I paradisi fiscali e le banche offshore

I paradisi fiscali e le banche offshore

Sempre più spesso si sente parlare di paradisi fiscali, un termine che compare legato anche ad altri come società offshore e banche.

I paradisi fiscali sono dei territori così nominati perchè offrono una bassa tassazione o addirittura nulla su redditi e depositi bancari e lo fanno sopratutto per attirare capitale estero.

Ad esempio le banche offshore (che in senso letterale significa”fuori dalle acque territoriali”) hanno sede in paradisi fiscali e applicano diverse agevolazioni in campo fiscale e creditizio ai propri correntisti o investitori, e spesso rispettano anche il segreto bancario.

Nella definizione statunitense originaria di tax haven un paradiso fiscale è un rifugio dalla tassazione sui redditi, e depositare i propri beni in questi paesi può rientrare nelle pratiche di elusione fiscale.

Società offshore e investimenti all’estero

Non si tratta però di evasione fiscale, ovvero chi si rifugia oggi nei paradisi fiscali lo fa spesso per sfuggire ad una tassazione troppo elevata e insostenibile nel proprio paese di origine, e quindi preferisce trasferirsi all’estero, o aprire un’attività in un paradiso fiscale, potendo così venire maggiormente agevolato fiscalmente, ma continua a pagare le tasse in ogni caso.

Per chi risiede in Italia e ha una società offshore o dei beni all’estero infatti, è prevista la compilazione del rigo rw della dichiarazione dei redditi, e le relative imposte patrimoniali Ivie ed Ivafe.

Quindi possedere beni o aprire un’impresa all’estero è del tutto legale, e si può scegliere nella lista dei paradisi fiscali nel mondo quale sia il paese che ci attrae maggiormente come caratteristiche fiscali.

Lotta all’evasione fiscale

Non solo persone comuni ma anche personaggi noti preferiscono aprire conti correnti in banche offshore, effettuare investimenti o porre la sede di attività nei paradisi fiscali, basti pensare che di recente è uscita una lista nera di conti off-shore posseduti da personaggi famosi dello spettacolo e anche personaggi politici di tutto il mondo nonchè grandi multinazionali, dei quali sono stati rivelati grazie all’hackeraggio una serie di documenti chiamati Paradise Papers.

Questi file dimostrano che la presenza dei paradisi fiscali nel mondo e la lotta all’evasione fiscale anche se viene combattuta da associazioni non governative come l’Oxfam e da tutti i governi occidentali, in realtà è più viva che mai e i centri finanziari offshore quindi non sono un’anomalia per il sistema finanziario globale ma risultano esserne oramai una parte integrante.

L’Oxfam denuncia il fatto che i paradisi fiscali aumentino le disuguaglianze nel mondo, sottraendo ai paesi più poveri ca 100 miliardi di dollari all’anno, coi quali si potrebbero fare studiare ca 124 milioni di ragazzi e salvare 6 milioni di bambini dei paesi poveri.

Paradisi fiscali nel mondo

Oggi nella lista nera dell’Ocse si trova solo un solo Paese, Trinidad-Tobago, tutti gli altri paesi della lista dei paradisi fiscali nel mondo appartengono alla lista grigia o bianca, ovvero sono in fase di collaborazione coi paesi Ue e i governi di tutto il mondo contro l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro, due delle attività presenti nei paradisi fiscali che sono maggiormente temute e combattute.

I paesi collaborativi sono infatti aumentati rispetto ad un tempo, e quindi oggi fanno parte della white list territori lontani da noi come Hong Kong e Taiwan, l’Arabia Saudita e le isole Cayman o più vicini, nella stessa Europa, come la Svizzera o il Liechtenstein, con i quali si può effettuare scambio di informazioni fiscali rispettando i regolamenti internazionali sulle doppie imposizioni e la trasparenza fiscale.

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