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La Grande Mela sogna la Formula Uno

La Grande Mela sogna la Formula Uno
La Grande Mela sogna la Formula Uno

Dopo tanti tentativi infruttuosi ed un pubblico che non è mai riuscito ad appassionarsi, la prudenza, o forse la scaramanzia, di Bernie Ecclestone, il boss della Formula Uno, non stupisce. E dire che a immaginare il sogno di un circuito all’ombra dell’Empire state building è stato lo stesso Eccleston che, esasperato dagli intralci burocratici, dalle proteste ambientaliste e dagli sgambetti del campionato Nascar,  non è mai riuscito a realizzare. Ma secondo il Wall Street Journal il futuro delle monoposto ha le idee chiare, e sono tinte di quel trionfo tanto atteso rappresentato dallo sbarco nella Grande Mela. L’anno previsto è il 2013, almeno secondo la lettura che ne danno i due sindaci e alcuni grandi investitori coinvolti, che hanno individuato nel New Jersey il sito più plausibile.

Negli ultimi trent’anni il magnate britannico aveva cercato in tutti i modi di condurre in porto il progetto: una conferma indiretta arriva dei lavori avviati nel 1983, con il tentativo di far svolgere la corsa nella circoscrizione di Queens, e più recentemente nel 2010, sotto lo spettro d’azione del campionato automobilistico un parco di Jersey City.

La proposta ha trovato consensi tra chi vorrebbe i bolidi targati F1 sfrecciare sullo sfondo dello skyline di Manhattan. «La prospettiva di avere un appuntamento di Formula Uno nel New Jersey è entusismante», ha commentato Chris Christie, neo-governatore dello stato e possibile candidato repubblicano alla Casa Bianca. Importante adesione anche quella di Leo Hindery, ex-chief executive del Yes Network (la rete televisiva degli Yankees) e capo della cordata dei finanziatori, che ha espresso soddisfazione per il lavoro svolto. Mentre dal punto di vista di Richard Turner di Weehawken e Felix di West New York, sindaci di due comuni limitrofi del New Jersey, resta una questione finanziaria. «In questo periodo di incertezze economiche non bisogna sottovalutare alcun tipo di introito e la Formula Uno potrebbe rivelarsi molto positiva per i nostri cittadini».

Al di là del significato delle reazioni, è importante osservare che il connubio tra Formula Uno e Stati Uniti non si è mai suggellato, l’illusione è sempre durata poco. Vale a dire, nel caso specifico, una migrazione senza sosta dal 1960 ad oggi. C’è chi mette sotto accusa la scelta di circuiti marginali e lontani da grande pubblico, e chi se la prende con l’incapacità degli organizzatori di sostenere i costi dell’operazione. Il quadro è precario e basta già da solo a spiegare il sogno sfumato di appassionare il pubblico americano.

Fino al 1980 la corsa si è svolta a Watkins Glen, a nord dello stato di New York. È stato poi il turno dell’Arizzona, nel circuito di Phoenix dal 1989 al 1991. Prima di fermarsi per sette anni a Indianapolis, il circo della Formula Uno ha conosciuto Detroit, Las Vegas e Dallas. Peccato però che nel frattempo, ovvero dal 2007, non ci siano più stati gran premi negli Stati Uniti. Stavolta però, anche grazie al fatto che la realizzazione del circuito di Austin – già in calendario dal prossimo anno – è  in ritardo, la partita sta assumendo contorni tutti favorevoli alla candidatura di New York. E le Cassandre vedono profilarsi all’orizzonte anche l’eventualità di un raddoppio. Ma l’esempio di Ecclestone insegna che è lecito dubitare.

Iacopo Bernardini

 

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