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Cosa c’è da sapere sulla revisione della caldaia

La revisione della caldaia, e più in generale dell’impianto di riscaldamento, è fondamentale non solo per rispettare gli obblighi di legge in materia, ma anche per essere sicuri in casa, al riparo da qualsiasi rischio o inconveniente. Il possesso di una caldaia, infatti, presuppone un costante impegno in relazione alla sua manutenzione, dal momento che le normative obbligano all’esecuzione di controlli periodici finalizzati a rendere gli impianti sicuri: in questo modo, inoltre, si può essere certi che le emissioni che provengono dalla combustione non superino la soglia stabilita per legge.

Manutenzione della caldaia non fatta? Come evitare le multe

Bisogna sapere che la revisione della caldaia presuppone due operazioni differenti: la manutenzione della caldaia vera e propria e la verifica dei fumi. La frequenza con la quale tali operazioni devono essere eseguite cambia a seconda dell’età della caldaia e della sua tipologia, ma in qualsiasi caso è opportuno ricordare che si può procedere con la revisione unicamente rivolgendosi a tecnici abilitati e se non si è in regola si corre il pericolo di essere sanzionati. Infine, è importante ricordare che l’obbligo del libretto di impianto sussiste unicamente nel caso in cui la potenza della caldaia sia superiore ai 10 kW.

Ma in che cosa consiste, di preciso, la revisione della caldaia? Essa può essere considerata come una sorta di check up generale dell’impianto, che comporta sia la manutenzione ordinaria che il controllo dell’efficienza energetica: la prima ha lo scopo di assicurare il corretto funzionamento dell’impianto, mentre il secondo – che corrisponde alla verifica dei fumi – è finalizzato ad accertare che i gas di scarico non superino i limiti previsti dalla legge. Con il controllo dei fumi, in sostanza, viene preso in esame il rendimento della caldaia, dal quale dipendono i consumi: insomma, più il rendimento è elevato e minori sono i metri cubi che vengono consumati, a tutto vantaggio del portafoglio (in virtù di una bolletta del gas meno salata).

Ogni quanto bisogna controllare la caldaia a gas

La frequenza delle operazioni di manutenzione che deve essere rispettata varia in funzione dell’anno in cui la caldaia è stata installata: per un impianto che non è alimentato a gas, ma con combustibile liquido o biomassa, la revisione deve essere eseguita ogni anno, mentre la cadenza è biennale per le caldaie a gas (sia a GPL che a metano) che sono state installate da più di 8 anni. Per le caldaie a gas installate da meno di 8 anni, invece, la revisione va programmata una volta ogni 4 anni (a condizione che si tratti di impianti con camera stagna di tipo C); infine, per le caldaie installate in locali abitati con focolare aperto, dotate di generatore di calore ad acqua calda o con camera stagna di tipo B, è necessario procedere alla revisione una volta ogni 2 anni.

Ovviamente, la revisione può essere eseguita unicamente da ditte abilitate: a livello regionale, poi, possono esserci prescrizioni ulteriori da rispettare (per esempio in Lombardia ci si può affidare unicamente a imprese che sono iscritte presso il Curit, il catasto regionale). Per quel che riguarda i costi, si va dai 70 euro di una manutenzione semplice agli oltre 100 euro di una verifica dei fumi.

Per qualsiasi impianto di riscaldamento caratterizzato da una potenza di più di 10 kW è obbligatoria la presenza del libretto di impianto: si tratta di un documento al cui interno sono raccolte le informazioni descrittive della caldaia. Ogni volta che un tecnico esegue un intervento di assistenza alla caldaia, devono essere compilati dei moduli che vengono allegati al libretto, da aggiornare con regolarità. Vale la pena di tenere a mente che in caso di omesso controllo dell’efficienza di combustione le sanzioni oscillano tra i 500 e i 3.000 euro, mentre se viene riscontrata la mancanza del libretto di impianto si è costretti a pagare fino a 600 euro.

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