
“Il peschereccio si avvicinava e non ha risposto ai segnali. Che quello fosse un atteggiamento ostile, tipico di pirati intenzionati ad abbordare la nave, ce lo ha confermato il fatto che in coperta c’erano cinque persone armate. Sono state messe in atto tutte le procedure previste: a 500 metri abbiamo sparato una prima raffica di avvertimento, a 300 un’altra, a 100 l’ultima. In tutto solo 20 colpi, che sono finiti in aria e in mare, nessuno ha centrato il peschereccio. Dopo la terza raffica l’imbarcazione se n’é andata, senza aver riportato danni apparenti”. Intanto i militari che dovrebbero aver sparato ovverto, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno messo nero su bianco la loro verità in due verbali che sono già stati consegnati alla Difesa e agli inquirenti italiani, la procura ordinaria e quella militare di Roma, che hanno aperto fascicoli per diverse ipotesi di reato, i militari hanno anche risposto alle domande della Marina Militare e sopratutto a quelle della Polizia indiana. La Torre e Girone , hanno fornito la stessa versione dei fatti, che a quanto pare sarebbe confermata anche dal comandante civile della nave: quella di un tentativo di abbordaggio da parte di pirati, sventato senza conseguenze apparenti per nessuno.