Italia

Coisp: amnistie e indulti non risolvono il problema carceri

detenuti Il Coisp dopo l’intervento di Napolitano sulle carceri e il possibile ricorso a provvedimenti di clemenza: “La credibilità internazionale non si può costruire a spese della sicurezza interna. Amnistie e indulti non risolveranno il problema” “Nell’assoluto rispetto che abbiamo nei confronti del Capo dello Stato, siamo però obbligati a manifestare la seria preoccupazione e la nostra posizione critica di fronte al suo riferimento al possibile ricorso a provvedimenti clemenziali per fronteggiare il grave problema del sovraffollamento delle
carceri italiane. Una cosa che, assieme ad altri recenti provvedimenti, dimostra un’impostazione tesa alla totale sottovalutazione delle necessità che pone il mantenimento della sicurezza interna del Paese”. Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo l’intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che sul tema della situazione
carceraria in Italia ha parlato di “una forte tensione istituzionale e morale per una realtà che non fa onore al nostro Paese, ma anzi ne ferisce la credibilità internazionale e il rapporto con le Istituzioni europee”.


Napolitano, ha quindi rinnovato “l’auspicio che proposte volte a incidere anche e soprattutto sulle cause strutturali della degenerazione dello stato delle carceri in Italia trovino sollecita
approvazione in Parlamento”, spiegando che “restano nello stesso tempo aperte all’attenzione del Parlamento, in questa legislatura ormai vicina al suo termine e in quella che presto inizierà” tra le altre anche “le questioni di un possibile, speciale ricorso a misure di clemenza”.
“I detenuti che affollano le carceri – argomenta il leader del Coisp – vi si trovano evidentemente per un valido motivo. I provvedimenti clemenziali sminuiscono la riprovazione sociale che la condanna penale sottende, senza che per altro verso si possa attuare, per un’uscita anticipata dei detenuti oltre che per le condizioni proibitive degli istituti penitenziari cui lo Stesso Capo dello Stato ha fatto riferimento, quella funzione di rieducazione che la pena dovrebbe avere. Se a ciò si aggiunge l’altissima incidenza della
recidiva per i detenuti, per i quali spesso si aprono le porte del carcere proprio per la reiterazione di reati, nonché lo strisciante messaggio che giunge a chi viola la legge che, prima o poi, un indulto arriverà a tirar fuori molti carcerati, ecco che emerge quanto deleterio possa essere ai fini della legalità, della giustizia e della sicurezza, affrontare il problema del sovraffollamento carcerario semplicemente mettendo fuori chi delinque. Qualcosa che, storicamente, ha mostrato i suoi effetti negativi senza
peraltro che ciò abbia mai risolto il problema delle carceri”. “E di più –insiste Maccari– non si può sorvolare sugli effetti disastrosi che la cosa avrebbe sul lavoro già insostenibile delle Forze dell’Ordine, già schiacciate da pesanti tagli e sacrifici di varia natura, oltre
che messi in ginocchio da decisioni catastrofiche come quella di farci lavorare fino a 67 anni! La verità, come tutti sanno bene, è che se i detenuti verranno messi fuori poi noi, nella maggior parte dei casi,dovremo andare a riprenderli. E toccherà farlo a colleghi anziani ormai allo strenuo delle forze”.


“Se la nostra credibilità nel panorama internazionale è incrinata dallo stato delle nostre carceri – conclude il Segretario del Coisp- è necessario intervenire in ben altra maniera, ma non certo a spese degli Operatori delle Forze dell’Ordine e della sicurezza interna del Paese, già calpestati a sufficienza. Se in Italia non si è in grado di affrontare seriamente questa, come altre gravi problematiche, ma si sa
solo ricorrere ciclicamente a provvedimenti clemenziali per ‘fare un po’ di posto’ nei penitenziari che poi noi dovremo nuovamente riempire come evidentemente il livello di commissione dei reati richiede, allora sarebbe il caso di assumersi la responsabilità di cambiare quelle leggi penali che siamo chiamati a far rispettare, abbassando la soglia di quella famosa riprovazione sociale di cui sopra, in modo che i cittadini possano farsi una ragione di certe ingiustizie che subiscono e noi possiamo risparmiarci un sacco di lavoro inutile”.

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