
Secondo Melis, che si rifà anche alle recenti analisi del criminologo ed esperto di mafia Pino Arlacchi, i mafiosi vanno non concentrati ma semmai disseminati in carceri diverse e distanti l’una dall’altra, per evitare che possano ricrearsi in cattività i vincoli e i circuiti decisionali tipici di quell’organizzazione.
“Inoltre – prosegue il deputato Pd – ricordiamo bene cosa avvenne non moltissimi anni fa, quando una simile dissennata concentrazione rischiò di introdurre in Sardegna, regione che ne era immune, i germi della mafia e del terrorismo”. “I detenuti, specie se eccellenti, portano con sé i parenti, gli amici e gli amici degli amici: una micidiale mistura sociale che, insediandosi a supporto nelle vicinanze del carcere, diventa una vera e propria coltura di bacilli criminogeni, rischiando di contagiare il territorio”.
“Di tutto abbiamo bisogno in Sardegna fuorché della mafia” – conclude il parlamentare democratico anche a nome dei suoi sei colleghi della Camera – “Cerchiamo dunque di non introdurla a cura e per opera del Ministero della Giustizia”.