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Accordo pesca Marocco-UE, divergenze tra professionisti marocchini

Alcuni rappresentanti di categoria non condividono l’eventuale rinnovo dei vecchi accordi.

 

RABAT – In seguito alla rottura dell’accordo sulla pesca che legava il Marocco all’Unione Europea, si registrano vari tentativi di riconduzione da entrambe le parti, ma fra i professionisti della pesca marocchini persistono divergenze di vedute sulle condizioni e sull’impatto di una eventuale decisione.

Attualmente vi sono delle negoziazioni fra una commissione mista marocco-spagnola – composta dal segretario generale della confederazione spagnola della pesca, dal presidente della federazione andalusa dei professionisti della pesca e dal vice presidente della federazione dei pescatori del Marocco -. Secondo Mohamed Alalou, segretario generale della confederazione nazionale della pesca costiera in Marocco, tale commissione non rappresenterebbe però il settore della pesca marittima a livello nazionale: “I partecipanti a queste negoziazioni, dalla parte marocchina, rappresentano solo loro stessi e la loro azione è motivata da interessi personali”. Ha dichiarato all’agenzia di stampa MAP, evidenziando che le attuali negoziazioni fra questa commissione “indeboliranno il potere di negoziazione” del Marocco nel caso in cui l’accordo andasse in porto. L’insieme dei professionisti del settore sarebbe “contro la riconduzione dell’accordo di pesca nei termini attuali”, in quanto avrebbe già determinato un “sovra sfruttamento” e una costante diminuzione delle risorse ittiche del paese, secondo studi, ha precisato Alalou, dell’Istituto Scientifico.

Dello stesso avviso appare anche Kamal Sabri, presidente della Camera delle pesche marittime Atlantico Nord e membro della confederazione: “vi è la minaccia di esaurire le nostre risorse in 10 anni”, ha dichiarato alla MAP, lanciando un appello affinché tutti gli interessati si diano da fare per preservare questa “ricchezza che non ha prezzo”. A suo parere l’eventuale nuovo accordo dovrebbe concernere “un rinforzamento della cooperazione con l’UE nel campo delle infrastrutture e del rinnovamento della flotta, escludendo lo sfruttamento diretto delle nostre risorse”, che spetterebbe ai marocchini.

Stefano Oliviero

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