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Parolisi e la sua amante recitano? Una visione alternativa

Adesso vorremmo non leggere più questa corrispondenza tra Parolisi e Ludovica, francamente che ci prenda in giro anche dal carcere, dopo averlo fatto per anni con Melania e dopo, con gli inquirenti, non si puo’ più sopportare. Facile pensare siano ben studiate affinchè tutti possano credere ad un suo cambiamento al quale nessuno crede sia avvenuto, e da parte di Ludovica, le sue risposte sono un tentativo alquanto pietoso di difenderlo a tutti i costi oltre a suggerirgli, da quello che si legge è sottointeso, una partenza verso un luogo lontano quando sarà libero, dove nessuno li conosce. Di solito la coscienza ci dovrebbe seguire ovunque, ma evidentemente alcuni non la possiedono. Perché Ludovica non si chiede come mai ha chiesto il rito abbreviato, anziché un processo per accertare la verità, quella verità tanto sbandierata da lui stesso prima d’essere arrestato? Non possiamo dire che sia colpevole, ma tutto cio’ che non ha fatto e non detto, o quello che ha detto e fatto, ha lasciato pochi dubbi all’opinione pubblica. Adesso, che ci facciano assistere a letture di lettere , sanno bene che dal carcere le sequestrano ma vengono lette in televisione, credo non si piu’ il caso, la smettano con le loro commedie e poesie davvero illeggibili.


Ma vuole scrivere poesie adesso? Nel rapporto fra lui e Melania, la poesia era solo dentro Melania, nei suoi gesti affettuosi, nel suo disperato tentativo di riportarlo a sé pur sapendo che l’aveva tradita, la poesia era nell’accudire la figlia e farle amare un padre che non era neppure presente quando venne al mondo.

Certo neppure nell’amante del Parolisi vi era poesia, primo perché doveva sapere quando era arrivato il momento di farsi da parte, visto che la bambina è nata mentre loro si incontravano nei vari alberghi. Secondo, evidenziando al Parolisi che Melania non lavorava e quindi andava trattata da essere inferiore chiamandola come “quella”. Certo loro due il mensile se lo guadagnavano utilizzando le ore di servizio con telefonate interminabili e piu’ volte al giorno, e se avanzava tempo, chattavano dai rispettivi pc. Terzo, il metterlo con le spalle al muro quando, proprio a Pasqua, quando una famiglia si riunisce con i propri cari lontani, e lei sapeva benissimo che lui e Melania sarebbero andati a Somma Vesuviana dai genitori, prenotava la camera d’albergo e organizzava l’incontro tra il Parolisi e i nuovi suoceri. Altrimenti, se lui non si fosse presentato, lo avrebbe lasciato per sempre.


Non c’è poesia nei tradimenti. Non c’è stata poesia in quest’uomo né nell’amante, quando Melania era in vita e neppure dopo la morte hanno avuto rispetto con i loro comportamenti!

Adesso, non c’è poesia in un’ amante che si mette a sottolineare i punti deboli dell’accusa, improvvisandosi avvocato in cerca di verità che neppure lei potrebbe mettere la mano sul fuoco siano verità, sembra piuttosto trovare delle vie di fuga. Lei pensa di conoscere meglio di ogni altro il Parolisi, lei lo descrive come una persona che non farebbe mai male ad una mosca, che mai ha perso il controllo di sé o alzato il tono della voce. Ma è proprio da queste persone che all’improvviso salta fuori il gesto inconsulto, l’aggressione senza controllo che puo’ finire in tragedia. Tutte le persone vicini ad un assassino dicono che mai aveva dato segnali che potessero far pensare ad un risvolto tragico.

E tutti i bigliettini scritti all’amata amante, testimoniano quanto sia incapace quest’uomo e provare dei sentimenti veri, perché dimostra ancora una volta quanto sia un giuda sia nei confronti della moglie che nei confronti di Ludovica stessa, sbandierando amore con una parlando dell’altra come un peso, e nel momento in cui parlava con gli inquirenti, rinnegava l’amante. Qui non vi sono in palio i trenta denari, qui lui ha giocato con le vite delle persone.

E nessuno gli crede quando dice che amava Melania, lui non l’ha mai amata, un uomo che ama non si comporta come si è comportato lui. Qualcuno gli spieghi cosa vuol dire amare e quali sono i valori della vita e di un galantuomo.


Adesso, visto che il Parolisi non ha nulla da dire per discolparsi, ha adottato il silenzio avvalendosi della facoltà di non rispondere. Oltre a farsi scrivere poesie sgangherate da qualcuno, fa bene a sentirsi nel mare in tempesta, perchè con quella barca è annegato nel mare delle sue bugie.

Un innocente non si affida alle lettere, un innocente parla e cerca lui stesso la verità, un individuo il quale viene accusato di aver ucciso selvaggiamente sua moglie, non gira le spalle ai suoceri ma grida la sua innocenza e chiede a loro stessi di aiutarlo. Un uomo accusato ingiustamente di omicidio, e lo sapeva fin dal primo giorno in cui non è andato a cercare la moglie scomparsa, lo sapeva quando non ha voluto riconoscere il cadavere, lo sapeva quando ha cancellato tutte le prove dei tradimenti e rapporti con i trans dal suo pc: lo sapeva sin dall’inizio che gli inquirenti sarebbero arrivati a lui, dopo tante bugie e nessun riscontro a quello che diceva, era prevedibile, dopo le varie testimonianze che sul Colle San Marco non c’era con la famiglia, perché altro non ha fatto che cercare disperatamente di indirizzare il tutto verso altro, facendo perdere tempo per le indagini.

Come ha voluto prendere tempo quando ha visto una pattuglia di carabinieri a Colle San Marco e non li ha informati della scomparsa di Melania: ha preso tempo per perfezionare la recita? Voleva ancora studiarsela, la parte? Ma ha chiamato il suo amico Paciolla, il quale disse che il Parolisi tremava come una foglia, non riusciva a parlare. Perché? Sua moglie poteva essersi sentita male e magari essere svenuta dietro un cespuglio, in fondo era scomparsa da pochi minuti. Ma lui non la cerca, non si disturba a correre a destra e a manca. E poi ci racconta che era andata a fare la pipì, e strana coincidenza, Melania si ritrova con i pantaloni abbassati! Non chiama i genitori della ragazza, non fa le cose che tutti farebbero se non avessero niente da nascondere.

Poi sparisce la lavatrice, sparisce il coltello tenuto sempre in auto dal Parolisi, a detta di chi quel coltello lo ha visto, sparisce forse la borsa nuova ( o forse viene scambiata con quella che Melania aveva adoperato per oltre un anno) Per altro uguale, si dice ne abbia comperata una identica per l’amante, ma non gliel’ha mai data. E sparisce lui varie volte, inghiottito da quella caserma, dentro la quale si sentiva al sicuro.

Ora tutti speriamo si accerti la verità, che chi ha ucciso Melania paghi per quello che ha fatto, anche se adesso è un rituale chiedere nuovi accertamenti, perizie varie, tempo perso e riti abbreviati. Sperando che finisca tutto a tarallucci e vino, cosa a cui aspirano sempre assassini e avvocati difensori di assassini. Speriamo non sia questo il caso, che in questo processo si faccia luce ed emerga la verità, e se non è il Parolisi il colpevole, vi siano prove certe per la sua assoluzione, o prove che lo inchiodano se invece è proprio lui l’assassino!

Che sia lui il colpevole, che sia lui innocente, si chiede a gran voce che giustizia sia fatta. E che non si creda a niente di tutto quello che viene fuori da quel carcere: dalle lettere, ai colloqui, alle intercettazioni, oramai lo sa il Parolisi e chi con lui interagisce, e ci imbottiscono di recite. Tranne nei primi momenti e forse nei primi giorni, niente è verità oramai. E non faccia il Silvio Pellico della situazione, credo a nessuno interessino le sue prigioni!

Parli chi sa qualcosa e non parla, tipo l’autore della telefonata anonima rimasto un fantasma e che sicuramente ha lasciato qualche impronta sul posto dove Melania fu rinvenuta cadavere il 20 aprile 2011. Ed era solo questo cercatore di funghi dove funghi non ve ne erano? Ha qualcosa da nascondere, per esempio perché si trovasse lì, doveva essere magari in un altro posto? Ha visto l’assassino mentre trucidava Melania e due giorni dopo, preso dal rimorso, ha telefonato? Ma se mai fosse il Parolisi la persona che ha visto vicino alla povera Melania, o chiunque altro, come puo’ rimanere in silenzio e non dire cio’ che ha visto? Potrebbe scagionare un innocente oppure fornire la prova assoluta della sua colpevolezza! Oppure, arrivato in un altro momento, ha toccato il cadavere? Ha preso lui il telefonino in mano e poi buttato in un altro posto? Certo, si capisce che è meglio farsi i fatti propri, ma in questo caso non sente il bisogno di farsi avanti con un atto di pietà verso una ragazza di 28 anni massacrata in quel modo?

E si spera vengano fatti ancora altre ricerche nei luoghi del massacro, tipo con delle apposite apparecchiature cercare di individuare se sono stati seppelliti in quel bosco il coltello e gli indumenti.


Purtroppo nessuno puo’ dire in quale stato è uscita Melania insieme al marito, quel pomeriggio del 18 aprile, se è salita davanti casa oppure sia salita in garage…

La famiglia Rea, Melania e la piccola Vittoria, e chi ha nel cuore Melania, attendono la verità e giustizia.

M.G.

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