Salute

Sclerosi Multipla: da Catania uno studio sul Metodo Zamboni

Ancora uno studio che conferma la validità dell’ipotesi formulata dal prof. Paolo Zamboni (Direttore del Centro Malattie Vascolari dell’Università di Ferrara) sulla possibile correlazione tra l’insufficienza venosa cronica cerebro spinale (CCSVI), da lui stesso scoperta nel 2007, e la sclerosi multipla (SM), malattia gravemente invalidante che colpisce 63.000 italiani e per la quale purtroppo non sono ancora note né le cause né una terapia valida per tutti.

E’ stato infatti pubblicato sul sito della rivista medica Plos One uno studio italiano intitolato “Sclerosi Multipla e CCSVI: uno studio caso-controllo basato sulla popolazione“.

Secondo alcuni ricercatori dell’Università di Catania, coordinati dal prof. F. Patti, l’insufficienza venosa cronica cerebro spinale (CCSVI) è stata associata alla sclerosi multipla (SM).

Scopo dello studio era quello di valutare la possibile associazione tra CCSVI e SM, utilizzando un disegno basato sulla popolazione di controllo.

Sono stati arruolati nello studio una coorte casuale di 148 pazienti con SM incidente. Sono stati studiati anche 20 pazienti con sindrome clinicamente isolata (CIS), 40 pazienti con altre malattie neurologiche (OND), e 172 controlli sani. Sono stati effettuati in 380 soggetti il Transcranico (TCC) e l’Ecocolordoppler (ECD). Un soggetto veniva considerato positivo alla CCSVI se erano soddisfatti ≥ 2 criteri venosi emodinamici.

La CCSVI era presente in 28 (18,9%) dei pazienti con SM, in 2 (10%) dei pazienti con CIS, in 11 (6,4%) dei controlli, e in 2 (5%) dei pazienti con OND. E’ stata trovata quindi una significativa associazione tra SM e CCSVI con un odds ratio di 3,41 (intervallo di confidenza 95% 1,63-7,13, p = 0,001). La CCSVI era significativamente più frequente tra i soggetti con SM con una durata di malattia superiore a 144 mesi (26,1% versus 12,6% dei pazienti con durata inferiore a 144 mesi, p = 0.03) e tra i pazienti con forme secondariamente progressive (SP) e primariamente progressive (PP) (30,2% e 29,4, rispettivamente) rispetto ai pazienti con sclerosi multipla recidivante remittente (RR) (14,3%). L’associazione più forte è stata trovata prendendo in considerazione forme SP e PP aggiustate per età (OR = 4,7, IC 95% 1,83-12,0, p = 0,001), l’associazione era debole con i pazienti RR (aggiustata per età OR = 2,58, IC 95% 1,12-5,92 p = 0,02) o non significativa nel gruppo CIS (aggiustata per età OR = 2,04, IC 95% 0,40-10,3; p = 0,4).

Al termine dello studio, secondo gli autori, una maggiore frequenza di CCSVI è stata riscontrata in pazienti con sclerosi multipla; era più evidente nei pazienti con sclerosi multipla avanzata, suggerendo che la CCSVI potrebbe essere correlata alla disabilità nella SM.

COMMENTO:

E’ un forte studio confirmatorio poiché il rischio misurato di avere SM se c’è CCSVI è quasi di 4 volte superiore, e la CCSVI sembra avere un ruolo nella progressione il che giustificherebbe abbondantemente il trattare la CCSVI. Quello che lascia sorpresi è la percentuale globale di CCSVI <20%, ma dato che le basse percentuali di CCSVI si ripartiscono in tutte le categorie di soggetti si può concludere che il training dei Doppleristi e la loro learning curve non fosse ancora al top e la ridotta skill nel riconoscere la CCSVI sia un errore sistematico bilanciato fra i soggetti esaminati. Dunque studio onesto con training dei sonologi da implementare.

Fonte: http://www.plosone.org/article/info:doi/10.1371/journal.pone.0041227

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Alessandro Rasman

Alessandro Rasman, 49 anni, triestino. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo politico-economico presso l'Università di Trieste; è malato di sclerosi multipla, patologia gravemente invalidante, dal 2002. Per Mediterranews cura una speciale rubrica sulla sclerosi multipla.

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