BOISSANO ARTISTI IN LUTTO PER TINO STEFANONI

stefanoniLa notizia della morte del grande artista lecchese Tino Stefanoni ha sconvolto il mondo dell’arte della Riviera di Ponente, in particolare Boissano, dove il grande artista del multiplo concettuale fu ospite del Centro Internazionale d’Arte alla fine degli anni Settanta. L’artista, che è morto nella sua città natale ad 80 anni, era stato accolto con affetto e stima dagli artisti che vivevano presso il complesso architettonico fondato dal grande gallerista Simon Spierer e da sua moglie (la nipote di Le Corbusier), Marie Louise Jeanneret, essendo allora Stefanoni considerato un artista già noto, ma non ancora sufficientemente apprezzato.

Ricordo – dice il noto scultore albenganese Flavio Furlani – che Tino era stato ospite qualche giorno del Centro fondato dalla signora Jeanneret. Gli artisti che lavoravano negli ateliers di Boissano, invitati dalla gallerista ginevrina erano abituati ad incontri importanti, quando arrivò Stefanoni non tutti lo conoscevano, ma subito si resero conto del suo valore. Per loro e per me fu un incontro davvero interessante: si dimostrò una persona molto disponibile, pieno di entusiasmo e desideroso di conoscere la Liguria”.

E proprio in Liguria a Sanremo Stefanoni intrecciò importanti amicizie con galleristi e collezionisti in occasione di alcune sue mostre personali e collettive a Mentone, Calice, Albissola, Savona, Varazze e da Bertesca e da Ronchetti a Genova.

Stefanoni è stato una presenza importante nel panorama artistico nazionale e internazionale degli ultimi cinquant’anni.

Nato a Lecco nel 1937, ha compiuto gli studi al Liceo artistico Beato Angelico eD alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Già divenuto famoso nel 1970, con l’ invito alla Biennale di Venezia, per i suoi multipli, proprio di recente in occasione dei suoi 80 anni, il Comune di Lecco aveva pensato di organizzare una importante retrospettiva. Già nel 1967 ottenne il prestigioso premio San Fedele per la giovane pittura italiana e la sua carriera è sempre stata segnata da numerosi ed importanti riconoscimenti.

“Ho sempre guardato al mondo delle cose e degli oggetti del quotidiano- amava raccontare l’artista- e cerco di proporli nella loro più disarmante ovvietà, come tavole di un abbecedario visivo o pagine di un libretto d’istruzioni dove le immagini sostituiscono le parole”. Ed in effetti Stefanoni, pur non abbandonando mai il suo percorso artistico, era capace di segnalare, con lucidità ed in modi sempre nuovi, i nodi cruciali della contemporaneità costretta ormai fra l’ ovvio ed il sogno, fra la ripetitività e la novità.

Anche a Calice Ligure, dove ha esposto più volte, presso la storica Galleria PuntoDue ,la notizia della sua scomparsa ha scosso gli amici e gli ammiratori di Stefanoni: “Era un grande maestro, ma soprattutto un grande amico- raccontano i galleristi Armando D’ Amaro e Daniele Decia- una delle più grandi figure dell’arte italiana della seconda metà del Novecento. Era un artista molto generoso che si è spesso adoperato per il mondo del volontariato, sostenendo progetti di solidarietà, collaborando con il COE e con il Comitato in memoria del missionario padreDavid Maria Turoldo. Due in particolare i progetti a cui era più affezionato: quello in Bolivia, per l’assistenza a donne e famiglie, e quello favore del Tribunale Permanente dei Popoli, che esamina e giudica le violazioni dei diritti umani in tutto il mondo. Ci mancherà tanto”.

Nel 2015 aveva partecipato anche alla famosa mostra “Imago Mundi”, presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. La sua ultima opera è stata invece la copertina pubblicata dal “Corriere della Sera”, sabato 3 dicembre (il giorno dopo la sua morte) sull’ inserto settimanale “La Lettura”.

CLAUDIO ALMANZI

 

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