
In realtà, che qualcosa sotto la crosta terrestre stia attraversando un particolare periodo di fermento è un dato di fatto. Ma secondo gli scienziati, nulla di più o di meno rispetto a quella che è stata la normale “fluttuazione” eruttiva degli ultimi 20-30 anni. “I fenomeni recentemente osservati – continuano all’INGV -, quali le esplosioni maggiori e le colate di trabocco, sono chiaramente collegati ad una fase di sovrappressione e degassamento del sistema/serbatoio magmatico sommiate, e potrebbero anche indicare che tale sistema è in una fase di equilibrio instabile”.
Sebbene, a prescindere dall’area geografica in cui si verificano, un’eruzione o un sisma restino fenomeni di difficile previsione, gli elementi sin qui raccolti negli ultimi mesi inducono dunque gli esperti a non abbassare la guardia nè il livello d’attenzione sullo Stromboli.
“Allo stato attuale, tali fenomeni non modificano significativamente lo stato di pericolosità del vulcano. Tuttavia, il periodico verificarsi di fenomeni ‘significativi’ e imprevedibili come quelli già registrati richiede sicuramente uno stato di maggior attenzione sia in area craterica che nella Sciara del Fuoco”.
Il dott. Mauro Coltelli, responsabile dell’ufficio di Vulcanologia e Geochimica dell’Ingv, ha invece preferito sottolineare che l’Etna è prossimo ad una nuova eruzione. Pare che sia “ questione di ore“, in quanto sono già in atto alcuni segnali provenienti dal vulcano. Dopotutto si tratterà dell’11° parossismo e sarà una nuova eruzione-lampo, intensa ma breve come le precedenti, senza alcun pericolo per la popolazione.
Uno spettacolo naturale?