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Marocco: Movimento 20 febbraio solidarizza con disoccupati immolati

Durante manifestazione bruciato manichino ed esposte foto ustionati.

RABAT – Il Movimento 20 febbraio, espressione della primavera araba in Marocco, durante una manifestazione domenica pomeriggio a Rabat, ha solidarizzato con i giovani laureati disoccupati che mercoledi scorso si sono immolati davanti al parlamento. Nel corteo sono state esposte le foto dei ragazzi ustionati ed un manichino vestito di bianco è stato incendiato, con lo scopo di rappresentare gli eventi di mercoledi.

Alla manifestazione, già prevista in precedenza rispetto alle proteste dei laureati disoccupati, hanno partecipato un migliaio di persone, partite come ormai d’abitudine da un assemblamento a Bab el Had , l’entrata principale della medina, e arrivate in corteo fino al parlamento marocchino. Un calo di presenze rispetto alle ultime uscite del movimento nella capitale. Il dato più interessante è l’aumento di chi si interessa passivamente: se in precedenza i manifestanti erano ignorati, forse anche per paura, dal resto della popolazione, che continuava impassibile le proprie attività accanto ai cortei, ultimamente è folto l’assemblamento di curiosi che si forma ai lati delle strade al passaggio degli attivisti.

Il movimento continua le protesta da 11 mesi, dal 20 febbraio 2011, giorno che ne ha dato il nome, e persiste nel chiedere la caduta del “Makhzen”, termine col quale denuncia la presenza di un governo, parallelo a quello di facciata votato dai cittadini, controllato direttamente dal re. “Abbiamo il regime più “bello” al mondo: il re detiene il potere politico, il potere spirituale come il papa in Italia ed il potere economico” dichiara un attivista sulla cinquantina. Un’altra rivendicazione è la lotta contro la corruzione che – continua – “serve per poter trafficare la droga. Siamo il primo produttore di hashish al mondo e senza corruzione non sarebbe possibile farla arrivare in tutta Europa”. Gli slogan urlati dai manifestanti sono molto chiari: “Il popolo vuole la caduta del Makhzen, il popolo vuole la fine della corruzione”, “Libertà, dignità, giustizia sociale”, “(…) caduta del governo, svuotare il parlamento e cambiare la costituzione,  giustizia indipendente, liberare gli oppressi, liberare i mezzi di comunicazione, cacciare il Makhzen (…)”. La scelta delle autorità pubbliche è ancora una volta quella di ignorare le proteste: forze dell’ordine in assetto antisommossa assenti e controllo affidato ad agenti in borghese.

Stefano Oliviero

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