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Capodanno tra storia e superstizioni

Gennaio, che dal 153 a.C. divenne il primo mese dell’anno, nell’antica Roma era dedicato al dio Giano, Ianus. ed è proprio qui che troviamo l’origine dei festeggiamenti del capodanno.
Nel corso dei secoli poi questi festeggiamenti presero più o meno vigore, anche se spesso contrastati dalla chiesa romana Nel Medioevo, molti paesi europei usavano il calendario giuliano, ma vi era un’ampia varietà di date che indicavano il momento iniziale dell’anno. Ad esempio in Francia fino al 1564 il Capodanno veniva festeggiato nella domenica di Resurrezione, aVenezia sino al 1797 l’inizio dell’anno coincideva con il 1º marzo, mentre in Puglia, in Calabria e in Sardegna lo si festeggiava il 1º settembre, seguendo lo stile bizantino, tant’è vero che in sardo settembre si traduce Caputanni (dal latino Caput anni).

Queste diversità locali continuarono anche dopo l’adozione del calendario gregoriano.
Solo nel 1691 papa Innocenzo XII  stabilì che l’anno dovesse cominciare il 1º gennaio. L’adozione universale del calendario gregoriano fece sì che anche la data del 1º gennaio come inizio dell’anno divenne infine comune.

Per il primo dell’anno la tradizione italiana del Capodanno prevede una serie di rituali  che sono oggi più o meno rispettati: vestire biancheria intima di colore rosso o gettare dalla finestra oggetti vecchi o inutilizzati, usanza questa ormai quasi completamente abbandonata.
Un’altra tradizione prevede il baciarsi sotto il vischio in segno di buon auspicio o di appendere un ramo di questa pianta sulle porte, essa allontanerà gli spiriti maligni dalla nostra casa. La tradizione arriva direttamente da antichi credenze tramandate dai Druidi. Se si vuole essere certi di riuscire in questa operazione, basterà aprire la finestra di una stanza buia poco prima della mezzanotte ed aprirne un’altra, ma questa volta di una stanza illuminata per accogliere gli spiriti del bene.
Il primo dell’anno ricordate  di non uscire di casa  con le tasche vuote, ma con
qualche soldo, così facendo, l’anno appena nato non sarà “magro”.

E’ comunque la cucina che ancora oggi in Italia rispetta maggiormente la tradizione. Che cenone è, se non ci sono le lenticchie?

La lenticchia, già in epoca romana, simboleggiava l’abbondanza, il denaro. Ogni lenticchia è una moneta, quindi più se ne mangiana e più soldi si avranno. Zampone e cotechino, essendo sicuramente tra le carni più nutrienti sono divenute il simbolo dell’abbondanza. Mangiare queste due pietanze a capodanno promette un anno ricco e fortunato.”Chi mangia l’uva per Capodanno conta i quattrini tutto l’anno”,  recita un antico adagio  dunque uva e frutta secca .

Molte le tradizioni in tutto il mondo.
In Spagna è d’uso mangiare alla mezzanotte dodici chicchi d’uva, uno per ogni rintocco dei dodici scoccati da un orologio.
In Russia, dopo il dodicesimo rintocco, si apre la porta per far entrare l’anno nuovo. In Ecuador ed in Perù si esibiscono fuori la propria abitazione dei manichini di cartapesta  riempiti di petardi così da bruciare ed esplodere ai rintocchi della mezzanotte. In Giappone, prima della mezzanotte, le famiglie si
recano nei templi per bere sakè ed ascoltare 108 colpi di gong che annunciano l’arrivo di un nuovo anno

Tra gli inizi d’anno un po’ spostati oltre il primo di gennaio ricordiamo il Capodanno cinese, o capodanno lunare, che si festeggia in diversi paesi dell’estremo oriente in corrispondenza del novilunio che cade tra il 21 gennaio ed il 19 febbraio.
L‘anno nuovo indù cade due giorni prima di Diwali, il festival della Luce, cioè a metà novembre, mentre Losar, il capodanno tibetano, cade tra gennaio e marzo.

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