Come Milan Kundera nella trappola secca del bosco

 

6 agosto cairese

6 agosto cairese

  Aveva finito per spaccare completamente il soglio fragile del casale e poi, come nuovo protettore della moltitudine silenziosa, doveva mettere al sicuro la massa allineata, riga dopo riga, portarla al suo massimo di relatività plausibile mentre il peso insostenibile dell’essere lo faceva sprofondare come Milan Kundera nella trappola secca del bosco. C’era motivo di allarmarsi: ogni fatto che accadeva sui media lo si prendeva come un incendio di canadair da spegnere con i boschi.

Anche le immagini che aveva registrato di nascosto, con un colpo d’occhio alla Oliviero Toscani, mentre le carlinghe leggere andavano a fuoco, gli venivano tradotte in semplici parole [che tuttavia si pietrificavano illeggibili sulla pagina fresca], attimi di vita agreste deformata dalle fiamme, vocaboli di vecchi libri sardi dalle pagine infuocate, con la sorpresa del rarissimo reperto storico carbonizzato, presto inutilizzabile.

Archeologia del passato peninsulare ricca di reperti umani e di brandelli di velivoli persi nel tempo, immagini abbozzate e appese alle nuvole bianche nella luce gentile del sogno di mezza estate, dialoghi esplicati in forma astratta, pieni di vitalità schiumata alla Orhan Pamuk. Tutte le parole grondanti, messe con cura fuori testo, cadevano dal margine largo direttamente in terra, sfrigolando come petardi completamente abbandonati alla forza di gravità…

 Kemer, 6 agosto 2017

Bruno Chiarlone Debenedetti

 

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