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A Contrada Mosca, non vuole lavorare più nessuno nel rispetto di Sarah Scazzi

Contrada Mosca in memoria di Sarah ScazziSale l’attesa per il processo “Sarah Scazzi”. Domani a Taranto salirà per prima sul banco degli imputati Sabrina Misseri, intanto online leggiamo qualcosa di tragico ed assurdo. Lì nelle campagne tarantine, ad Avetrana in contrada Mosca, in quel vignegno dove c’è il pozzo che per giorni è stato il sepolcro del corpo della bella e giovane Sarah nessuno andrà a vendemmiare. Ad un cronista de La  Voce di Manduria Antonio Rizzato, proprietario dei tremila metri quadrati di vigna con annesso il pozzo cisterna dichiara: «In quel fondo maledetto non vuole lavorare più nessuno». E’ nel suo campo, di circa trenta aree, con una bella piantagione  di vite con vitigni di ottime e diverse qualità tra i quali i rinomatissimi  Primitivo di Manduria, uva regina, Malvasia e Negramaro,  nessun operaio ha voluto metterci piede, sia lo scorso anno che questo. Infatti, inconsapevolmente una nutrita squadra di donne, lo scorso anno ha lavorato quai “calpestando” l’inconsapevole mortale giaciglio di Sarah. E’ probabile che anche Rizzato, come la badante di cui abbiamo scritto giorni fa, si costituisca parte civile o chieda un rimborso ai Misseri. Infatti l’intervista del signor Rizzato  su La Voce di Manduria prosegue:  «Questo fatto ha molto scosso la mia famiglia e soprattutto le donne hanno paura di tornare lì»,  inoltre spiega il proprietario della vigna,«La ruspa utilizzata per aprire il pozzo la notte del ritrovamento  ha reciso alcuni tiranti e frantumato i paletti di cemento della recinzione». Non solo, questo. Secondo Rizzato è la paura mista a terrore e a credenze popolari ma, sopratutto il rispetto, il rispetto per la piccola Sara.
«I miei familiari non ne vogliono sapere di coltivare quel campo e ho provato anche a portare qualche bracciante, ma con scarso successo. Se non passerà qualche altro anno, non credo che andremo più a vendemmiare alla Mosca», «La vendemmia del 2009, proprio in quel fondo, me l’hanno fatta loro; venne lui, Michele, con la moglie Cosima e la figlia Valentina. Altre volte c’era stata anche Sabrina ma quell’anno no».Per dovere di cronaca ricordiamo pure che, MIchele Misseri oltre a conoscere bene i luoghi era stato proprio lui, mesi prima a saldare e consolidare la chiusura del pozzo cisterna perchè era pericolante, e, era stato proprio il proprietario del fondo, il signor Rizzato a commissionare al MIsseri il lavoro, lavoro che aveva visto la chiusura della cisterna di acqua con un masso grosso e pesante lo stesso che evidentemente il Misseri con l’ausilio di altri aveva smosso per gettarvi dentro il corpo oramai inerme della piccola Scazzi. Sempre su La VOce di Manduria leggiamo che anche altri campi nei paraggi sono quasi dismessi forse per lo stesso motivo.

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