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Uova di Pasqua 2012: l’Italia sceglie quelle di gallina

Pasqua è tempo di uova, questo anno però  la crisi fa riemergere le vecchie tradizioni, erano spariti da anni e quasi non sulla tavola pasquale degli italiani le uova di gallina al posto di quelle di cioccolata.  Le uova di gallina vengono dipinte a mano e personalizzate, soprattutto  sono meno “care”.

 Le uova “ruspanti” consumate nella Settimana Santa saranno 500 milioni, tra quelle da consumare direttamente e quelle impiegate nella preparazione di torte di Pasqua e piatti tipici: quasi il 20 per cento in piu’ dell’anno scorso, a fronte di una diminuzione del 6 per cento di quelle di cioccolata. 


Dalla domenica delle Palme a Pasquetta, per le uova di gallina si spenderanno  circa 135 milioni di euro e consumeranno piu’ di otto uova a testa, concentrando cosi’ in una sola settimana  quasi il 4 per cento del consumo annuale di uova, che si aggira intorno ai 13 miliardi di pezzi, cioe’ una media di 218 uova a persona, pari a 13,7 chili. E di queste, 78 sono assunte attraverso pasta e dolci.
Alla base della scelta dell’uovo di gallina per la Pasqua c’e’ soprattutto il prezzo, cresciuto del 2 per cento rispetto allo scorso anno, a fronte dell’aumento record di quello di cioccolata che e’ schizzato all’in su del 5-8 per cento. Per questo su molte tavole di Pasqua al posto dell’uovo di cioccolata torneranno le uova colorate e dipinte a mano.


Sono, quindi, le esigenze del portafoglio a “rispolverare” una tradizione che lega le sue radici al valore simbolico dell’uovo, da sempre considerato un augurio di fecondita’, da cui l’usanza di regalare a Pasqua uova decorate che si e’ affermata dal Medioevo in poi e che ancora oggi e’ presente soprattutto nelle realta’ rurali. Cosi’ ancora una volta – conclude la Cia – ci confermiamo grandi consumatori di uova. Se l’Italia e’ il secondo produttore in Europa, dietro alla Francia, con una produzione di 13 miliardi di uova, gli italiani ne consumano altrettante.
Sono le famiglie a utilizzarne il maggior numero, ma il 36 per cento della produzione totale delle aziende avicole (pari a 4 miliardi e 520 milioni di pezzi) e’ assorbito da industria e artigianato e arriva nei nostri piatti sotto forma di pasta e dolci.


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