultura e l’arte potrebbe rilanciarsi e conferire lavoro. Sarebbe bello, ma…….

SteleDaunia_fotoBritishMuseumLondra

[La Stele Daunia – foto British Museum Londra]

Un ma che oggi potrebbe essere colmato e contraddetto da un’azione che concretamente potrebbe ridarci ciò che un tempo era nostro.

Il Prof. Giuliano Volpe, terlizzese di nascita ma foggiano di adozione, Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici con sede in Roma e Presidente della Fondazione Apulia Felix con sede a Foggia, ha lanciato l’ennesima sfida per portare più cultura in Capitanata. E lo ha fatto attraverso un attrattore sociologico e popolare come il social network Facebook, oggigiorno miglior strumento mediatico per veicolare una proposta. L’impulso gli è stato dato da Domenico Sergio Antonacci, archeologo anch’egli, guida turistica e blogger di “Amara Terra Mia”, innamorato perso delle preziosità locali che non sono solo artistiche, bensì naturali e paesaggistiche. Difatti, su entrambe le pagine dei due fautori della raccolta fondi è presente la lodevole iniziativa, con l’invito ai cybernauti a contribuire mediante un’offerta libera per racimolare la somma che servirà per acquistare la Stele Daunia, che sarà venduta all’asta presso il British Museum. Il valore stimato è di circa € 5.500,00, come riportato nella pagina dove c’è la presentazione dell’asta [https://auctions.bertolamifinearts.com/it/lot/11525/stele-daunia-vii-i-vi-secolo-ac-alt-cm-/]. Purtroppo il tempo è tiranno e c’è tempo, da oggi, per soli 8 giorni, e come afferma Antonacci «Con 1 euro a testa la riportiamo “a casa”. Si può fare?». D’altro canto Volpe rincalza la dose con un suo invito e mettendo a disposizione la Fondazione Apulia Felix, affermando che « Raccogliendo la sollecitazione di molte persone sui social media, la Fondazione Apulia Felix lancia una raccolta di fondi per l’acquisto di una Stele Daunia in vendita in un’asta della casa Bertolami. I versamenti vanno fatti sul cc intestato a Fondazione Apulia Felix onlus presso Banca Prossima IBAN IT84I0335901600100000066451 causale “Donazione per la stele daunia” (è una donazione detraibile dalle tasse in quanto donazione a onlus). Documenteremo tutte le donazioni e faremo tutto con la massima trasparenza. Speriamo di poter raccogliere una somma significativa, sufficiente per riuscirci. La fondazione Apulia Felix farà la sua parte ma questa deve essere una prova di partecipazione, di mecenatismo diffuso, di cittadinanza attiva. Se riusciremo ad acquistare la stele decideremo dove collocarla, in un museo, in un luogo pubblico, in ogni caso in modo che sia fruibile da tutti. È solo una delle tante stele daunie e non è certo uno dei pezzi più pregiati. Sappiamo bene che nei musei, nei magazzini ce ne sono molte, e sappiamo bene che sul mercato antiquario ci sono migliaia di oggetti archeologici provenienti dalla Daunia, frutto dello scavo clandestino e del commercio illegale. Ma questa vuole essere innanzitutto una manifestazione di iniziativa dal basso. Abbiamo anche allertato –prosegue il Prof. G. Volpe- , d’intesa con la Soprintendenza ABAP Foggia-BAT, il Nucleo dei Carabinieri NTP per verificare se nella loro banca dati di pezzi trafugati compaia anche questa stele e attendiamo notizie in proposito. Ma intanto procediamo con la raccolta dei fondi. Mi sembra un bel segnale. Ma ora la vera sfida è -conclude Volpe interrogando i cybernauti di Facebook- : ci saranno persone disposte a fare un versamento che ci consenta di raccogliere almeno 2.000 euro per poter partecipare all’asta (ci sono anche i possibili rialzi, e i diritti per la Casa e le spese di spedizione; e poi i costi per il restauro, ecc.)? Oppure ormai si pensa che sia sufficiente cliccare ‘mi piace’ per sentirsi partecipi di una iniziativa?»

Ora, senza star a rimuginare sul passato, su come è arrivata dapprima a Monaco di Baviera dopo esser stata acquistata dal mercato dell’antiquariato europeo durante il decennio 1970 per poi approdare a Londra, senza puntare il dito contro chi oggi la detiene e la dovrebbe ridare al legittimo proprietario –la Capitanata- rispettando la Legge sopraddetta, senza star qui a tener il braccino corto poiché una Fondazione avrebbe le piene forze economiche per acquistarla, credo che un’operazione di cosiddetta “colletta popolare” sarebbe il miglior strumento per riportare a casa  un frammento di storia della Daunia.

Partecipiamo!

Nico Baratta

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