Salute

Sclerosi Multipla: dagli Stati Uniti nuova importante conferma a favore del Metodo Zamboni

Dagli Stati Uniti arriva una nuova importante conferma sulla possibile correlazione tra l’insufficienza venosa cronica cerebro spinale (CCSVI), scoperta nel 2007 dal prof. Paolo Zamboni (Direttore del Centro Malattie Vascolari dell’Università di Ferrara) e la sclerosi multipla (SM), patologia gravemente invalidante che colpisce circa 63.000 italiani e per la quale non esiste ancora una terapia definitiva.

E’ stato infatti pubblicato sul sito della rivista medica “BMC Neurology” un interessante studio intitolato “Correlati clinici dell’insufficienza venosa cronica cerebro spinale nella sclerosi multipla“.

Secondo alcuni ricercatori americani dell’Università di Buffalo (New York), coordinati dalla prof.ssa Bianca Weinstock-Guttman, l’insufficienza venosa cronica cerebro spinale (CCSVI) è una condizione caratterizzata da anomalie vascolari delle vene primarie al di fuori del cranio, che è stata segnalata essere associata alla sclerosi multipla. Nello studio blindato con l’esame transcranico combinato (TCD) e con la valutazione venosa doppler extracranica (CTEVD), i ricercatori hanno riscontrato che la prevalenza della CCSVI era significativamente più alta nella sclerosi multipla (SM) rispetto ai controlli sani (HC) (56,1% vs 22,7%, p <0,001). L’obiettivo era di valutare i correlati clinici delle anomalie venose indicativi di CCSVI nei pazienti con SM.


Nelo studio originale sono stati arruolati 499 soggetti (163 controlli sani, 289 con SM, 21 CIS e 26 soggetti con altri disturbi neurologici) che sono stati sottoposti ad un esame clinico e ad un esame doppler combinato della testa e del collo. Questa analisi è stata limitata ai soggetti adulti con sclerosi multipla (SM recidivante-remittente: n = 181, SP-MS: n = 80 e PP-MS: n = 12). Lo stato di disabilità è stato valutato utilizzando la scala di disabilità per pazienti affetti da sclerosi multipla (EDSS) e la scala di gravità della SM (MSSS).

Al termine dello studio, secondo gli autori, la presenza e la severità  della CCSVI nella sclerosi multipla è correlata con lo stato di malattia, ma ha un’associazione nulla o molto limitata con la disabilità clinica.

Questo studio in pratica significa che la CCSVI è il più importante fattore di rischio mai identificato per la progressione della malattia. E’ un dato impressionante.

Fonte: http://www.biomedcentral.com/1471-2377/12/26/abstract

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Alessandro Rasman

Alessandro Rasman, 49 anni, triestino. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo politico-economico presso l'Università di Trieste; è malato di sclerosi multipla, patologia gravemente invalidante, dal 2002. Per Mediterranews cura una speciale rubrica sulla sclerosi multipla.

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