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Costa Concordia Perizia smentisce il comandante Francesco Schettino: “Le circostanze e non la volontà hanno reso efficace quell’unico ordine”

La perizia sulla scatola nera della Costa Concordia, naufragata all’Isola del Giglio lo scorso 13 gennaio, smentisce totalmente le affermazioni del suo comandante Francesco Scettino.


Lapidarie le conclusioni della perizia  disposta dal gip di Grosseto Valeria Montesarchio ed effettuata da periti coordinati dall’ammiraglio Giuseppe Cavodragone. Smontate ad una ad una le dichiarazioni giurate di Schettino, 50 punti che fanno luce su ciò che successe sul Concordia e sull’imperizia del suo comandante.

A quanto riferisce il quotidiano La Stampa, che riporta stralci della perizia di mille pagine depositata ieri mattina in tribunale, gli esperti non hanno dubbi : “L’aver messo tutta la barra a dritta…..avrebbe potuto anche comportare che la nave dirigesse verso il largo (alti fondali), con probabili conseguenze peggiori di quanto si è poi verificato nella realtà” Così come pure “Affermare di aver messo la barra a dritta per andare su bassi fondali basandosi su elementi sconosciuti è un errore”.

Non fu la manovra di Schettino ad impedire l’inabissamento totale  della nave ma la pura casualità. Così come fu azzardato l’inchino “Una manovra estremamente azzardata. La nave è stata portata a navigare su una rotta troppo vicina alla costa, ad elevata velocità e, per di più, in ore notturne”. La perizia mette un punto fermo anche sul ritardo dell’allarme che venne dato “48 minuti e 19 secondi” dopo l’impatto, e sul ritardo dell’ordine di abbandonare la nave diramato dopo altri 20 minuti e 44 secondi.

Dagli esperti sono stati rilevati anche  elementi negativi su mancati messaggi di informazione sulla prassi di evaquamento ai passeggeri.

Mentre nessun problema rilevano i periti circa una possibile incuria di manutenzione della nave: la nave è affondata perché l’urto contro gli scogli ha provocato “una falla eccessiva”.

 

 

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