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La mia estate con Fuffy

I soldati impugnano la spada, gli eserciti espugnano le roccaforti, al 33 via dei Ginepri si spugna il baccalà. Un forte odore di fritto si diffonde poi nell’aria, aleggia oltre le case, oltre la reception, la piscina, i campi da tennis e da calcio, oltre le siepi, oltre i limiti del villaggio-vacanze, oltre la strada, si spande nelle campagne tra i mirti, i corbezzoli, le querce, i fiori e le spine dei rovi, investe in pieno le narici di un gatto tigrato, magro e spelacchiato, che tende il collo, chiude gli occhi, e segue quei sentori come si segue un pifferaio.


Dietro il muretto a secco è subito via delle Margherite. Il gatto procede spedito alle spalle di un bambino moro che fa rimbalzare la palla contro un muro bianco.
“Entra subito in casa!” urla dall’uscio la mamma.
“Perché, mamma?” chiede il bambino smettendo di giocare.
“Guai a te se t’avvicini a quel gattaccio!” Occhi enormi, incorniciati da capelli castani impigliati in quattro bigodini.
Il bambino si volta, vede il gatto, scoppia a piangere e corre tra le braccia della mamma. Il gatto si sbriga dietro una siepe fiorita.

Via delle Viole. Bimbo in terrazza. Il gatto gli passa a meno due metri di distanza e senza fermarsi lo saluta con un “miao!”
“Mamma”, chiama il bimbo, “gatto madelucato ha detto palolaccia!”

Via delle Begonie. Cane dal pelo marrone e bianco in terrazza. Dorme. Ogni tanto emette un guaito e cambia posizione, ma rimane sempre voltato verso la strada. Il gatto s’infila lateralmente tra due case, segue per un tratto una via parallela e ritorna in via delle Begonie. Annusa l’aria e riprende la sua marcia.

Via delle Petunie. Un uomo scavato dalle rughe seduto a tavola in terrazza. È solo. Poggiato su una gamba un bastone nodoso. In una mano un cucchiaio che immerge in un piattino di plastica e che poi porta alla bocca. Fa slurp, fa slap, e fa frrrr… Il gatto guarda il bastone e continua a coda bassa il suo cammino.

Eccolo al 33, via dei Ginepri. Appare una signora da capelli rossi con un grembiule intorno alla vita. Nel grembiule si possono leggere in lettere maiuscole queste due parole: “Frijenno magnanno”. Grida: “È pronto!” Appaiono da dietro una piccola quercia frondosa due bambini dai capelli biondi. Lui ha un quaderno e una penna in mano, lei un libro. Entrano in casa. Tra le loro gambe, con la coda a candela, il gatto.
“Mamma, che bello! Perché non ce lo teniamo?” chiede l’ometto.
“Bello? Avevamo le formiche, ci mancavano solo le pulci! Fatemelo uscire di qui!” risponde la mammina.
“Mamma, ti prego. È così bello…”
“Va bene”, cede la mamma. “Ma solo per oggi.”
In quella casa il gatto trova cibo, amore e il primo di una lunga serie di nomi, perché Fuffy si chiamerà Fuffy solo tra quelle mura, mentre più in là sarà Rusty, Miki, Cicci, Pompon, Tigre, Puffy, Bijou, Joujou, Molly, Micio, tutti nomi da gatto, cosa che Fuffy probabilmente non è.

Il pomeriggio, quando non dorme in terrazza, Fuffy guarda i bambini negli occhi, che diventano vitrei e inespressivi, poi, compiaciuto, osserva la successione degli eventi: i bambini si voltano, si dirigono verso casa, entrano, aprono il frigorifero.
“Che cosa cerchi in frigo?” chiedono le mamme.
“Niente…” mentono i figli.
E sono fette grandi di salame, dei filetti di merluzzo, di platessa o di pangasio.
Qualche volta lo fa anche con i grandi ma per poco tempo, quello di portargli un quarto di bue, un pesce spada, un’orca assassina, una razza. Grandi e piccini depositano le loro offerte davanti al gatto che li aspetta in terrazza e tornano alle loro faccende dimenticando l’accaduto. Ma Fuffy non mangia. Il re del villaggio non mangia mai. Tutt’al più assaggia.

Tutte le mattine Fuffy si ferma davanti a ognuna delle 128 case del villaggio-vacanze e vi trova ogni volta un piattino di plastica con circa 100 ml di latte. La sera, nuovo giro ma il piattino contiene invariabilmente 50 grammi di pasta e 50 grammi di carne o di pesce. La stagione turistica del villaggio va da fine maggio a fine settembre per un totale di 17 settimane e cioè di 119 giorni. In quell’arco di tempo si può calcolare che al gatto Fuffy verranno presentati 128 X 100 ml di latte al giorno, ossia 12,8 litri che per l’intera stagione diventano 1523,2 litri, quindi 297,5 chili di carne, 297,5 chili di pesce e 595 chili di pasta: esattamente quanto il rifornimento di una nave da crociera per dieci giorni.

“Eh, no! Non si fa così! In via degli Allori i nuovi arrivati stanno facendo il gioco sporco. Non hanno ancora disfatto le valigie che già impanano e friggono le alici. È normale che Fuffy stia lì e non da noi!” Così l’ometto affacciato alla finestra di casa. Le alici, si sa, fanno una puzza che se non ci stai attento ti ritrovi in casa tutte le cornacchie, i corvi, i gabbiani, i topi oltre alle formiche e agli scarafaggi del circondario. Immaginiamoci i gatti! Speriamo che commettano l’errore di fargli prima assaggiare un’alice fritta e poi di offrirgli un piattino con le teste e le lische crude, così di sicuro non ne mangia. Detto fatto. Il gatto guarda le teste, le lische e la nuova famiglia che fa piazza pulita delle alici impanate e fritte senza degnarlo di uno sguardo. Il gatto, a testa bassa, esce di casa. Ma come si fa! Ma se neanche nei cartoni animati i gatti mangiano le teste e le lische dei pesci!
“Fuffy, vieni!”
Fuffy viene.
“Insalata di polpo?”
Sì, insalata di polpo.

Che strano, finora nessuno si è chiesto “Ma dove dorme Fuffy?” Il bimbo del 5 via delle Brughiere sicuramente no. Lo sa benissimo che dorme in camera sua nonostante il divieto, prima assoluto poi sempre più blando, dei genitori. Il bimbo del 6 se ne accorge e subito dichiara: “Micio vuole bene a me!”
“Prima di tutto,” replica il rivale, “non si chiama Micio ma Rusty e lui vuole bene a me!”
“Ah, sì?”
“Sì!”
“Allora chiediamolo a lui a chi vuole bene!” dice Ricciolino.
“I gatti non parlano!” ribatte Testacrespa.
“Noi abitiamo uno di fronte all’altro” riprende Ricciolino. “Lo mettiamo in mezzo: se viene da te, vuole bene a te, se viene da me, vuole bene a me. Ci stai?”
“Ci sto!” accetta Testacrespa.
Fuffy viene messo nella terra di nessuno tra le due case poi i due contendenti indietreggiano fino alle rispettive terrazze.
“Micio!”
“Rusty!”
“Micio!”
“Rusty!”
Fuffy guarda a destra e a sinistra ma non si muove. Lo chiamano a lungo ma il gatto sta fermo lì. I bimbi cominciano allora a entrare e uscire da casa portando ogni volta in terrazza dei bicchieri e dei piattini di plastica colmi di ogni prelibatezza: una bistecca ai ferri, delle polpette al sugo, una frittata di cipolle, un dentice, un’orata, delle anguille, un’anatra o un tacchino, un calamaro gigante, una burrida ligure, un mostro del Lock Ness, un prosciutto san Daniele, quattro costole di vitello. I frigoriferi vengono svuotati, le dispense saccheggiate, le cambuse messe a ferro e a fuoco.
Fuffy, che vuole bene sia all’uno che all’altro, non tocca niente, sbadiglia e se ne va.

“Fuffy non c’è più! Se n’è andato via!”
I bambini piangono quando non vedono più Fuffy. Da via delle Mimose a via delle Rose, da via del Mirto a via dei Corbezzoli, sono sospiri, pianti e lacrimoni disperati. È lutto cittadino, è mesta litania. Fuffy non c’è più, se n’è andato via.
Hanno smesso di cercarlo, non lo chiamano più. Per ogni evenienza, per remota possibilità, i bambini tornano in cucina dai genitori ammutoliti davanti al loro dolore, dai genitori che non si oppongono più, e chi sceglie un muggine, chi del salmone, chi del capitone marinato, chi anelli di calamaro, portano le loro offerte fuori in terrazza, davanti alle porte che lasciano socchiuse, poi rivolgono lo sguardo al cielo e vanno a nanna mormorando le loro preghiere.
“Mio Dio, fa’ che torni presto! Se lo fai tornare ti prometto che gli darò le sardine che la mamma ha comprato per papà!”
“Dio, ti prego. Tu non sai quanto mi manca… Se torna gli darò la mia parte di sogliole al burro che la mammina mi cucina il venerdì!”
“Ciao, Gesù! È da molto tempo che non ti faccio una preghiera. Perdonami. Il fatto è che i gatto è sparito. Se lo fai tornare ti giuro che prendo i soldi dal comodino di nonna, corro in pescheria e gli compro tre chili, anzi quattro, di tonno salmonato!”

“Mamma, Fuffy è tornato!”
I bambini ridono quando torna Fuffy. Da via della Mimose a via delle Rose, da via del Mirto a via dei Corbezzoli, sono risa, sospiri e lacrime di gioia. È festa cittadina, è grande allegria. Fuffy è tornato e non andrà più via.

A pensarci bene Tigre non è un nome da gatto e neanche tanto adatto a una femmina. Così la bimba di via delle camelie vedendo il gatto, la gatta ormai, dietro un cespuglio di mirto, mentre allatta i suoi gattini. È deciso, si chiamerà Bella. Per i gattini ci penserà più tardi a dare loro un nome.
È l’unica persona del villaggio a sapere che il loro sovrano è una femmina e per ora decide di mantenere il segreto. Niente da lei trapelerà, neanche un vago accenno, lo giuro giuro giuro se io parlo sono spergiuro. Perché poi tacere una cosa del genere? Ma che segreto è? Non sa darsi una risposta ragionevole ma le piace tanto l’idea di avere un segreto tutto per sé, specialmente ora che Tigre, Micio, Rusty o Fuffy che sia è nuovamente dato per disperso. Mentre gli altri bimbi portano i piattini in terrazza lei porta il suo dietro il cespuglio. Che bello essere l’unica persona nel villaggio a sapere della gatta e ad accarezzare i suoi gattini! Ma un tale segreto è un terribile fardello che le sue gracili spalle non sono più in grado di sostenere.
“Tigre è femmina!” dice alla mamma.
“No, Tigre è un maschio, te l’assicuro!” risponde la donna.
“E invece è una femmina. L’ho vista con i gattini!”
Accompagna la madre perplessa fin dietro il cespuglio.
“Vedi che è femmina!” dice.
“Ma quella non è Tigre! Eccolo Tigre!”
Il gatto che di nuovo tutti cercano se ne sta tornando dalla sua famiglia. Dalla bocca penzola un’aringa affumicata da cui emana un forte odore di putrido. La posa delicatamente davanti alla sua femmina e divide con lei il pasto serale.
“Non sapevo che a Tigre piacessero le aringhe affumicate!” si stupisce la bimba. “Gliele dobbiamo comprare subito altrimenti i micetti muoiono di fame!”
“Ma no che non muoiono di fame!” risponde la madre. Ma tanto fa, tanto insiste la bimba che la madre si reca in paese e torna con quindici chili di aringhe affumicate. Domani, ci potete scommettere, butteranno via il frigorifero.

Si è sparsa la voce: la signora dai bigodini chiamerà i pompieri se vede ancora Fuffy in giro. Nascondere Fuffy! È imperativo nascondere il gatto nelle proprie case! “Comincio io dice il bimbo biondo!” “E perché dovresti cominciare tu?” ribatte Testacrespa. “Beh, perché l’ho visto prima io!” spiega il biondo. “E questo che cosa c’entra?” chiede la bambina di via delle Camelie. “Ma vogliamo bisticciare su chi comincia prima? Perché non estraiamo a sorte?” propone la bimba bionda col libro in mano. “La mia maestra quando deve fare le verifiche apre il libro a caso e legge il numero della pagina di destra. Così se esce il sette interroga il settimo alunno nell’elenco del registro di classe.”
“E se esce 729?” chiede Ricciolino.
“Se esce 729 si sommano 7, 2 e 9 che fanno 18. Nel nostro caso, che siamo meno di 18, dovremmo sommare ancora 1 e 8 che fanno 9. Avete capito?”
“No, ma ci fidiamo!” risponde Giulio.
“Bene ora a ognuno di noi deve essere assegnato un numero. Se vi fidate me ne occupo io. A me va il numero uno, a mio fratello il numero due, tu sarai il numero tre, tu il quattro, tu il cinque, tu il sei…”
“E se esce due miliardi e duecentoventi milioni?” chiede Francesco.
“I libri non hanno tutte quelle pagine!” rassicura la bambina bionda.
“Sì, ma se esce lo stesso?”

Testacrespa dice che Fuffy è un gatto clandestino come nelle navi che andavano in America e in Perù. Ricciolino pensa che invece sia un abusivo come quando suo papà aveva la camera alla casa dello Studente e aveva l’abusivo. La bambina bionda afferma che il gatto Fuffy è un gatto partigiano, come quando c’era la guerra contro i Tedeschi e gli Italiano si nascondevano sui monti. La bambina di via delle Camelie dice che Fuffy non è libero di andare dove vuole e che perciò è un ergastolano, e forse anche detenuto e un prigioniero. Il bimbo di via delle Viole dice: “Gatto in prigione perché dice le palolacce”.
Fuffy esce di notte mentre la donna dai bigodini cerca il sonno e non lo trova. Perché lui canta col coro. Sono dei canti d’amore e sono canti d’addio. Sono canti di dolore.
Le vacanze sono finite per Giulio il bimbo del 30 via delle Ortensie. Domani va via e non vedrà più Fuffy. Bussa a casa di Francesco il suo vicino.
“Mi raccomando”, dice, “dategli da mangiare. Miki va matto per lo sgombro al naturale. Ti ho portato le cento scatolette che ha comprato la mamma più altre cento che ci ha lascia Andrea che se né andato la settimana scorsa. Se mi aiuti un attimo…” Francesco aiuta Giulio a portare le scatolette di sgombro dentro casa. “Per un po’ dovrebbero bastare ma dopo ci dovrete pensare voi.”
“Stai tranquillo,” risponde Francesco, “Cicci non morirà di fame. La mamma ha già comprato venti chili di baccalà.”
“Voi quando ve ne andate?”
“Il 21.”
“Allora dovrete trovare a chi lasciarlo come ho fatto io.”
“Non ti preoccupare, conosco uno che va via il 28. Lo lascerò a lui.”
“E assicurati che abbia da mangiare.”

Le settimane passeranno e il gatto Fuffy, partenza dopo partenza, sarà affidato alle famiglie che ancora resteranno e ogni volta verrà consegnata, oltre al gatto, un’abbondante scorta di viveri per la sua sopravvivenza. L’ultimo ad andarsene sarà il bambino del 21 via dei Cicas il quale non potrà fare altro che lasciarlo al custode, un certo Ernesto. Lui non va mai via. Vive là. Stiperà in casa il resto di 128 frigoriferi e di altrettante dispense più il cibo comprato a ogni partenza. Saranno tonnellate e tonnellate di aringhe affumicate, sardine, alici, muggini, trote, bottarghe, sarde, salmoni, orate, dentici, baccalà, sgombri, polpi, seppie, merluzzo, razze, carpe, mangiatutto, gattucci, anguille, sogliole, palombi, cernie, rombi, spigole, pesci gatto, cane e spada. Ernesto sceglierà tre ceste ampie che riempirà fino all’orlo e, come i pescivendoli di un tempo, adagerà quella più larga e pesante in equilibrio sulla testa e porterà quelle col manico sottobraccio. Andrà per le campagne ancora bagnate di rugiada, per le vie dei paesi e attraverserà le città. Al suo seguito Fuffy e la sua famiglia, presto raggiunti da altri gatti, magri e spelacchiati, provenienti da sotto le macchine, da sotto i ponti, da sopra i tetti. Ce ne saranno di tutti i tipi: dei gatti tigrati, dei siamesi, a pelo corto, a pelo lungo, dei gatti angora, dei gatti bianchi, dei gatti neri, dei gatti grigi. Saranno in tanti e tanti ancora, un esercito miagolante, che sfila la coda alta e fiera, pronto a graffiare, a mordere e a mangiare.

Giulio dà un’ultima carezza al gatto e lentamente se ne va. Fuffy lo guarda mentre s’allontana ma è subito distratto dal ritmo di un allegro concerto di piatti.

Lino Soddu


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