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Giorno della Memoria: milioni di storie da non dimenticare. “Gavino, sassaresu in ciabi di Carrera Longa”

Giorno della Memoria: milioni di storie da non dimenticare. "Gavino, sassaresu in ciabi di Carrera Longa"

Archivio

Gavino X abitava in Carrera Longa: vero sassaresu in ciabi. Muratore e analfabeta. Quando lo hanno richiamato, nel 1941, aveva passato da un pezzo i trent’anni, aveva una moglie e forse non molta voglia di farla, quella guerra.

Non credo si trattasse precisamente del modello di fiero conquistatore che il Regime pretendeva fossero tutti gli italiani; comunque lo avevano lasciato in Sardegna, in uno di quei reparti costieri dalle dubbie qualità belliche, dove si tirava sì ma la cinghia, e per montare di guardia ci si passava dall’uno all’altro l’unico paio di scarpe non distrutte in dotazione.


Nell’estate del 1942 lo hanno mandato davanti a un Tribunale militare: rifiuto di obbedienza, una fesseria, si sarà girato di fronte a qualche superiore barroso; e gli hanno dato un anno di carcere. Siccome in Sardegna galere non ce ne sono abbastanza, hanno pensato bene di mandarlo a Gaeta; da cui poi con l’avvicinarsi del fronte lo hanno portato a Peschiera del Garda insieme a tutti gli altri i disgraziati nelle sue condizioni.

Il giorno prima che finisse di scontare la pena, a Peschiera sono arrivati i tedeschi: i quali hanno preso detenuti e guardie carcerarie, li hanno caricati su un convoglio di carri bestiame e li hanno portati in blocco a Dachau; 1874 persone di cui 50 sardi, triangoli neri o rossi in gran parte subito smistati verso altri luoghi dell’universo concentrazionario nazista.

Undici mesi dopo Gavino è finito ad Hersbruck, un Lager in Franconia, ai confini con l’attuale Repubblica Ceca: sottocampo di Flossenbürg, gran brutto posto anche messo a confronto con le condizioni medie di luoghi del genere. Arrivato l’inverno, vi è morto: tre giorni prima dell’ultimo Natale di guerra. La sua pericolosità per il Neue Ordnung consisteva in nulla d’altro se non nell’essere un detenuto militare, al penultimo giorno di pena.

Ieri mattina in archivio mi sono trovato davanti il suo foglio matricolare, che snocciola questa storia nello stile stringato e burocratico delle “variazioni”. Con un’annotazione finale, a matita, in grande e sottolineata: “Irreperibile”, con la quale l’amministrazione militare, un pezzo dello Stato di cui era cittadino, chiude ogni conto con lui, con la sua storia, la sua persona e la sua vita.

Non si piange nella Sala studio di un Archivio di Stato, soprattutto quando di storie finite in questo modo se ne conoscono tante e ancora più se ne intuiscono, magari dietro fredde ed anonime colonne di numeri: però, malgrado i molti anni di mestiere, il cuore si stringe, la pena e lo smarrimento non hanno limiti e non trovano parole.

Stasera per me inizia il consueto tour de force per il Giorno della Memoria, da un capo all’altro della Sardegna. E’ il mio lavoro. Quest’anno è in nome suo che lo faccio: di Gavino, sassaresu in ciabi di Carrera Longa, muratore analfabeta, condannato per rifiuto di obbedienza a un anno di reclusione militare, 364 giorni di carcere e 455 di Lager, passato per il camino in un posto d’Europa chiamato Hersbruck.


(Nota finale ad uso dei non sassaresi: Gavino è il nome di uno dei Martiri Turritani patroni della diocesi: non so se nell’onomastica cittadina sia il più diffuso, ma se così non è poco ci manca. Per intenderci, se invece il Nostro avesse abitato a Cagliari, magari in Arruga de is Ferreris, si sarebbe senz’altro chiamato Efisio. Ogni riferimento a persone e fatti è puramente reale, ma i nomi non necessariamente).

Sassari, 26 gennaio 2012

Aldo Borghesi


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