EUCOOKIELAW_BANNER_TITLE

Il Jiu-Jitsu visto dal profilo agonistico Forme e diffusione in Italia

Il Jiu-Jitsu è un’arte marziale i cui scopi principali sono
l’autodifesa e la particolare disciplina atta a tenere in vita tutte le sue tradizioni;
può essere praticato sportivamente, purché non diventi il suo unico e principale scopo “.

Da questa definizione tratta dal regolamento generale dell’U.G.J., si può già avere un’idea di quelli che sono gli intendimenti agonistici del Jiu-jitsu, tenendo anche presente che per noi un’arte marziale perde il diritto di essere considerata tale, nel momento in cui è indirizzata esclusivamente verso l’agonistica. In via puramente teorica, la “Dolce Arte “ dovrebbe modellare ogni singolo cultore sia nel fisico che nella mente, adattandosi agli infiniti tipi di personalità di chi la pratica; questo dovrebbe rendere i cultori stessi consci dei propri limiti e delle proprie forze, non tanto in funzione dell’apprendimento dell’autodifesa, bensì di una preparazione psichica che possa essere utile nella vita.

Abbiamo detto questo in via teorica, perché se noi dovessimo agire in linea con tali principi, non potrebbe esistere divulgazione di sorta ed ognuno dei praticanti mirerebbe ad una propria preparazione personale, né potrebbero aver luogo scambi o confronti che sono pur sempre utili al proprio miglioramento.

Di fronte a noi ed intorno esiste un mondo, per quanto riguarda lo sport, totalmente diverso; un mondo in cui gli atleti sono spronati a vincere ad ogni costo dai propri dirigenti e dal pubblico, senza curarsi del proprio avversario umiliato e su questa strada i valori morali che lo sport dovrebbe insegnare non hanno più significato. Valori che sono stati soverchiati ed il tutto a danno  del beneficio, che è maggiore se ad esserne coinvolto è un’atleta di giovane età.

Le varie discipline d’origine orientale che potevano portare un valido contributo al miglioramento di tale sistema, tranne poche eccezioni, vi si sono adeguate ed in taluni casi danno l’impressione di esserne diventate vettori trainanti. Nel Jiu-Jitsu il fine principale rimane la preparazione psicologica dell’individuo, perseguita anche attraverso l’attività agonistica ( tecnica applicata, preparazione all’autodifesa, autodifesa, accademia, agonistica individuale e a squadre ), cercando di portare gli atleti a considerare tutto questo come un qualcosa che serve ad incontrarci e a conoscerci meglio. Percorrendo questa strada si può ad esempio arrivare in gara a vincere senza stravincere, pur essendo superiore di forze e chi giunge a ciò, risulta due volte vincitore.

E’ stato detto precedentemente che il Jiu-Jitsu, e non solo questo, visse i suoi primi aneliti nel nostro paese grazie ai nostri marinai che ne ebbero rudimento durante la loro permanenza in oriente; lentamente, con l’accentuazione degli scambi, si allargò gradatamente la cerchia di persone con discrete cognizioni di lotta giapponese e cominciarono a sorgere i primi nuclei di divulgazione.

Per quanto riguarda il Jiu-Jitsu, esso visse in qualche parte d’Italia in uno stato embrionale senza diffusione autonoma, sia per le diverse tecniche dei cultori ( non venuti mai in contatto ), che per la mentalità che si era creata attorno, tendente a confinarlo come un settore d’autodifesa, complementare, a volte, di una lotta dall’indirizzo esclusivamente sportivo come il Judo. La genialità del M° Bianchi, seppe dare alla  “ Dolce Arte “ una precisa collocazione tramite una regolamentazione ed un adattamento alla mentalità occidentale; tale Jiu-Jitsu, che dall’ora fu chiamato “ Metodo Bianchi stile occidentale “ , fu portato avanti a livello federale nel modo che è stato descritto nelle pagine precedenti.

Dal 1970, le palestre passate sotto la  F.I.K., hanno avuto un’espansione enorme, grazie anche ai gradi acquisiti di altri sistemi di lotta, mediante stage specifici. Tuttavia vi sono anche cultori di altre discipline orientali che, sfruttando un ciclo di lezioni con esame finale, sono divenuti esperti di Jiu-Jitsu.

Il risultato di tutto ciò ha portato, in Italia, ad un aumento di palestre dove istruttori insegnano diversi stili di lotta, fra cui il Jiu-Jitsu, senza avere quella necessaria preparazione tecnica e psicologica che si acquisisce solo frequentando una palestra per un periodo non inferiore ai cinque anni. In questi ultimi anni, invece, si è vista un’inversione di tendenza, che ha portato ad una selezione tra Jiu-jitsu tradizionale e quello ibrido. Attualmente in Italia ci sono palestre che praticano stili tradizionali (koryu) degni di tutto rispetto, perchè contengono principi inscindibili del proprio metodo; ricordiamo lo stile della Hontay Yoshin ryu.

Il Jiu-Jitsu italiano ha ottenuto negli anni un’identità propria a livello nazionale e internazionale; quest’ultima è stata creata dal M° Orlandi l’I.J.J.F. ( International Jiu-Jitsu Federation ) ed ha ottenuto il riconoscimento dal G.A.I.P. ( comitato delle discipline sportive non olimpiche ).

 

 

 

 

 

 

About the author

Related

JOIN THE DISCUSSION

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com