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Hiroshima, 6 agosto 1945 ore 8.16: l’olocausto giapponese

Hiroshima, 6 agosto 1945 ore 8.16: l'olocausto giapponese

Hiroshima, 6 agosto 1945 ore 8.16: l'olocausto giapponese

Il pilota di Hiroshima,
un duro….
Ray Ban scuri, il lavoro era guerra,
ma negli occhi
quel bimbo sulla terra.
Sente battere le ali,
sente il freddo tutto intorno a sé,
vede luci di luce più abbagliante,
di quel sole esploso in un istante.

Era il 6 agosto 1945 alle 8.16, l’Aeronautica militare statunitense sgancia la prima bomba atomica della storia:”Little Boy”. La bomba viena sganciata sulla città giapponese di Hiroshima. Il 9 di agosto invece un altro orribile ordigno “Fat Man” viene sganciato Nagasaki. Le vittime saranno tra le  100.000 a 200.000, quasi esclusivamente civili, come in ogni guerra, ma le nuove armi creeranno anche danni e vittime indirette. La storia da sempre considera questi due episodi come atomici fra gli episodi bellici più significativi dell’intera storia dell’umanità.

Gli USA avevano scelto il 6 agosto perchè nei giorni precedenti Hiroshima era coperta da  nubi stratificate c, mentre il giorno dell’attacco il tempo era variabile. A partire per primo è stato un  B-29 senza armamento, l’aereo doveva andare in ricognizione, immediatamente dopo partono gli altri  B-29 mentre sono in volo ricevono il messaggio per bombardare Hiroshima. Tutto era stato stabilito nei minimi dettagli. Un ora prima del bombardamento il Giappone visualizza su i radar l’afflusso di aerei americani e, la zona meridionale del Giappone viene allertata, anche Hiroshima riceve l’allarme, ma su HIroshima risultavano solo 3 aerei, allarme basso, il Giappone non risponde all’attacco. Gli aerei americani erano  bombardieri Enola Gay, The Great Artiste e un altro aereo, il cosidetto  Necessary Evil, con la funzione di documentare quel che accadeva. La storia documentata racconta che  alle 08:15 l’Enola Gay lancia “Little Boy” sul centro di Hiroshima. L’esplosione si verifica a 580 metri dal suolo, con uno scoppio equivalente a 13 chilotoni, uccidendo sul colpo tra le 70.000 e le 80.000 persone. Circa il 90% degli edifici venne completamente raso al suolo. Il vento atomico continua la distruzione e in poco tempo la città tutta arde. Tokio non sa quasi nulla e , dopo ora un aereo sorvola Hiroskima ma i militari non credono ai loro occhi, la notizia ufficiale arriverà circa 16 ore dopo.

La popolazione è decimata, il resto lo fa l’avvelenamento da radiazione e le necrosi  che provoca malattie e morti successive al bombardamento per circa il 20% di coloro che erano sopravvissuti all’esplosione iniziale. Alla fine del 1945, si contano circa 350.000. Da allora molte migliaia di persone sono morte per cause legate alle radiazioni. La più grande tragedia dell’umanità segna anche l’inizio della guerra fredda. Di quei giorni qualche superstite è rimasto ed è indicato come
“hibakusha”.A marzo del 2009 il governo giapponese ha riconosciuto l’esistenza di 235.569 hibakusha a cui lo Stato riconosce una sovvenzione mensile di 140.000 yen per le cure mediche degli effetti delle radiazioni. La condizione di hibakusha spetta a chi ha vissuto in una delle due città al momento del bombardamento o a chi ha visitato le zone di Hiroshima e Nagasaki entro le prime due settimane dallo scoppio delle bombe. SIno allo scorso anno era in vita un doppio hibakusha: Tsutomu Yamaguchi.Yamaguchi nel 1945 lavorava a Nagasaki per la Mitsubishi e viene mandato a Hiroshima in viaggio di lavoro. Il 6 agosto si stava preparando a rientrare a Nagasaki quando viene sorpreso, in ufficio, dallo scoppio della bomba ad appena tre chilometri da dove si trovava. Rimase temporaneamente cieco e con varie importanti bruciature sul corpo. Ricoverato in ospedale, viene quasi subito dimesso. Rientra a Nagasaki per continuare le cure, ma nonostante le ferite profonde che coprivano il suo corpo, vuole tornare al lavoro. Il 9 agosto stava raccontando al suo superiore il bombardamento di Hiroshima quando un’altra bomba atomica cade sulla sua città. Questa volta rimase illeso, ma, nelle settimane successive, non riuscì a trovare un ospedale per continuare le cure di cui necessitavano le sue ferite. Nel 1957 lo Stato gli riconobbe lo stato di hibakusha e solo il 24 marzo 2009 il governo gli riconobbe lo stato di “doppio sopravissuto”. A gennaio del 2010 muore a seguito di un tumore allo stomaco.

Questi sopravvissuti hanno dovuto vivere per anni nel silenzio a causa di una colpevole discriminazione nei loro confronti: per lungo tempo si credeva, erroneamente, che le malattie di cui soffrivano, a causa delle radiazioni, fossero contagiose. Anche i loro figli, anche se nati dopo la guerra, difficilmente trovavano lavoro e molti, per poter avere una vita sociale normale, dovettero negare di essere dei hibakusha. Ora i sopravissuti vengono fuori e hanno voglia di far sentire le loro ragioni e le loro storie affinchè i giovani non dimentichino a quali barbarie la guerra aveva trascinato l’umanità. Tutti loro, in un modo o nell’altro hanno dato un grande impegno alla lotta contro il nucleare.
Enola Gay, you should have stayed at home yesterday
Oho words can’t describe the feeling and the way you lied
These games you play, they’re gonna end it all in tears someday
Oho Enola Gay, it shouldn’t ever have to end this way
It’s 8.15, and that’s the time that it’s always been
We got your message on the radio, conditions normal and you’re coming home
Enola Gay, is mother proud of little boy today
Oho this kiss you give, it’s never ever gonna fade away
Enola Gay, it shouldn’t ever have to end this way
Oho Enola Gay, it shouldn’t fade in our dreams away
It’s 8:15, and that’s the time that it’s always been
We got your message on the radio, conditions normal and you’re coming home
Enola Gay, is mother proud of little boy today
Oho this kiss you give, it’s never ever gonna fade away

About the author

"Amo ricercare, leggere, studiare ogni profilo dell'umanità, ogni avvenimento, perciò mi interesso di notizie e soprattutto come renderle ad un pubblico facilmente raggiungibile come quello della net. Mi piace interagire con gli altri e dare la possibilità ad ognuno di esprimere le proprie potenzialità e fare perchè no, nuove esperienze." Eleonora C.

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