EUCOOKIELAW_BANNER_TITLE

Halloween e Tutti i morti: racconti, leggende e tradizioni tutte italiane

Halloween e Tutti i morti: racconti, leggende e tradizioni tutte italianeA fine ottobre, il 31 i morti sembra si risveglino un pò in ogni angolo di Italia, escono dalle tombe e vagano per le vie di città e paesi snocciolando rosari e sopratutto spaventando i vivi. E’ vero?

Così raccontano un pò tutte le leggende dal Nord al Sud. I morti tornano per dissetarsi e nutrirsi per questo durante gli ultimi giorni di ottobre è bene lasciare la tavola apparecchiata per i morti.

Addirittura sembra che il 31 di ottobre in qualche chiesa ci sia persino la loro messa, si racconta infatti che, durante le ore notturne, i morti si radunano in chiesa per sentire la loro messa, la cosiddetta “messa dei morti”, chi entra in chiesa durante quella messa potrà morire a breve.


In rete si trovano tante leggende, in Abruzzo, nei pressi di Pescara c’è una curiosa leggenda che parla di  una fornaia, alzatasi di buon’ora, andava ad accendere il forno, la donna non sapendo della messa dei morti, vede la chiesa illuminata e piena di gente, ci entra  e nota  una sua comare,  ed è la sua fortuna, perchè la comare è già morta, le si avvicinò dicendo: “Comare, qui non stai bene, va’ via. Siamo tutti morti e questa è la messa che si dice per noi. Spenti i lumi, moriresti dalla paura a trovarti in mezzo a tanti morti”. La comare ringraziò e andò via subito, ma per lo spavento perde la voce.

Anche in Sicilia si racconta della messa dei morti,”misse scurdate” ma sembra che a celebrarla nell’isola siano le anime dei preti che  in vita in qualche modo hanno raggirato  i fedeli, non celebrando, per avidità di guadagno, le messe per cui avevano ricevuto le elemosine.  Le messe dei morti sono  frequentate da quei defunti che non partecipano alle messe durante la vita

A  Catania come in altri luoghi della Sicilia si racconta che morti che passeggiano in processione per le strade recitando il rosario la sera. A Salemi, ila messa dei morti  sembra sia celebrata tra le ore di mezzogiorno ed il vespro: quando suonano le campane, chi, tratto in inganno, entra in chiesa e vede il volto cadaverico di un prete, deve fuggire immediatamente facendosi il segno della croce. .

Anche al nord est, in Friuli  i morti vagano ma alle chiese prediligono i santuari , si racconta infatti che escano  dai cimiteri vestiti di bianco e con scarpe di seta, avvolti nel lenzuolo funebre, chi entra nel santuario scelto dal o dai morti potrebbe morire entro l’alba.

Un pò in tutta Italia è diffusa l’usanza di lasciare una tavola per il morto almeno nel mese di ottobre, in Calabria specie in Aspromonte,  i morti tornano addirittura per un mese intero. Le  famiglie tutt’oggi mettono ogni sera sul tavolo , la bottiglia del vino, una brocca d’acqua alcuni lasciano persino  un mazzo di carte da gioco. Usanza simile anche nel Nord Est dove, nelle campagne intorno a Vicenza, la mattina del due novembre le donne si alzano più presto del solito e si allontanano dalla casa dopo aver rifatto i letti per bene, perché le  anime del purgatorio possano trovarvi riposo per l’intera giornata. In Piemonte, nelle zone della Val d’Ossola, il due novembre, dopo il vespro, le famiglie si recano al gran completo in visita al cimitero, e nelle case sostano i morti. . La sera di Ognissanti, ossia alla vigilia del giorno dei morti, sempre in Piemonte, è vivo il costume di radunarsi a recitare il rosario tra parenti e a cenare con le castagne. Finita la cena, la tavola non viene sparecchiata: rimane imbandita col resto avanzato. Verranno i trapassati a cibarsene.


Viva è ancora l’usanza si offrire il cibo ai defunti attraverso le persone più povere, in Calabria nel Cosentino le famiglie offrono qualcosa al primo povero che passa davanti alla casa in modo che il defunto possa mangiare. Mente Umbriatico, in provincia di Catanzaro, si preparano per i poveri speciali focacce di pane lievitato e cotto al forno, le “pitte collure“, mentre a Paola, il due novembre, si distribuiscono ai poveri fichi secchi.  In Veneto invece si distribuiscono  le fave, mentre in Piemonte si offrono a legumi fatti cuocere in memoria dei trapassati. In Abruzzo la notte tra l’uno e il due novembre, non spesca, perché le reti pescherebbero, al posto dei pesci, solo teschi di morti, in genere si cucinano ceci.

Immancabili poi dolci e dolcetti  in particolare  un dolce fatto di marzapane, detto di solito “ossa dei morti” per la sua forma.

About the author

Related

JOIN THE DISCUSSION

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com