
La donna spiega di essere stata sentita dai magistrati ed essere stata trasferita a Cosenza, Bolzano e Genova. Durante la permanenza a Bolzano si e’ pero’ ravveduta ”ho capito cosa stavo combinando perche’ per rabbia dicevo cose che non c’era”, confessa.
“C’erano state delle lettere anonime, mi alzavano le mani, non potevo uscire e non potevo avere amicizie. Da quando sono arrivate le lettere anonime non si viveva più. Mi capitò di andare dai carabinieri per altre vicende ed allora ho chiesto se potevano darmi una mano perché avevo paura che mi succedesse qualcosa. Dopo qualche giorno i carabinieri mi hanno detto di sì, io gli ho detto qualunque cosa pur di andare via da casa mia. Dopo sono venuti due magistrati a parlare con me e mi hanno trasferita a Cosenza. Dopo aver trascorso un mese e mezzo a Cosenza mi hanno portato a Bolzano. Io, nelle cose che dicevo, mettevo di mezzo sempre mio padre e mio fratello perché ero arrabbiata con loro. Poi a Bolzano mi sono resa conto di quanto stavo combinando ed allora ho chiesto un avvocato. Sapendo che quello che stavo combinando era troppo grande ho deciso di tornare indietro”. “A Bolzano c’era qualcuno che mi aveva riconosciuto ed allora mi hanno trasferito a Genova. Ho sentito mia madre e lei è salita a Genova. Dopo questo incontro mia madre è salita anche una seconda volta con mio fratello e mia figlia. Dopo quest’ultimo incontro ho deciso di tornare a casa. Tornando a casa mia ho riacquistato la mia serenità” Le parole schck di Maria Concetta sono forti, feriscono il cuore.