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L’Aquila a tre anni dal terremoto: medici di famiglia segnalano “Depressione aumentata del 70%” anche se il dato è forse addirittura sottostimato

A tre anni dal sisma che ha colpito il capoluogo abruzzese, circa la metà della popolazione de L’Aquila è ancora “assistita”, non è riuscita cioè a tornare nella propria casa e vive e nelle C.a.s.e., ovvero i “Complessi antisismici sostenibili ecocompatibili” costruiti a formare le 19 new town che hanno ridisegnato il panorama della città, o nei Map, i “moduli abitativi provvisori”, le case prefabbricate di legno costruite in fretta quando si è verificato che le prime non bastavano.

Una situazione che crea non pochi disagi nel lavoro dei medici di famiglia, che fondano il loro servizio proprio sulla prossimità territoriale tra pazienti e studi medici.


La collocazione sparsa degli ammalati, rende difficile per i medici di famiglia raggiungere gli ambulatori e fare le visite domiciliari. A questo si aggiunge la difficoltà nel trovare locali per aprire nuovi studi medici.

Sotto il profilo sanitario, l’elemento più rilevante è l’aumento di disturbi psichiatrici. Secondo i dati forniti da Massimo Casacchia, psichiatra docente dell’Università dell’Aquila, la sindrome da stress post traumatico ha fatto crescere del 70% i casi di depressione grave mentre i disturbi lievi sono cresciuti ancora di più, almeno dell’80%, e per gli anziani questi disturbi spesso sono stati fatali. Dopo il terremoto c’è stato un netto aumento della mortalità tra gli anziani.

Delle sette farmacie colpite dal sisma di tre anni fa solo una è rientrata nei suoi locali d’origine. Altri due esercizi, invece, non si trovano più nei container: una si è insediata all’interno di un centro commerciale in una struttura in muratura, e un’altra in una struttura in legno. Le restanti quattro operano invece ancora nei container.

Visto che il ritorno alla normalità sembra ancora molto lontano,  si rivolge un invito alla Regione, rilanciando la richiesta dei medici de L’Aquila, di riconoscere l “area come disagiata”, per consentire ai medici  di famiglia di coprire almeno in parte le aumentate spese per gli spostamenti e per gli affitti degli studi, raddoppiati dopo il terremoto.                                                                                                                                                                             

Giovanni D’AGATA

 

 

 

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