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ARTE: IL CRISTO SENZA VOLTO DI NICOLA SAMORI’ E’ IL QUADRO PIU’ BELLO DEL 2017

Nicola Samorì, Il corpo squisito. Olio su rame, 85x50 cm, 2017.

Nicola Samori╠Ç, Il corpo squisito. Olio su rame, 85×50 cm, 2017.

“Il Corpo Squisito” è il miglior quadro del 2017. È quanto ha decretato la giuria del Premio Eccellenti Pittori – Brazzale, giunta quest’anno alla sua quarta edizione, che ha espresso una preferenza netta per l’opera del quarantenne pittore romagnolo Nicola Samorì, considerato dalla critica e dal mercato uno dei nomi più originali e richiesti nel panorama artistico internazionale.

 

Spesso dissacratori (non poche volte le sue opere sono state oggetto di polemiche), i lavori di Samorì, che vive e lavora a Bagnacavallo in provincia di Ravenna, sua terra di origine, sono caratterizzati da una straordinaria padronanza tecnica e traggono spesso ispirazione dalla pittura del Seicento, in particolar modo da Caravaggio e dallo spagnolo José de Ribera. Soggetti tradizionali dell’iconografia sacra che, attraverso una tecnica di grandissimo impatto visivo, vengono trasformati e rivisitati.

 

Il suo “Il Corpo Squisito” (olio su rame, 85×50 cm, 2017), in cui è raffigurato un Cristo alla colonna, di chiara derivazione seicentesca, emblema dell’eucarestia e del sacrificio pasquale, viene volutamente stravolto e trasformato: il colore è assente e lo è anche il volto, decorticato dall’intervento del pittore che, sfilacciando col bulino la testa, ne fa ricadere i piccoli filamenti sul corpo.

 

Il risultato è un’immagine decostruita, che non sembra perdere nulla della sua sacralità originaria. La giuria del Premio Eccellenti Pittori – Brazzale non ha avuto dubbi sul valore del dipinto giudicandolo il miglior quadro italiano dell’anno“Samorì è uno dei massimi pittori viventi, spiega l’ideatore del Premio Camillo Langone, apprezzato forse più all’estero, specie in Germania, che in Italia. È un artista terribilmente attuale, ma non nel senso dell’attualità intesa come cronaca: i suoi quadri racchiudono lo spirito del tempo, che non è festoso, la crisi dell’uomo, il decomporsi del cristianesimo europeo. Però vi trovo una nota speranzosa: il fatto che si possa essere culturalmente cruciali, lavorando in un paese della provincia romagnola”.

 

“La mia opera non coincide con il gesto di un iconoclasta, dichiara Nicola Samorì, anche se potrebbe essere confusa con il vandalismo ai danni di un dipinto antico. “Il Corpo Squisito” è, infatti, interamente dipinto da me e, ancora fresco, cosparso di zucchero e lasciato in pasto agli insetti, segnato dal vento e dalla pioggia e, infine “pettinato” scavando uno a uno tutti i filamenti d’olio che scivolano sul torso. Mi sono servito di un tema della tradizione cristiana, che appartiene alla nostra memoria, cercando di scuoterne l’immagine che da sempre siamo abituati a vedere”.

 

Sofferenza e visione pessimistica dell’uomo si materializzano molto bene nell’opera grazie a un gesto artistico che passa dalla rappresentazione pittorica all’intervento esterno degli agenti naturali. Dopo una prima fase, infatti, il quadro è stato tenuto all’aperto per più di un mese, esposto a un vero e proprio processo di trasformazione dove piccoli insetti e intemperie sono intervenute sulla sua superficie lasciando segni, cicatrici e piccoli sfregi. Infine la terza fase: il volto di Cristo decorticato dal pittore.

 

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