Economia

Coisp: solidarietà alla vedova di Santarelli, carabiniere morto dopo un anno di coma

Scarcerato il giovane accusato di aver preso a bastonate il carabiniere Antonio Santarelli, morto dopo un anno di coma. Il Coisp: “Il nostro pensiero corre alla vedova ed ai familiari del militare, travolti da inevitabili rabbia e tumulto”
“Vogliamo esprimere con tutta la forza di cui siamo capaci la nostra totale partecipazione al tumulto che sta travolgendo la vedova Claudia Francardi, e tutti gli altri parenti ed amici di Antonio Santarelli, scioccata dalla notizia della scarcerazione di colui il quale è accusato di aver ammazzato suo marito. Sappiamo bene che nel nostro ordinamento la custodia cautelare risponde a precise esigenze, ma non siamo abbastanza ipocriti da negare che la riprovazione sociale per un gesto di tale inaudita violenza porta con sé l’aspettativa di una fermezza ed una severità che questa concessione di arresti domiciliari pare negare. Ovviamente non vogliamo giudicare, ma il nostro primo pensiero va sempre e comunque alle vittime di ogni violenza e atrocità come quella in cui è incappato Santarelli, ed a tutte quelle persone che restano schiacciate da un dolore inconsolabile. Un pensiero non sarà certamente tanto, ma è doveroso, ed è importante che venga espresso con forza e con chiarezza… almeno da noi…”.
Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, commenta la notizia della scarcerazione di Matteo Gorelli, 20 anni, unico maggiorenne tra i quattro giovani che aggredirono due carabinieri durante un posto di blocco nei pressi di Sorano (Grosseto), nelle vicinanze di un rave party, il 25 aprile 2011. Quel giorno, come ricostruiscono le cronache giornalistiche, Gorelli e gli altri vennero fermati da due carabinieri, Antonio Santarelli e Domenico Marino, e reagirono al tentativo di controllo colpendo i due militari a bastonate. Ad avere la peggio fu l’appuntato 44enne Santarelli, morto l’11 maggio scorso, a seguito delle gravi lesioni riportate, dopo un anno di coma trascorso in una clinica per il risveglio. Ora il gip di Grosseto ha concesso gli arresti domiciliari presso la comunità Exodus di don Mazzi, in Lombardia, a Gorelli, che ad ottobre comparirà in aula per rispondere di omicidio volontario e tentato omicidio.
Appresa la notizia, Claudia Francardi, la vedova del carabiniere, ha detto al quotidiano “Il Tirreno”: “Credo solo che per quanto ne so io la giustizia in Italia quando ha a che fare con un giovane come Matteo punti al recupero. Io questo riesco anche a capirlo, ma continuo a domandarmi chi pensi ad Antonio”. “Speravo – ha aggiunto la donna riferendosi al giovane accusato di aver ucciso suo marito -che lo mandassero a fare servizio in una clinica come quella dove è stato ricoverato mio marito per un anno, per vedere con i suoi occhi quello che aveva fatto. Dopo il processo e dopo la condanna mi auguro che Matteo rientri in carcere”.
“La tristezza ed il dolore che traspaiono dalle parole di questa vedova, come purtroppo di tante altre normalmente accantonate nel dimenticatoio assieme ai loro orfani, è per noi motivo di ennesima riflessione, e dovrebbe esserlo anche per tanti altri. La sua umiltà, poi, non fa che aumentare il nostro rammarico, combattuti come siamo tra l’assoluta consapevolezza che punizione e recupero nulla devono avere a che fare con vendetta e ritorsione, e però con l’altrettanto forte sensazione che alle vittime vada sempre meno considerazione degli altri, quasi – conclude Maccari – come se le vite di quei Servitori dello Stato che vanno a farsi ammazzare, magari a bastonate come fossero cani rabbiosi, per garantire il loro stipendio alle famiglie, valessero meno di quelle degli uomini, giovani e meno giovani, che li hanno uccisi”.

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