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Sclerosi Multipla: con la flebografia la CCSVI scoperta da Zamboni esiste ed è prevalente nella SM

Dopo l’imponente annuncio mediatico ad ottobre dei risultati dello studio Cosmo, promosso e finanziato dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipa (Fism-Aism), la teoria sulla possibile relazione tra l’insufficienza venosa cronica cerebro spinale (CCSVI), scoperta nel 2007 dal prof. Paolo Zamboni (Direttore del Centro Malattie Vascolari dell’Università di Ferrara) e la sclerosi multipla (SM), malattia gravemente invalidante che colpisce 63.000 italiani, ha avuto in Italia una battuta d’arresto, almeno a livello mediatico.

Dopo poche settimane è però tornata prepotentemente alla ribalta grazie alla testimonianza della signora Nicoletta Mantovani, che dopo molti anni di malattia ha tratto notevoli giovamenti dall’intervento chirurgico che ha permesso di ripristinare il suo normale flusso venoso dal cervello verso il cuore.

Delle gravi lacune dello studio Cosmo se ne è parlato ampiamente, in questa sede è sufficiente ricordare che già l’anno scorso, a studio ancora in corso, il principal investigator dello studio, il dr. G. Comi del San Raffaele di Milano, aveva offeso pubblicamente il dr. Fabrizio Salvi, neurologo e principale collaboratore del prof. Zamboni.

Non servono dunque altri commenti.

A livello scientifico è comunque emerso che l’esame più utilizzato per la diagnosi della CCSVI, l’ecocolordoppler, è un esame troppo operatore-dipendente, dove non c’è ancora un protocollo condiviso da tutta la comunità scientifica e da qui la pubblicazione di studi con risultati molto diversi tra di loro, con percentuali di grande variabilità.

Nel corso del 2012 è stato però pubblicato dal team del chirurgo polacco dr. Marian Simka sulla rivista medica Functional Neurology un interessante studio di grosse dimensioni intitolato “Prevalenza di anomalie venose extracraniche: risultati da un campione di 586 pazienti con sclerosi multipla“.

Lo studio è stato condotto con la venografia (angiografia), che è un esame diagnostico più attendibile e preciso rispetto ell’ecocolordoppler, tanto da essere stato definito da molti esperti come il possibile “gold-standard” per questa nuova patologia.

Un totale di 586 pazienti con sclerosi multipla clinicamente definita sono stati sottoposti a venografia con catetere delle vene giugulari interne, delle vene brachiocefaliche e della vena azygos. Sono stati considerati patologici i seguenti risultati: assenza di deflusso, deflusso rallentato, inversione della direzione di flusso, dilatazione prestenotica accompagnata da deflusso ridotto, deflusso attraverso collaterali, strutture intraluminali che ostacolano la vena, ipoplasia, agenesia o restringimento significativo della vena.

Sono state riscontrate anomalie venose in 563 pazienti (il 96,1%!!!). Sono state trovate lesioni in una sola vena nel 43,5%, in due vene nel 49,5% e in tre vene nel 3,1% dei pazienti. Sono state riscontrate patologie venose nella vena giugulare interna destra nel 64% dei pazienti, nella vena giugulare interna sinistra nell’81,7%, nella vena sinistra brachiocefalica nell’1%, e nella vena azygos nel 4,9%.

Al termine dello studio, secondo gli autori, le patologie venose sono risultate essere fortemente associate alla sclerosi multipla, anche se rimane da stabilire la rilevanza clinica di questo fenomeno.

About the author

Alessandro Rasman, 48 anni, triestino. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo politico-economico presso l'Università di Trieste; è malato di sclerosi multipla, patologia gravemente invalidante, dal 2002. Per Mediterranews cura una speciale rubrica sulla sclerosi multipla.

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Comments

  • Benza 23 novembre 2012 at 11:35 AM

    Paolo Zamboni, che Dio ti benedica!!!!

    Reply
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