Strisce pedonali ad effetto ottico tridimensionale

foto TPI

foto TPI

Il nuovo trucco coi finti blocchi 3D per rallentare gli automobilisti. Lo “Sportello dei Diritti”: una tecnica originale ed efficace attualmente in sperimentazione in Islanda da replicare anche in Italia

Per educare gli automobilisti alla sicurezza stradale, la città di Ísafjörður in Islanda ha appena inaugurato un passaggio pedonale che, grazie ad un’illusione ottica, dà l’impressione di essere tridimensionale. Il dispositivo visivo si trova in una zona residenziale dove la velocità è già limitata a 30 km/h. Una tecnica che dai primi dati sarebbe piuttosto efficace nel rallentare gli automobilisti nei pressi delle “zebre”. L’effetto voluto, infatti, fa credere agli automobilisti che innanzi alla strada si presentino blocchi in calcestruzzo bianco sollevati rispetto al manto stradale, costringendoli istintivamente a rallentare, quando in realtà si tratta solo di una particolare tecnica di colorazione dell’attraversamento con forme geometriche. Il passaggio pedonale col finto 3D è stato testato ad Ísafjörður, ma potrebbe essere emulato in tutta l’isola, se la sperimentazione in atto dimostrerà di essere riuscita riducendo gli incidenti e gli investimenti. Tuttavia, vi è da dire, che questa tecnica intelligente non è stata realizzata per la prima volta in Islanda, ma in India ed in particolare su quattro passaggi pedonali nella città di Ahmedabad. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di un’idea geniale da replicare anche in Italia dove il rispetto degli attraversamenti pedonali e ciclistici è rimasto, purtroppo, quasi all’anno zero della circolazione coi veicoli a motore e soluzioni semplici, ma anche alternative a quelle già adottate, potrebbero consentire quella svolta sulla sicurezza stradale auspicata e sinora mai realmente riuscita.

Lecce, 30 settembre 2017                                                                                                                                                                                                  

Giovanni D’AGATA

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *