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In Abruzzo e Molise antiche tradizioni della notte di Ognisanti

I celti erano un antico popolo, di cui tuttora non si sa molto. Però una traccia della loro esistenza l’hanno lasciata sia in Europa e, per emigrazione irlandese, sia in America:  il rito pagano della commemorazione  dei defunti.

Anticamente in Molise, il giorno di Ognissanti gruppetti di questuanti giravano per il paese bussando agli usci delle case e i paesani davano loro legumi e frutta di stagione.

La mattina del 2 novembre, giorno della commemorazione dei Defunti, invece, nelle località abitate dalle minoranze slave, schiere di bambini andavano di casa in casa dicendo ad alta voce: bumblice! bumblice! “,  ricevendo in dono fichi, mandorle, noci, mele e chi non possedeva tutto questo, dava loro fave da sgranocchiare. Sempre in Molise, a Pescolanciano, fino al secolo scorso, la vigilia e la sera di Ognissanti, sui davanzali delle finestre e agli angoli delle strade buie, per far paura ai passanti, si esponevano delle zucche intagliate a mo’ di teschio, con all’interno un piccolo cero.

Pressoché identica era la tradizione di Lanciano, in Abruzzo, dove, la vigilia del giorno dei Morti (ma a volte anche nelle sere precedenti e successive), gruppetti di ragazzi con un temperino scolpivano a mo’ di volto una zucca oblunga (chiamata cucocce dell’anema de le murte, o semplicemente l’anema de le murte). Dentro l’ortaggio scavato ponevano una candela accesa, ottenuta riciclando la cera recuperata da quella colata dai lumini del camposanto.

Poi infilavano la zucca su una canna alta circa due metri e giravano per le strade, cantilenando così: L’anema de lemurte… tà tà tà! L’anema de le murte… tà tà tà!.

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