
“Sono sconcertato per quanto di terribile è successo – ha detto l’avvocato Giuseppe Lauria -. I genitori mi avevano affidato l’incarico di difenderlo ed io, fin da subito, avevo presentato istanza di scarcerazione con richiesta di arresti domiciliari, ma era stata respinta. Dopo l’emissione di rigetto, datata metà gennaio, il padre mi aveva revocato il mandato di conferimento, ma questa vicenda mi era rimasta a cuore. Non vi erano, a mio parere, gravi indizi di colpevolezza e A. era incensurato”. Il giovane si sarebbe ucciso subito dopo una seduta psichiatrica. “Mi chiedo come possano avvenire queste cose – ha aggiunto il legale – e, qualora fosse vero, è inaccettabile che venisse picchiato da altri detenuti. Alessandro sarebbe dovuto essere controllato a vista”. Dal carcere garantiscono che il giovane era in isolamento e che quindi non poteva essere vittima di pestaggi o percosse. “Quel che è certo – ha concluso l’avvocato – è che A. è una delle tante vittime di questo malcostume giudiziario di italica abitudine: si ricorre alla carcerazione in maniera del tutto indiscriminata”.