Maturità 2017 Giorgio Caproni prima prova italiano Versicoli quasi ecologici

downloadGiorgio Caproni, autore livornese del nostro novecento, nella sua poetica canta soprattutto temi ricorrenti: Genova, la madre e la sua città natale. L’autore unisce la metrica raffinata all’immediatezza dei sentimenti.

Nel corso della sua produzione Caproni utilizza sempre più spesso una metrica spezzata, esclamativa che ben rappresenta

Rappresenta la realtà sfuggente che il poeta percepisce. La forma delle sue opere è senz’altro una forma classica del sonetto dove egli spezza la regolarità e il ritmo. Nell’ultima fase della sua produzione egli insisterà sulla inadeguatezza del linguaggio per rappresentare la realtà.

Da subito notiamo le suggestioni che gli derivano dalla lettura di Montale e Sbarbaro, “artefici” e ispiratori della sua via ligure e in parte del suo esordio con “Come un’allegoria” del 1936. Non c’è ancora l’ecologia a permeare queste prime liriche del Caproni, dedicata a una ragazza amata e perduta come anche, in parte, Ballo a Fontanigorda del 1938. Fa la sua prima comparsa il motivo del mare, che si accompagna alla femminilità e sembra ricondurre a quella tematica sulla natura che sarà tipica del Giorgio Caproni più maturo.

 

In “versicoli quasi ecologici”, lirica postuma , tratta dalla raccolta Res amissa (vale a dire, la cosa perduta), il poeta già ottantenne sembra suggerirci che tra le cose perdute, di cui sente terribilmente la mancanza, c’è senza dubbio quello stretto delicato rispettoso rapporto tra uomo e natura vivente che, tutto sommato, era presente ai tempi della sua giovinezza. A “cosa perduta” Il tema principale della lirica, che esalta la natura come una “res” in pericolo per colpa della stoltezza umana, e come tale perduta nel senso più profonda, perduta come concetto e come valore, perduta come modo di vivere.

Ecologia e natura come protagonista: una delle prime odi alla natura in quanto sé è questa poesia di Giorgio Caproni, autore che per primo capovolge il binomio natura uomo ponendo l’ultimo sullo sfondo e la prima protagnista.

Lo stravolgimento dell’equilibrio ecologico ci sta regalando un clima impazzito (con punte record di caldo e piogge alluvionali in questi giorni) e ricadute economiche, che se  fanno lievitare il PIL  non portano alcun benessere ai cittadini. Per Caproni la specie umana è la sola in grado di rendersi nociva a sé stessa e alle altre specie vegetali e animali. Belli e significativi i versi: L’amore finisce dove finisce l’erba e l’acqua muore. Ci fanno pensare a quanto già aveva notato negli anni ’30, profeticamente, Pierre Drieu La Rochelle: “Quando l’uomo naturale non esiste più, presto si disgrega anche l’uomo sociale”.

Di rilievo il monito finale del poeta: Come potrebbe tornare a essere bella, scomparso l’uomo, la terra. 

E’ vero.

L’uomo può distruggere se stesso, ma, attenzione: la natura, per vivere, non ha bisogno dell’uomo.

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