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Mediterraneo: tonno e pesce spada a rischio estinzione

Mediterraneo: tonno e pesce spada a rischio estinzione Che il nostro  Mediterraneo, essendo una mare quasi chiuso e a  cui si affacciano numerosi paesi, è continuamente sottoposto ad uno sfruttamento intenso e a volte incontrollato, è cosa ormai nota.

Che ormai la pesca è un business economico in crescente aumento che rischia però di depauperare  l’ambiente marino se non sottoposta a regole rigide, è stato detto da più parti.

Non tutti però sappiamo che due delle specie ittiche più rappresentativa dell’habitat marino pelagico del Mediterraneo, sia da una punto di vista biologico sia da quello commerciale, il tonno rosso e il pesce spada, destano la maggiore preoccupazione in fatto di estinzione.

Questi grandi pesci pelagici subiscono da anni un intensissimo prelievo da parte delle flotte pescherecce mediterranee e asiatiche. Un eccessivo sforzo di pesca potrebbe portare le due specie a una “estinzione commerciale” con gravissime conseguenze ecologiche, economiche e sociali.

In quanto grandi migratori, la distribuzione dei grandi pesci pelagici è estremamente ampia: tra questi il tonno rosso è presente e quindi pescato in tutti i mari italiani, dall’Adriatico al Mar Ligure, mentre il pesce spada sembra essere più abbondante nello Ionio, nel Tirreno e nel Mediterraneo occidentale.

Secondo il WWF ci sono ancora troppi pescatori rispetto a quanto tonno rosso e pesci spada possono sopportare e l’assaciazione ha rivolto un invito alla Commissione internazionale conservazione pesci dell’Atlantico e Mediterraneo affinchè venga adottato un piano in grado di ridurre la flotta e che preveda un fattivo impegna, a fianco della Comunità Europea, per arginare la pesca illegale del pesce spada con le reti .

La situazione è critica: senza azioni urgenti il tonno rosso  e il pesce spada rischiano di scomparire dai nostri mari.

Il tonno rosso del Mediterraneo è sempre più vicino all’estinzione come tutte leMediterraneo: tonno e pesce spada a rischio estinzione specie della famiglia Scombridae. Una delle maggiori cause dell’estinzione del tonno rosso va ricercata nell’alto valore commerciale e nel florido mercato internazionale di queste specie ittiche.

Dalle cronache si apprende troppo spesso di operazioni di contrasto alla pesca illegale del tonno rosso, attuate dalle Capitanerie di Porto che sequestrano quintali di questo pesce, pescato illegalmente, con il sistema dei ‘palangari’ o con reti  ‘ferrettare’,  non conformi alle norme  normative comunitarie, o addirittura, comunità di pesca non espressamente autorizzate.

Per ciò che riguarda il pesce spada, su Cilento notizie leggiamo  “La pesca del pesce spada del Mediterraneo ha subito una rapida espansione alla fine del 1980 con l’impiego di grosse navi e tecnologie sofisticate. Si è verificato quindi un conseguente forte calo della biomassa degli stock. La pesca attuale insiste pertanto sui giovanili, i pesci spada sessualmente immaturi, che non si sono ancora riprodotti. Così, la crescente mancanza di riproduttori in mare non solo mina la produttività della pesca (nel periodo 2008-2010, il WWF stima una cattura annua tra le 31.500 e le 34.000 tonnellate, valori notevolmente superiori alla cattura totale ammissibile), ma mette a rischio anche la sopravvivenza della specie.

Occorre, quindi, continuare con il piano di riduzione della flotta e vietare l’ingrasso di tonno nelle gabbie galleggianti”.

Visto il giro d’affari che ruota intorno a queste specie ittiche, non è certo facile introdurre un sistema di regolamentazione che limiti o addirittura vieti il Mediterraneo: tonno e pesce spada a rischio estinzione prelievo dei pesci a rischio.  Molto spesso si aggira il problema delle quote sul prelievo del pescato e viene fornita la possibilità di pescare discretamente anche a chi non è autorizzato.

Riportiamo ancora da Cilento notizie  “Tuttavia si continua a pescare i grossi pesci oltre il consentito, ad esempio con una flotta tonniera, formata da grandi navi, che risulta concentrata tra Salerno e Cetara, riporta Il Mattino del 12 novembre. Il pescato viene mantenuto vivo in gabbie, nutrendolo con cibo pescato via via, in modo da restare in mare dai tre ai quattro mesi.”

Nulla ha a che fare la pesca di oggi con quella dei nostri padri. Vi consigliamo di leggere i toccanti racconti degli ex pescatori sapresi, riportati proprio da Cilento notizie.

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