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Equinozio di Primavera equilibrio di luce e buio

Equinozio, dal latino aequus nox, notte uguale al giorno. Armonia di luce e buio, luna e sole, maschile e femminile, l’Equinozio di primavera, come quello d’autunno, è uno dei due momenti dell’anno in cui giorno e notte sono in perfetto equilibrio.

Astronomicamente l’equinozio  è il momento in cui il sole si trova al di sopra dell’equatore celeste ed i raggi del sole sono esattamente perpendicolari all’equatore. L’equinozio segna così un giorno di 12 ore ed una notte di 12 ore e questo avviene tra il 20 e il 21 marzo. La definizione di “uguale” è però puramente teorica perché nella realtà, per una serie di eventi, la lunghezza del giorno eccede su quella della notte. Agli equinozi, intesi come giorni di calendario, il Sole sorge quasi esattamente ad est e tramonta quasi esattamente ad ovest.


Il fenomeno dell’equinozio segna anche l’alternanza delle stagioni sulla Terra e molte sono le celebrazioni legate agli equinozi sia di primavera che di autunno e che risalgono alla notte dei tempi.

Molti miti  legati alla primavera hanno al loro centro l’idea di un sacrificio a cui succede una rinascita. Pensiamo ad esempio a  quello frigio di Attis e Cibele: Attis, bellissimo figlio della dea Cibele e da lei amato, voleva abbandonare la madre per sposare una donna mortale. La dea lo fece impazzire ed egli si evirò morendo dissanguato. Dal suo sangue nacquero viole e mammole, simboli dell’imminente primavera.

Nel periodo dell’Equinozio, si svolgevano nell’antica Grecia le feste in onore del bellissimo Adone amato dalla dea Afrodite. Morto  per mano di Ermes, suo rivale, dimorava sei mesi all’anno negli inferi, come il sole d’inverno, e a primavera ritornava alla luce per ritrovare la dea Afrodite. Allo stesso modo e nello stesso periodo, si festeggiava Persefone che ritornava nel mondo dopo aver trascorso sei mesi nel regno dei morti.


L’ansia che  derivava dall’uscita dal buio, dalla morte, si traduceva in forme rituali, le quali avevano la funzione di esorcizzare l’evento funesto e di favorire o addirittura provocare la rinascita. Per questa ragione il periodo che precede o segue l’equinozio di primavera è uno dei più ricchi di feste, cerimonie, credenze e miti.

La primavera era infatti la stagione degli  accoppiamenti rituali, delle nozze sacre in cui il Dio e la Dea si accoppiavano per propiziare la fertilità. Venivano accesi dei fuochi rituali sulle colline e, secondo la tradizione, che peraltro è rimasta ancora oggi nel folklore europeo, più a lungo rimanevano accesi, più fruttifera sarebbe stata la terra.

Come molte delle antiche festività pagane, anche l’Equinozio di Primavera fu cristianizzato e da lì fu fissata la data della Pasqua. Ma nei simboli e nelle tradizioni collegate a questa festa sono evidenti i ricordi di  altre e ben più antiche festività. I  mesi di marzo e aprile erano caratterizzati da riti di espulsione della morte, come in Germania, Boemia, Polonia, Russia; di matrimoni simulati, come quello tra Siva e Parvati in India; di cerimonie magiche con lo scopo di risvegliare le dormienti energie della natura, come tra gli aborigeni dell’Australia centrale. Secondo gli antichi Egizi, con l’arrivo della primavera l’Uovo cosmico plasmato da Ptah, da lui deposto sulle rive del Nilo e qui covato dall’oca sacra, si apriva e ne usciva Ra, il Sole


In maggio, al ritorno della bella stagione, i Celti festeggiavano Beltaine, festa dedicata a Bel (o Belenos), il dio della luce. Anticamente tra le popolazioni celtiche si usava far passare il bestiame attraverso due fuochi “purificatori”. Anche i giovani saltavano sopra il fuoco per propiziarsi la fortuna nella ricerca della sposa o dello sposo.

Il termine “Easter” con cui in inglese si designa la Pasqua ci riporta ad una antica divinità pagana dei popoli nordici, la dea Eostre, assimilabile a Venere, Afrodite e Ishtar, la quale presiedeva ad antichi culti legati al sopraggiungere della primavera e alla fertilità dei campi. A Eostre era sacra la lepre, simbolo di fertilità e animale sacro in molte tradizioni. I Britanni associavano la lepre alle divinità della luna e della caccia e i Celti la consideravano un animale divinatorio.

La lepre di Eostre, che deponeva l’uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell’anno, è diventata l’odierno coniglio di Pasqua che porta in dono le uova, altro simbolo di fertilità. Così le uova pasquali si ricollegano alle tradizioni pagane in cui si celebrava il ritorno della dea andando a scambiarsi uova “sacre” sotto l’albero ritenuto “magico” del villaggio, usanza che collega Eostre alle divinità arboree della fertilità.



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