Italia

Assicurazioni e Polizze etniche: una discriminazione istituzionalizzata

Stato particolare l’Italia.  Ma non c’è scritto nella Costituzione che non esistono distinzioni di razza e sesso? O forse è un errore della nostra memoria? E? un dato di fatto però quello che le  assicurazione auto siano più care per  gli immigrati. Gli stranieri che vivono in Italia, extracomunitari ma anche comunitari, in particolare romeni o polacchi, pagano un premio assicurativo più alto, almeno il 25% delle compagnie assicurative farebbe delle ‘polizze etniche’. La denuncia arriva da un’analisi dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) della Presidenza del Consiglio, che dopo aver ricevuto diverse segnalazioni in proposito al suo Contact Center, e attivato un tavolo con Ania e Isvap per approfondire il fenomeno, ha elaborato una ‘raccomandazione’ sui rischi di comportamenti discriminatori e lesivi del principio di uguaglianza fra cittadini. In particolare, l’Unar nella Raccomandazione numero 16 del 31 gennaio, pubblicata nei giorni scorsi sul suo sito,riferisce che “la problematica”, relativa ad un “ambito particolarmente complesso come quello delle assicurazioni auto”, “e’ nata da segnalazioni ricevute dal Contact Center dell’Unar da parte di cittadini stranieri che hanno lamentato premi assicurativi differenziali in relazione alla cittadinanza”.


L’ufficio antidiscriminazioni ha dunque aperto un tavolo tecnico con l’Associazione nazionale imprese assicuratrici (Ania) e l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni private (Isvap) per lo studio del fenomeno e una serie di analisi comparative. Dall’analisi conclusiva dell’Isvap “e’ emerso che il 25% del campione applica premi assicurativi maggiorati in relazione alla nazionalita’ – si legge nel testo del documento Unar – e per quanto attiene al fattore ‘residenza’ alcune compagnie che applicano maggiorazioni sulla nazionalita’ non tengono conto della ‘residenza’, mentre altre penalizzano i cittadini stranieri oltre che sulla base del fattore ‘nazionalita” anche sul fattore ‘residenza'”.

L’Ania però “ha precisato – scrive l’Unar nella sua raccomandazione – che le imprese che hanno adottato” il parametro del rischio legato alla nazionalità “ai fini delle rispettive tariffazioni, si sono avvalse di dati interni aziendali” poiché “non esiste un’analisi associativa” in merito. “L’Ania – rileva ancora l’Unar – ha sempre ribadito che la differenziazione tariffaria in base alla nazionalità non ha mai avuto un obiettivo discriminatorio”. L’Unar inoltre fa presente che fra le Compagnie interpellate, una ha giustificato le tariffe differenziate motivando che “sono in parte imputabili alla diversità, tra Italia e altri Stati, di segnaletica stradale, di abitudini di guida, densità di traffico e viabilità”. Un’altra compagnia ha invece precisato che “ai fini della formazione della tariffa vengono presi in considerazione una serie di fattori tra i quali la cittadinanza, ma non la nazionalità”. Da qui la raccomandazione indirizzata “alle parti potenzialmente interessate”, e da diffondere “oltre che sul sito Unar, anche mediante le Prefetture, la Conferenza dei presidenti delle regioni, l’Unione delle province Italiane (Upi) e l’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci)”.


L’Unar raccomanda dunque di “mantenere ferma l’attenzione sulle situazioni segnalate, evitando un comportamento discriminatorio” e auspica che “tutte le Compagnie assicurative offrano la stipula dei contratti Rc auto applicando ai contraenti con cittadinanza non italiana le medesime tariffe previste, a parita’ di ogni altra condizione, per i cittadini italiani, e comunque tariffe indipendenti dalla cittadinanza dei richiedenti”. Ciò in quanto “un trattamento di sfavore per il non cittadino” potrebbe apparire come “una deroga a un principio di parita’ posto a tutela di un valore fondamentale della persona umana”.

“L’Unar ha colto nel segno sottolineando un problema che riguarda la democrazia nel nostro paese – commenta all’Adnkronos Filippo Miraglia, responsabile Immigrazione Arci – e tocca un terreno senza regole come quello delle assicurazioni, dove è scarso il controllo da parte opinione pubblica e di chi è chiamato a farlo. Modificare i prezzi in nome di rischi inesistenti – aggiunge – dimostra ancora una volta che il senso comune negativo diffuso in Italia sugli immigrati consente non solo di usarli come capro espiatorio ogni volta che c’è un problema, ma anche di sfruttarli chiedendo sovrapprezzi. Sovraprezzi richiesti in qualsiasi ambito – aggiunge – ultimo caso la tassa sui permessi di soggiorno. Un balzello pubblico da una parte e uno privato dall’altro, quello chiesto dalle assicurazioni che guadagnano sull’immagine negativa degli immigrati, costruita in questi anni e di cui sono responsabili la politica e la cattiva stampa. Dunque – conclude – bene ha fatto l’Unar a mettere in evidenza questo fenomeno. Speriamo ora che qualcuno intervenga”. “Anche a noi risulta questo fenomeno – commenta il responsabile nazionale Immigrazione Usb, Aboubakar Soumahoro – non solo nel campo delle assicurazioni ma anche nella richiesta di finanziamenti da parte di stranieri. Salutiamo con soddisfazione il lavoro dell’Unar e speriamo che sia valutato in sede politica. La politica ne faccia tesoro e prenda provvedimenti, perche’ siamo di fronte a un’ingiustizia, basata solo sull’essere stranieri, analoga alla tassa sui permessi di soggiorno, contro la quale – ricorda Soumahoro – protesteremo domani davanti alle prefetture di diverse città italiane”. (AGI)


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