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Sahara Marocchino. Il Re saluta la posizione dell’Unione africana che conferma la competenza esclusiva dell’ONU

Il Re del Marocco, Mohammed VI, ha pronunciato ieri sera un discorso alla nazione in occasione del 65mo anniversario della “Rivoluzione del Re e del popolo”, avvenuta in Marocco nel 1953. Cosi il Re Mohammed VI, oltre a sottolineare la necessità di mettere le questioni dei giovani nel centro del nuovo modello di sviluppo, ha ribadito che il Marocco mantiene con fiducia e responsabilità la sua adesione alla dinamica lanciata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, in collaborazione col suo Inviato personale, sulla questione dell’integrità territoriale del Regno.
“Questo impegno riposa sugli stessi fondamentali che abbiamo definito nell’ultimo discorso della Marcia Verde (6 novembre 2017). A questo proposito, notiamo con soddisfazione che c’è sempre più concordanza tra questi principi e le posizioni internazionali”, ha sottolineato il Sovrano.
Di fatto, si tratta delle risoluzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza e il Summit dell’Unione africana recentemente che “confermano senza equivoco la competenza esclusiva delle Nazioni Unite in materia di supervisione del processo politico” sulla stessa questione.
Nello stesso discorso, il Sovrano ha tenuto ad esprimere i suoi ringraziamenti e la sua considerazione ai Capi di Stato africani fratelli che “ hanno interagito in modo positivo con le posizioni di principio del Marocco, e che hanno risposto favorevolmente all’appello che il Consiglio di Sicurezza ha lanciato ai membri della comunità internazionale per sostenere i suoi sforzi”.
In questo contesto, il Re ha fatto osservare che lo spirito d’unanimità, di simbiosi e di sacrificio della Rivoluzione del Re e del Popolo, celebrata ogni anno il 20 agosto, anima i marocchini quando è abbordata la questione dell’integrità territoriale del Regno.
“Questa rivoluzione trasporta un messaggio positivo: anche se è nata in un contesto particolarmente duro, ha permesso ai marocchini di avere il senso vero del patriottismo e ci ha aiutato ad andare avanti”, ha detto il Sovrano aggiungendo.
Rabat ha comunque reso noto che “nessuna soluzione alla questione del Sahara marocchino possa essere affrontata senza il coinvolgimento dell’Algeria, la principale responsabile di questa disputa”. Va ricordato che nella risoluzione ONU 2414 del 27 aprile 2018 il Consiglio di sicurezza aveva chiesto ai paesi vicini e dunque all’Algeria di “apportare un contributo importante al processo e di impegnarsi molto di più per progredire verso la soluzione politica”.
In occasione della visita in Marocco dell’inviato personale del SG, il Regno marocchino ha sempre espresso appoggio al processo ONU, come ricordato nel discorso di re Mohammed VI in occasione del 42mo anniversario della Marcia Verde, il 6 novembre 2017:
– Nessun regolamento della questione di Sahara è possibile al di fuori della sovranità piena ed intera del Marocco sul suo Sahara, ed al di fuori all’iniziativa d’autonomia, la cui comunità internazionale ne ha riconosciuto la serietà e la credibilità;
– Le esperienze passate dovrebbero permettere di meditare su un’evidenza: il problema non è tanto trovare una soluzione a questa questione, ma piuttosto di arrivare a definire il processo a seguire per giungerla. Spetta dunque alle parti che sono origine di questo conflitto l’assunzione della responsabilità nella ricerca di un regolamento definitivo;
– Il pieno rispetto dei principi e fondamenti approvati dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU per il trattamento di questo conflitto regionale; essendo l’organo dell’ONU la sola istanza internazionale incaricata di supervisionare il processo di regolamento;
– Il rifiuto categorico di ogni superamento o tentativo di portare danno ai diritti legittimi del Marocco ed ai suoi interessi.

Come “Rivoluzione del Re e del Popolo” i marocchini ricordano gli eventi del 1953, quando la Francia, che allora deteneva il protettorato sul Marocco, tentò di destituire l’allora sovrano del paese, Mohammed V, e di forzarlo all’esilio in Corsica e in Madagascar, per sostituirlo con Mohammed ben Arafa. Fallito, il complotto di Parigi diede un deciso impulso all’indipendenza del Marocco, raggiunta nel 1956.

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