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Caso Aldrovandi Cassazione conferma Azione dei poliziotti “sproporzionatamente violenta e repressiva”

“Una sentenza storica” così la definisce l’avvocato della famiglia di Federico Aldrovandi quella emessa dalla Cassazione nei cofronti dei quattro poliziotti che, il 25 settembre del 2005, uccisero a botte, calci e manganellate  lo studente ferrarese diciottenne Federico Aldrovandi.

Nelle 43 pagine della pronuncia 36280 della Cassazione  si spiega il perche’, lo scorso 21 giugno, ha reso definitive le condanne a 3 anni e 6 mesi di reclusione nei confronti di Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri.

Si legge tra l’altro “Le condotte specificamente incaute e drammaticamente lesive sono state individuate da un lato nella serie di colpi sferrati contro il giovane, dall’altro nelle modalita’ di immobilizzazione del ragazzo, accompagnate dall’incongrua protratta pressione esercitata sul tronco dell’Aldrovandi”.

I supremi giudici parlano anche delle responsabilita’ singole dei quattro agenti, mettendo in evidenza come il comportamento dei quattro sia stato grave allo stesso modo e non ci siano responsabilita’ minori: “La consapevolezza di agire in cooperazione imponeva a ciascuno degli agenti non solo di operare individualmente in modo appropriato ma anche di interrogarsi sull’azione dei colleghi, se del caso agendo per regolarla, moderandola”. Smentita dalla Cassazione anche l’ipotesi delle difese degli agenti, secondo la quale la morte di Federico sarebbe stata causata dall’assunzione di sostanze stupefacenti Come pure la Cassazione sottolinea come “l’edema cerebrale” diagnosticato al 18enne e’ stato “provocato da ferita alla testa riportata dal giovane durante la collutazione con gli agenti”.

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