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La Setmana Santa de l’Alguer tra suoni e silenzi della Pasqua Catalana

La storia della Settimana Santa di Alghero, che a tutt’oggi conserva l’impronta catalana, ha origini nel 1600, quando Alghero era spagnola e quando sulla spiaggia i cittadini ritrovarono il Cristo ligneo di Alicante che fu subito considerato un dono divino e divenne immediato oggetto di culto.  Il Santcristus è oggi uno dei simboli più rappresentativi della tradizione storica, religiosa e dell’identità culturale di Alghero, caratterizzata dall’influsso della cultura di origine catalana non solo nei riti pasquali ma in tutte le sue espressioni tradizionali.

Ancora oggi i Jermans Blancs (fratelli bianchi) della Confraternita di Nostra Signora della Misericordia sono gli organizzatori delle rappresentazioni dei riti della Passione: uomini, donne e bambini procedono in fila con la Confraria del Gonfalò e con gli ospiti spagnoli, che indossano i loro caratteristici abiti dai tipici cappucci della tradizione catalana e dai colori della Passione.


I riti della Setmana Santa de l’Alguer iniziano il venerdì  di Passione (il venerdì che precede la Domenica delle Palme) con la processione dell’Addolorata, la Processó de Nostra Senyora de les Set Dolors. 

 E’ questo un momento molto suggestivo, in quanto si sfila tenendo in mano candele con una lanterna di carta intorno, nella antica città notturna si apre un rituale unico, triste e coinvolgente.

La processione  parte dalla chiesa di San Francesco e procede salmodiando lungo le vie del centro. Questa suggestiva cerimonia viene anche chiamata de las dames, perché è composta da un lungo corteo di donne nerovestite che accompagna il simulacro della Madonna, Mater dolorosa, anch’esso parato a lutto.

Il martedì santo  è il giorno della Processò dels Misteris, la Processione dei Misteri, che si dirige dalla chiesa di San Francesco verso la cattedrale di Santa Maria. Le sei statue portate in processione per il centro storico rappresentano Gesù nell’orto degli ulivi, la flagellazione, l’incoronazione di spine, Gesù che porta la Croce, il Cristo Crocifisso e, infine, Maria Addolorata.

La notte del giovedì santo, è il momento del rito de las cerques dove Maria cerca suo figlio vagando di chiesa in chiesa, ricerca che si conclude nella chiesa della Misericordia. Da lì la secentesca statua di Cristo è condotta fino alla Cattedrale dove, con la cerimonia dell’alburament, viene solennemente innalzata al centro dell’altare. I confratelli la veglieranno per l’intera notte.


 Il pomeriggio del venerdì santo si celebra in Cattedrale la missa fugi-fugi, al termine della quale inizia la processione per le vie del centro storico fino alla chiesa di Santa Maria, dove avviene il Desclavament, lo scravamento. In processione vengono portati anche gli strumenti che serviranno alla cerimonia successiva con cui  si schioderà Cristo dalla croce: le tenaglie, il martello e le scale. Quattro varons (baroni), in costume orientale, depongono il Cristo dalla croce e lo distendono nel bressol, una ricchissima bara in stile barocco decorata in oro zecchino. Ed è proprio in questa bara, ricoperta da un velo leggerissimo, che il San Christus viene trasportato per le vie ormai notturne di Alghero: nei vicoli bui e stretti risuonano gli antichi canti dei tenores in catalano.

Il sabato è giornata di veglia e la domenica di Pasqua si conclude con l’Encontre. Finalmente l’aria sarà  festosa per l’incontro del Cristo risorto con la Madonna Gloriosa. Dalle due chiese di San Francesco e della Misericordia usciranno le due processioni che accompagnano i simulacri. L’incontro tra madre e figlio avviene al cospetto della folla festante, tra spari a salve e lancio di fiori. Le due statue procedono assieme verso la chiesa della Misericordia, dove si tiene la Messa pasquale in lingua catalana.


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