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Marichyàsana la posizione del saggio

Marichyàsana  è una posizione dello Yoga non molto semplice. E’ per questo che ne esistono varianti più o meno semplici a secondo del grado di preparazione del nostro fisico. Vi propongo la meno difficile da mantenere.

Il termine Marichyàsana deriva da Marichi ,che significa letteralmente raggio di luce (del sole o della luna).
Marichi è il figlio di Brahma e capo dei Marut, egli è la divinità della tempesta. E ‘uno dei sette ( 10 o 12) veggenti (rishi) o signori della creazione (prajapatis), che  come tale dichiara la legge divina dell’universo (dharma).
Marichi è il bisnonno di Manu (“uomo,  pensiero”), il vedico Adamo e il “padre” dell’umanità.
Marichi era anche nonno di Surya (il dio Sole). Egli è il saggio e dunque questo asana è anche conosciuto come la posizione del saggio.

Vediamo di affrontare la tecnica di questo asana molto portentoso per il nostro corpo e per il nostro spirito.

  • Sedersi a terra con le gambe tese dinanzi a sé ( Dandasana).
    Piegare il ginocchio sinistro e poggiare sul pavimento lapianta ed il calcagno del piede sinistro disteso. Lo stinco della gamba sinistra dovrebbe essere perpendicolare a terra ed il polpaccio dovrebbe toccare la coscia.
    Poggiare il calcagno sinistro vicino al perineo. Il lato interno del piede sinistro dovrebbe toccare il lato interno della coscia destratesa.
  • Spingere in fuori la spalla sinistra finché l’ascella sinistra non tocchi lo stinco sinistro.
    Girare il braccio sinistro intorno allo stinco e alla coscia sinistra, piegare il gomito sinistro e far passare dietro la schiena, all’altezza della vita, l’avambraccio sinistro. Quindi mettere la mano destra dietro la schiena e stringere al polso la mano sinistra o viceversa. Se non ci riuscite, allora stringete le palme o le dita.
    Tentare di abbandonare ogni sensazione di sforzo.
    Espandere ed  allentare alcune fasce ma  mantenere l’azione dell’asana.
  • A questo punto ruotare la spina dorsale a sinistra, tenendo rigida la gamba destra allungata.
    Rimanere in questa posizione fissando l’alluce destro teso a respirare profondamente. Respirare agevolmente, acclimatarsi nello stiramento, quindi andare più a fondo.
  •  Espirare e piegarsi in avanti. Poggiare la fronte, poi il naso,le labbra ed infine il mento sul ginocchio destro. Mentre rimanete in questa posizione, tenete le spalle parallele a terra e respirate normalmente.
    Restare in questa posa per circa 30 secondi controllando che la parte posteriore della gamba allungata sia poggiata completamente sul pavimento. Dare tempo alla propria consapevolezza di muoversi intorno ed attraverso il  corpo.
    Immergersi nel ritmo della  respirazione, nelle sensazioni di stiramento.
  • Inspirare, sollevare la testa dal ginocchio destro, allentare le mani; sciogliere la posizione con un’espirazione, raddrizzare la gamba sinistra e tornare alla prima posizione
  • Ripetere la posizione sull’altro lato per la stessa durata di tempo.
  • Rilassatevi in shavasana.

Con l’esecuzione di questo àsana si rinforzano le dita. Al contrario di ciò che succede in Sìrsàsana o in Paschimottànàsana gli organi addominali non si contraggono con l’afferrare una gamba con le mani.
In questo àsana le mani non stringono le gambe. Per piegarsi in avanti e appoggiare il mento sul ginocchio della gamba tesa, gli organi addominali si devono contrarre vigorosamente; questo facilita la circolazione del sangue intorno agli organi addominali mantenendoli sani.
Viene inoltre tonificata la regione della spina dorsale.Tonifica e massaggia l’area addominale, specialmente fegato, milza, intestino. Allevia lombalgie causate da tensione muscolare.
Le prime volte è molto difficile piegarsi in avanti del tutto dopo aver afferrato le mani dietro la schiena, ma ci riuscirete con la pratica.

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