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Tema maturità: I giovani, la morte, i mitiSic ed Amy, club 27, riflessioni di coetanei

Giovani è vita, in genere è così. Giovani però è anche morte.

Morire da giovani specie se si artisti, cantanti,sportivi fa crescere il mito.

Da qualche tempo si legge spesso del l Club 27 , 27 Club o Club of 27, è un club ideale a cui ci si riferisce per indicare gli artisti deceduti all’età di 27 anni.

Ha molti punti in comune con la maledizione del J27 dove, oltre all’età già citata, un altro parametro sarebbe l’iniziale “J” nel nome o nel cognome.

Data la giovane età si tratta perlopiù di morti “non convenzionali”, spesso dovute agli abusi di alcool, droghe e, in taluni casi, suicidi o incidenti stradali.

Si tratta prevalentemente di musicisti, attori e comunque personalità legate al campo artistico.

Il termine “Club 27” viene coniato al seguito delle morti di Jim Morrison, Jimi Hendrix, Brian Jones e Janis Joplin[2]. Robert Johnson morì nel 1938, seguito da Kurt Cobain nel 1994 e da Amy Winehouse nel 2011. Ad eccezione di Joplin, esistono molte controversie legate ai loro decessi: secondo quanto risportato sulla biografia di Cobain Heavier Than Heaven la sorella dichiarò che da piccolo Kurt aveva espresso la volontà di entrare nel club[3].

In occasione del quindicesimo anniversario dalla morte di Kurt Cobain, Robert Smith della National Public Radio disse: “La morte di queste rock star avvenute all’età di 27 anni ha davvero rivoluzionato il modo di guardare al rock”.

In genere tra i morti giovani si trovano molti dei miti del passato e del presente, alcuni dei nomi più famosi sono indubbiamente Sid Vicious, Heath Ledger, Ian Curtis, Rino Gaetano, Luigi Tenco, Marco Pantani, Marc Bolan, Brad Renfro, James Dean, Demetrio Stratos, Malcolm X, Rodolfo Valentino, Karen Carpenter, Fred Buscaglione, Mozart, John Bonham, Giuni Russo, Jeff Buckley, River Phoenix, Elvis Presley, Martin Luther King, Steve Clarck (cantante), Sam Cooke, Brandon Lee, Jonathan Brandis, Georges Bizet, Glenn Quinn, Luciano Rececconi, Giacomo Leopardi, Lorenzo Bandini, John Fitzgerald Kennedy jr (John-John), Ayrton Senna, Jochen Rindt, Marc Vivien Foe, Antonio Puerta, Phil O’Donnell, tutta la squadra del Torino 1948-1949.

I morti più famosi degli ultimi anni sono sicuramente  Sic e Amy.

Qualcosa sulla morte di Amy? Si trova in rete un interessante spunto tratto da un blog di un suo coetaneo, dove spiega i motivi per cui un giovane è dispiaciuto per la sua morte:

Io voglio dire la mia. Mi dispiace molto che sia morta Amy Winehouse, per varie ragioni. La prima è che era una ragazza di 27 anni. Per me 27 anni sono pochi per morire. Mi si obietterà che in Norvegia sono morte decine di ragazzi e ragazze tra i 15 e i 20 anni. Certo, questo mi indigna di più, è atroce quello che è successo, ma ci vorrebbe un’analisi politica seria sul pericolo dell’ascesa neonazista e del cristianesimo fondamentalista. Eppure non riesco a mettere in opposizione le due cose. Se sono indignato, dispiaciuto, incazzato per la morte dei ragazzi norvegesi, non posso essere triste anche per quella di Amy Winehouse? Sento già qualcuno che obietta: ma quei ragazzi non se la sono cercata, lei invece se l’è voluta. D’accordo, di sicuro la scalcagnata è stata l’artefice del suo destino, ma mi pare che ne abbia pagato le conseguenze in prima persona. E di nuovo non trovo le due cose in opposizione.

Il secondo motivo per cui mi dispiace che sia morta Amy Winehouse è perché la trovavo umanamente simpatica e un personaggio vero. In mezzo a questo mondo di artisti ingegnerini, mi pare che si stagliasse per verità e difuoraggine. Non mi si può dire che il suo era solo un atteggiamento. Ci aveva una botta fuori dal comune, e questo mi piace, in un’artista. Secondo me, quando cantava, era lei. Drogata, ubriaca, anoressica, mezza moribonda, sul palco o fuori, era lei. Mi pare che i fatti recenti lo dimostrino.

Il terzo motivo è un motivo artistico. Ritengo che sia stata una grande cantautrice, anche se ha prodotto poco. Dopo Back to Black, che risale ormai a cinque anni fa, ho aspettato invano un nuovo disco. Doveva scrivere la colonna sonora per 007, e non l’ha fatto. Si dice che avesse già pronte molte delle tracce del nuovo cd, ma non è trapelato niente. Di sicuro a questo rimedierà la casa discografica, perché si sa che alla morte di un personaggio famoso corrisponde un proliferare di prodotti non sempre buoni ma di sicuro incasso. Comunque, se analizziamo la sua carriera artistica, vediamo che il suo disco d’esordio è del 2003, ad appena 20 anni. Ad esclusione di un paio di cover, le canzoni sono state scritte quasi tutte interamente da lei. 20 anni, eh. E per favore non tiratemi fuori Mozart, si sa che lui era un genio precoce, ma di nuovo le due cose non sono in contraddizione. Mi dispiace pure per Mozart che è morto povero, abbandonato e buttato in una fossa comune.

Dicevo, a 20 anni s’è scritta questo album un po’ sgangherato ma perfetto per un album d’esordio, si sente che c’è tutta l’energia degli inizi. E non è un disco con un ottimo singolo e il resto è da buttar via. Ci sono Stronger than me, You sent me flying, Fuck me Pumps, In my bed (una delle mie preferite), Take the box, Help yourself, che sono tutte buone canzoni. Quello che mi stupisce è che sono qualitatevoli dal punto di vista melodico, dal punto di vista letterario e da quello interpretativo. In un’intervista Amy ha dichiarato che durante la stesura di Frank, fumava un sacco di erba, e che l’album ne ha risentito, perché, pur toccando delle noti anche tristi, riesce ad essere scanzonato e ironico. Basti ricordare Fuck me pumps, in cui la Winehouse prende in giro le ragazze coi tacchi alti (pumps) che vanno in giro per i posti a rimorchiare uomini ricchi.

[…] Cuz you all look the same,
Everyone knows your name,
And that’s you whole claim to fame.

Never miss a night,
Cuz your dream in life,
Is to be a footballers wife […]

E così l’ironia non risparmia il ragazzo primadonna di Stronger than me o il compagno che si ritiene più intelligente di lei in Help Yourself.

Già in questo primo album si nota un amore della cantautrice per le rime baciate, cosa che tornerà prepotentemente nell’album successivo, quel capolavoro (2006) che è Back to Black.

Quando l’ho ascoltato la prima volta, l’ho messo nell’autoradio e non l’ho più tolto per almeno un mese. Back to Black è un album perfetto, secondo me. Ogni brano ha la sua ragione d’essere, e ci sono dei veri e propri gioielli. Il primo, ovviamente, è Rehab, anche questo ironico al punto giusto. Il secondo è Back to Black, melodicamente e liricamente ineccepibile. Strofe e ritornello sono capolavori, il testo è coraggioso e provocatorio (You love blow and I love pot – a te piace essere succhiato e a me piace l’erba), e riesce a evocare con sincerità la sua storia d’amore personale. Ma è su un’altra canzone che mi voglio soffermare. Una canzone meno appariscente ma significativa, una canzone triste che parla di una storia d’amore finita e della disillusione che questo comporta. Si tratta di Love is a Losing Game.

La premessa è che nell’intervista che citavo poc’anzi, Amy ha dichiarato che, mentre durante la stesura di Frank, fumava un sacco d’erba, per Back to Black si ubriacava tantissimo, e questo ha dato il tono disincantato e triste all’album.


Nel 2008 Love is a Losing Game ha vinto il premio Ivor Novello come Best Song Musically and Lyrically. Ora, il signor Ivor Novello era un compositore della prima metà del Novecento, a cui è stato intitolato questo premio dedicato ai compositori musicali. Il premio preso dalla Winehouse è uno dei più importanti, ma non abbastanza, sembrerebbe, visto che lei, alla premiazione, arrivò in ritardo e il premio fu ritirato dall’immancabile padre. A parte questo premio, il testo di questa canzone è stato usato nell’esame dell’ultimo anno di letteratura inglese a Cambridge, come testo di confronto rispetto a una poesia di Sir Walter Raleigh, poeta inglese a cavallo tra il ’500 e il ’600. Certo, immagino le facce degli esaminandi nella lettura del titolo dell’esame scritto. Ora, ci sono diversi testi di canzoni che meritano di essere esaminati e studiati, e allora perché proprio questo? Intanto ascoltatevi il pezzo, solo voce e chitarra, godetevi l’interpretazione della Winehouse (non ho ancora parlato della sua voce, che a qualcuno può anche non piacere, ma di sicuro rimane impressa). 

Testo in corsivo tratto da: http://lafinesoltanto.wordpress.com

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