Sardegna: Isola di Pace

Da sempre è noto: in Sardegna lo stato di guerra è permanente. Nell’Isola oltre 35 mila gli ettari di territorio sotto vincolo di servitù militare, un territorio costantemente ostaggio della “guerra”. E’ qui che in occasione delle esercitazioni vengono interdette la navigazione, la pesca e la sosta. Uno specchio di mare di oltre 20 mila chilometri quadrati, una superficie quasi pari all’estensione dell’intera Sardegna è vincolata.

In Sardegna insistono i poligoni missilistici (Perdasdefogu) quelli per esercitazioni a fuoco (Capo Teulada), gli altri  per esercitazioni aeree (Capo Frasca), gli  aeroporti militari (Decimomannu) e depositi di carburanti (Cagliari) oltre a numerose caserme e sedi di comandi militari (di Esercito, Aeronautica e Marina), tutte, come è noto, strutture e infrastrutture al servizio delle forze armate italiane o della Nato.

E’ la Regione stessa che, nel proprio sito dà le dimensioni dell’occupazione militare “il poligono del Salto di Quirra-Perdasdefogu (nella Sardegna orientale) di 12.700 ettari e il poligono di Teulada di 7.200 ettari sono i primi due poligoni italiani per estensione, mentre il poligono Nato di Capo Frasca (costa occidentale) ne occupa oltre 1.400.” (fonte: http://www.regione.sardegna.it/tematiche/ambiente_territorio/servitumilitari/cosasono.html)

“Apprendiamo dalla stampa che il Presidente Pigliaru ha convocato il comitato paritetico sulle servitù in viale Trento. Una opzione importante che, nel corso della storia dell’Autonomia Sarda era stata praticata esclusivamente dal Presidente Soru ” scrivono in una nota i rappresentati di Articolo 1, Possibile e Sinistra Italiana di Oristano “  la commissione CoMiPa si riunisce in un luogo istituzionale e non in una sede del ministero della Difesa

“Come esponenti di forze della Sinistra chiediamo a tutto il Consiglio Regionale e alla Giunta un impegno certo per la smilitarizzazione della Sardegna e per una riconversione e bonifica del territorio. Urge una posizione netta sulla Sardegna isola di Pace e non più laboratorio di guerra al centro del Mediterraneo. Siamo certi e convinti che con una programmazione di bonifica dei territori, con una riconversione verde di quelle aree nessun cittadino possa rimpiangere l’occupazione militare, importante ed oltremondo necessario riconoscere il giusto indennizzo ai Comuni che sino ad ora hanno visto il territorio sacrificato con le servitù militari che nei fatti hanno impedito ulteriori forme di sviluppo”. Conclude la nota a firma Articolo 1, Possibile, Sinistra Italiana coordinamenti provinciali di Oristano.

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