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Reggio Calabria: il Comune in bancarotta?

Reggio calabria – Il procuratore capo Ottavio Sferlazza e il sostituto Francesco Tripodi del Tribunale di Reggio Calabria hanno chiesto il rinvio a giudizio per il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, finito sotto indagine per il buco di bilancio che rischia di portare il Comune di Reggio Calabria alla bancarotta. A suo carico, un’accusa per alcuni episodi di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. E l’atto in questione è il bilancio del Comune di Reggio Calabria negli anni che vanno dal 2008 al 2010. Un buco nero  nel quale– hanno accertato i periti incaricati dalla Procura –  in due anni, grazie a un’infinita gamma di artifici contabili,  sono spariti oltre 87 milioni di euro. Manovre finanziare complesse, quasi spericolate. Ma necessarie. Per far quadrare i conti. Per rispettare il Patto di Stabilità. E quindi poter spendere, assumere, contrarre mutui, pagare consulenze e progettazioni. E accumulare debiti su debiti. Medesimo modus operandi fotografato dalla relazione degli ispettori del Ministero dell’Economia, secondo i quali tra il 2006 e il  2010, dalle casse comunali sono spariti oltre 170 milioni di euro. Una voragine – si legge in quel documento “approssimata per difetto”.


Oltre che per il governatore, i pm Sferlazza e Tripodi hanno richiesto il rinvio a giudizio anche per i tre revisori dei conti, Domenico D’Amico Ruggero Alessandro De Medici e Carmelo Stracuzzi, che avrebbero certificato i bilanci di quegli anni senza ravvisare alcuna anomalia. I tre, al cospetto dei pm, si erano avvalsi della facoltà di non rispondere.

Della voragine nei conti del Comune, unica responsabile – allo stato –  sarebbe l’ex dirigente del settore Bilancio, Orsola Fallara, accusata di essersi indebitamente liquidata somme ingenti di denaro e morta poco più di un anno e mezzo fa, dopo aver ingerito una dose letale di acido muriatico. Ma lo strano suicidio della donna – che per anni ha avuto in mano le chiavi del tesoro comunale ed ha accompagnato Scopelliti fin dagli albori della sua carriera politica –  non ha fermato i giudici, decisi a chiarire se dietro il tanto decantato “Modello Reggio” si nasconda la condotta illecita di un singolo o un sistema di illegalità diffusa.

Ed è proprio  per riferire sulla gestione creativa delle casse comunali e sull’ancor più creativo documento di bilancio, che l’attuale governatore, fino al 2010 sindaco di Reggio, il 17 ottobre scorso ha ricevuto un invito a comparire al quale il 20 dicembre ha deciso di rispondere, dopo aver fatto saltare “per impegni istituzionali” il primo interrogatorio fissato dai magistrati per il 17 Novembre.  All’epoca, uscendo – scuro in viso – dalle stanze dell’allora Procuratore capo della Dda, Giuseppe Pignatone, Scopelliti aveva dichiarato “Ho soltanto chiarito la mia posizione in merito alle vicende contestate, evidenziando così come è scritto dagli stessi ispettori ministeriali, il distinguo tra le competenze, che sono gestionali in capo ai dirigenti, e quelle in capo alla politica”, ha detto il governatore, “saranno poi i procuratori che dovranno valutare insieme ai sostituti la mia posizione che a me sembra molto lineare e naturale”.

Non era la prima volta che il presidente della Regione si presentava davanti ai pm responsabili dell’inchiesta sul rischio default del Comune. Il 10 marzo 2011, ai magistrati che all’epoca gli contestavano solo l’abuso d’ufficio, Scopelliti dichiarava  “premetto che in qualità di sindaco ho firmato tantissimi atti e preciso che gli stessi mi vanivano sottoposti in notevole quantità all’interno di faldoni, sicchè li sottoscrivevo senza leggerne il contenuto, confidando nella responsabilità e professionalità dei colleghi competenti”.


Contrariamente a quanto affermato nel corso di un precedente interrogatorio da Franco Zoccali –  prima capo di gabinetto poi city manager del Comune, attualmente direttore generale della Regione Calabria – il governatore all’epoca aveva affermato che gli atti della dottoressa Fallara non venivano sottoposti alla firma del sindaco da lei stessa, ma aveva sottolineato con forza  Scopelliti  “Ribadisco che gli atti della Fallara seguivano lo stesso iter degli altri”. Del resto sembra di capire leggendo tra le righe di quella testimonianza, non c’era – a detta dell’ex sindaco di Reggio Calabria  nessun rapporto particolare con  la dirigente del settore Bilancio del Comune morta suicida “Conoscevo la dottoressa Fallara fin da bambini e fu da me scelta per ricoprire il ruolo di dirigente perché godeva della mia fiducia sotto il profilo della professionalità . Successivamente però – avrebbe detto il governatore ai magistrati –  la Fallara cominciò a creare problemi di relazione con il pubblico per motivi caratteriali. C’è stato un periodo di frequentazione con la dottoressa Fallara che però è scemata nel tempo. Non ho mai avuto rapporti di cointeressenza economica con la dottoressa Fallara”.

Prima di lui, davanti al pool avevano sfilato i tre revisori dei conti che hanno certificato i bilanci di quegli anni:  Domenico D’Amico Ruggero Alessandro De Medici e Carmelo Stracuzzi, che ha seguito Scopelliti e dopo anni di “onorato servizio” al Comune, lavora oggi alla Regione Calabria. Tutti e tre si avvalsero della facoltà di non rispondere, posticipando così ogni eventuale chiarimento a una memoria difensiva che non è mai stata consegnata alla Procura della Repubblica. Anche per loro, dunque, la Procura ha richiesto il processo.

Nel frattempo però iniziarono ad emergere alcune di quelle “22 irregolarità palesi” accertate dagli ispettori ministeriali prima e dai periti della Procura poi. In un interrogatorio di alcune settimane fa, l’architetto Franco Labate, che della Fallara era l’amante più o meno ufficiale, ha raccontato come  grazie a lei sarebbe riuscito a ottenere dal Comune l’assegnazione di “piccoli lavori”. “La Fallara mi aveva invece procurato dei contrattini per piccoli lavori pubblici sul verde attrezzato portandomi personalmente le lettere di conferimento che io firmavo e che lei stessa avrebbe portato al responsabile del settore. Erano soltanto piccole progettazioni di aiuole e piazzuole che non so nemmeno se siano state realizzate”. Valore delle opere, spesso fantasma, settecentomila euro. Tutti prelevati dalle casse del Comune. Soldi in parte che Labate ha già restituito e preannuncia di restituire totalmente. Ma l’ex dirigente del settore Bilancio, non era l’unico alto papavero dell’amministrazione reggina dal quale l’architetto avesse ricevuto favori e attenzioni. “Fu la Fallara – ha detto Labate – tramite Franco Zoccali che era assieme a Scopelliti a procurarmi l’incarico di capo della delegazione romana, sempre da considerarsi un “parcheggio” in attesa dell’incarico a Fin Calabra, che era il mio vero obiettivo. L’incarico di direttore Fin Calabra avrebbe comportato lo stipendio di circa ottomila euro, almeno così mi disse la Fallara”. Parcheggio di cui Labate avrebbe parlato direttamente con l’attuale Governatore: “Fu un incontro breve e Scopelliti mi disse di parlare con Zoccali – all’epoca direttore generale del Comune di Reggio Calabria e storico braccio destro dell’attuale governatore –  al quale spiegai la mia aspirazione. Poi mi mandarono tutte le carte del contratto a Roma per firmarle”. E Labate è solo uno dei tanti nomi della lista.

Alessia Candido e Claudio Cordova


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